mag 30, 2012

Sorbetti

Il sorbetto  è un dolce freddo al cucchiaio considerato il progenitore del gelato. Talvolta confuso con la granita e con la gramolata, si differenzia da queste per la consistenza più simile al gelato. Solitamente a base di acqua e frutta, talora possono essere presenti anche latte o liquori.
L'origine sembra sia dovuta agli Arabi, ma tracce si possono trovare addirittura nella Cina del VII secolo A.C  e gli Antichi Greci lo ritenevano “la Bevanda degli Dei”, ma anche gli antichi Romani  lo preparavano molto frequentemente. Gli Arabi inventarono lo sherbet,  bevanda leggermente gelata a base di acqua, frutta e dolcificanti. Fu in Sicilia che gli Arabi impararono ad usare la neve dell'Etnamista a sale marino  come eutettico per mantenere bassa la temperatura del sorbetto durante la sua lavorazione (vista l'assenza di alternativi sistemi frigoriferi). Si narrra che un pescatore di Aci Trezza, paesino a nord di Catania  realizzò il primo prototipo di gelatiera, proprio sfruttando la capacità di cristallizzazione della miscela sale e neve.  Divenne poi famoso un suo nipote, tale Francesco Procopio dei Coltelli,  che all'inizio del XVII secolo portò a Parigi l'invenzione dell'avo,  dando origine al primo caffè d'Europa (Le Procope) ed all'industria del gelato. A metà del 700 il Sorbetto, arrivò dall’oriente e ben presto cominciò a essere venduto a Napoli e Venezia, per poi arrivare in Sicilia, dove ancora oggi  ha una grandissima tradizione. Il nome sorbetto potrebbe essere derivato sia dal latino  “sorbitum”
(qualcosa da sorbire)  sia dalla parola araba  “serbhet”  (sciroppo).


Sorbetto al limone
Sorbetto di fragole
Sorbetto al caffè
Sorbetto al cocomero
Sorbetto al kiwi
Sorbetto all'arancia

***

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Petronilla: Gnocchi di patate

 
pubblicato in: Petronilla in cucina 1937
 
Gran festa, in casa, quando preparo la ghiotta gnoccolata! Un po’ di lavorare; un po’ anche di faticare; un po’, soprattutto, di spendere quel giorno; ma, in compenso…- Brava la nostra mamma! - esclamano i ragazzi, allorché il piatto fumante fa la sua comparsa in tavola.- Brava la mia Petronilla! - esclama il marito, lanciandomi una delle sue più tenere occhiatine. E persino… ma sì, persino: - Brava la mia signora! - esclama in cucina la servetta davanti al suo piattone di gnocchi sopraffini. È sì dolce, al cuore, ogni lode familiare, che forse alcuna di voi vorrebbe… ma gli gnocchi, però, non li sa preparare? Ebbene, a quella eccomi a dire come gli gnocchi li faccia io; cioé in un modo che non sarà quello di ognuna; che non sarà, forse, nemmeno il perfetto; ma che è il modo personale mio, cioé di quella casalinga e modesta cuoca ch’è… Petronilla. Io abbondo nelle dosi perché gli gnocchi, saziando tanto, si prestano agli abbondanti avanzi; e il giorno appresso gli gnocchi già cotti e conditi, e riscaldati in un tegame con un tantino di burro e un goccio di acqua, valgono…Fate la prova; e così potrete constatare quanto i miei gnocchi valgano anche riscaldati!
***
Dunque… compero 2 kg. di patate grosse, farinose e gialle; e se non le trovo degne dei tre aggettivi, rinuncio per quel giorno al piatto.

 
Le metto in una pentola; le copro d’acqua; le lesso; le scolo; tolgo loro la pelle mentre sono ancora calde; e subito le schiaccio o con il mattarello, sul tavolo, o con lo schiacciapatate. Raccolgo lo schiacciato sulla spianatoia (e sarà ancora caldo); unisco 3 etti di farina bianca; lungamento mescolo e manipolo (ecco il lavorare); impasto per bene, premendo fortemente (ecco il faticare); e - aggiungendo, solo se necessitasse, un po’ di farina, mai acqua - ottengo così un impasto sodo e scevro di grumetti duri.

Pan di patate
 
Lo divido, con il coltello, in 4-5 pezzi; con le palme e sul ripiano infarinato del tavolo, tiro ogni pezzo in cilindro grosso quanto il mio pollice; taglio ciascun cilindro in pezzetti uguali (3 cm.) ed ogni pezzetto (ecco ancora il lavorare) lo premo con il polpastrello del pollice, sul rovescio della grattugia del formaggio e ottengo, così, gnocchi bernoccoluti, su sé stessi arrotolati, gnocchi insomma classici e che allineo su piatti. Mentre, poco prima del pranzo, l’acqua si scalderà in una grossa pignatta, metto a fuoco in un tegame 1/4 di cipolla affettata e 3 cucchiai colmi di burro; quando la cipolla è soffritta, aggiungo 3 foglie di salvia e il sugo di 1 kg. di pomidoro freschi e lessati (se d’estate) o 1 cucchiaio colmo di salsa sciolta in acqua (se d’inverno); e lascio cucinare.
Quando l’acqua bolle, la salo; vi butto gli gnocchi; di mano in mano che, roteando, salgono a galla, li tolgo con il mestolo forato; li stendo sul piatto di portata; li condisco con quel sugo e con abbondante parmigiano grattugiato (ecco lo spendere); e, infine…
***
Non v’ho detto? - Brava la nostra mamma! - Brava la mia Petronilla! - E persino…- Brava la signora mia!
***
Massaie econome e provette: è il sogno di noi tutte. Anche voi… vorreste? Ma… non sapete come? È presto detto con le famose Ricette della Petronilla. E ben presto anche di voi diranno “È una massaia che vale… un Perù”!



Nella foto gli gnocchi sono presentati con la cialda di parmigiano


 

mag 29, 2012

Farro con verdure

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per 4 persone

200 gr. di farro, 2 pomodori, 1 melanzana, 2 zucchine, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipollaì, 1 spicchio d'aglio,   40 gr. di olive nere snocciolate, 1 rametto di basilico, 1 rametto di timo, 1 cucchiaio di aceto balsamico, 4 cucchiai di olio evo, sale-

Raschiate la carota e spuntatela, eliminate i filamenti al sedano, sbucciate la cipolla. Lavate le verdure e mettetele in una pentola con abbondante acqua salata. Portate a bollore, quindi aggiungete il farro ben lavato, e cuocetelo per 25 minuti, deve risultare al dente. Scolate, eliminate le verdure e raffreddate sotto l'acqua corrente.
Lasciate poi nel colapasta in modo che sgoccioli bene. Pulite le erbe aromatiche e staccate le foglie dai rametti.
Scottate per qualche istante i pomodori in acqua bollente, scolateli quindi eliminate la pelle, i semi e l'acqua di vegetazione. Tagliate la polpa a dadini. Raccogliete in una ciotola le erbe aromatiche, i pomodori, le olive e lo spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato. Aggiungete il farro e condite con 2 cucchiai d'olio, l'aceto balsamico, mescolate bene. Ponete in frigo. Lavate le zucchine e le melanzane, asciugatele e spuntatele, tagliatele a fette per il lungo. Fatele cuocere alla griglia e tagliatele a dadini. Mettete in un piatto fondo, condite con l'olio rimasto e lasciate intiepidire. Al momento di servire aggiungete le verdure grigliate, mescolate delicatamente e servire.

da Arte in Cucina: Primi in insalata

mag 27, 2012

Artusi: Marena da trastullarsi



727. Marena

Prendete ciliege marasche vere, le quali, benché mature, devono essere molto agre. Levatene i gambi e disfatele come l'uva quando si pigia per fare il vino; poi mettete da parte una manciata di noccioli per l'uso che vi dirò in appresso e riponete le ciliege con un bel pezzo di cannella intera in luogo fresco, entro a un vaso di terra per aspettarne la fermentazione, la quale deve durare almeno quarantott'ore; ma dal momento che le ciliege hanno cominciato ad alzare, affondatele e mescolatele di quando in quando. Ora occorrerebbe uno strettoio per estrarne il sugo; ma, se manca, servitevi delle mani strizzando le ciliege a poche per volta entro a un canovaccio rado. Il bello di questi sciroppi, come vi ho detto, è la limpidezza, e però quando il sugo ha riposato decantate la parte chiara, e l'altra che resta passatela più volte per filtro di lana. Ottenuto così il liquido depurato, mettetelo al fuoco nelle seguenti proporzioni e col rammentato pezzo di cannella.

Sugo depurato, chilogrammi 6.
Zucchero bianchissimo in polvere, chilogrammi 8.
Acido citrico, grammi 50.

Per versare lo zucchero e l'acido citrico aspettate che il liquido sia ben caldo e poi mescolate spesso onde lo zucchero non si depositi in fondo e non prenda di bruciato. La bollitura dev'esser breve; quattro o cinque minuti sono bastanti a incorporare lo zucchero nel liquido. Una bollitura prolungata farebbe perdere l'aroma al frutto, mentre che una insufficiente produrrebbe col tempo la deposizione dello zucchero. Quando levate la marena dal fuoco, versatela in vaso di terra e imbottigliatela diaccia. Tappate le bottiglie con sughero senza catrame e conservatele in cantina dove tanto la marena che gli sciroppi si manterranno inalterati anche per qualche anno. Per ultimo v'indicherò l'uso dei noccioli su ricordati, questi asciugateli al sole, poi stiacciateli e levatene grammi 30 di mandorle, le quali pesterete finissimo in un mortaio e mescolerete alle ciliege prima della fermentazione. Col loro grato amarognolo queste mandorle servono a dar più grazia allo sciroppo.

728. Marena da trastullarsi
La marena più signorile è quella sopra descritta, ma se la desiderate da bere e da mangiare, come usa in alcuni paesi, mescolate in quella precedentemente descritta delle ciliegegiulebbate nella proporzione seguente.

Ciliege marasche, chilogrammi 1,500.
Zucchero finissimo in polvere, chilogrammi 2.

Levate i gambi alle ciliege e tenetele al sole per cinque o sei ore. Poi mettetele al fuoco con un pezzetto di cannella e quando avranno buttato una certa quantità di umido, versate in esse lo zucchero, avvertendo di mescolare adagio per conservare le ciliege intere. Quando saranno divenute grinzose ed avranno preso il color bruno levatele e servitevene per l'uso indicato.

Almanacco della Cucina 1935: Ciliege


Ciliege sotto spirito,
Composta di ciliege
Gelatina di ciliege,
Zuppa di ciliege

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Prendete un chilo di ciliege che sceglierete molto dure e carnose. Lavatele abbondantemente con acqua fredda, lasciatele sgocciolare bene e, dopo aver loro tagliato metà del gambo, ponetele in un grande vaso di vetro. Aggiungetevi 200 gr. di zucchero, un po' di cannella, qualche chiodo di garofano, e versatevi dello spirito di vino in quantità tale che tutto resti completamente  immerso nel liquido. Chiudete ermeticamente il vaso ed aspettate almeno un mesetto prima di cominciare a gustare le ciliege così confezionate.

Composta di ciliege

Prendete mezzo chilo di ciliege grosse e ben dure. Tagliate loro i gambi al'altezza di due centimetri e dopo averle lavate con cura fatele sgocciolare. Ponete in una casseruola 250 gr. di zucchero assieme ad un bicchiere d'acqua e fate fondere. Unitevi le ciliege e fatele cucinare dolcemente a casseruola coperta per cinque minuti. Levate le ciliege dalla casseruola, lasciandovi però il sugo che farete restringere a fuoco vivo sino a quando non abbia raggiunto una giusta densità. Fatelo raffreddare; versatelo sulle ciliege e servite.

Gelatina di ciliege

Prendete tante ciliege quante ce ne vogliono purchè, mondate, pesino1 chilogrammo. Levate gambi e noccioli badando a non lacerare il frutto. Rompete in una bacinella (apposito recipiente per cucinare gelatine e marmellate)
750 gr. di zucchero in pezzi. Unitevi un bicchiere d'acqua assieme alle ciliege mondate.  Fate cucinare a fuoco vivo rimestando adagio con la schiumarola per non rompere le frutta. Lasciate addensare lo sciroppo in giusta misura, indi togliete dal fuoco e fate raffreddare. Introducete la gelatina così confezionata in appositi vasi di vetro; stendetevi sopra uno strato di paraffina liquida  che avrete fatto fondere appositamente a bagnomaria. La paraffina raffreddandosi costituirà un coperchio ermetico ai vasi  e vi permetterà di poter conservare a lungo la vostra gelatina. Potrete, seguendo le regole sopra indicate ed attenendovi alle medesime proporzioni,
preparare anche la gelatina di marene.

Zuppa di ciliege

Prendete 1 kg. di ciliege, lavatele, privatele dei gambi e, sopra una casseruola per raccogliere il sugo, togliete ad ogni ciliegia il rispettivo nocciolo. Aggiungetevi quattro cucchiaiate di zucchero, un bicchiere di vino rosso, un pezzetto di scorza di limone ed un pizzico di cannella. Fate cuocere a fuoco regolare e quando le ciliege saranno cotte,  quando il sugo satrà ben ristretto, versate in una terrina dove avrete preparato uno strato di pane dolce crostato. Servite.

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Come si mangiano le ciliege

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Ricette con le ciliege alla maniera di Escoffier

 


Vino: come e dove servirlo - Vini delle regioni italiane

 

da sn: Bardolino 1977, Contessa Rosa 1985, Amarone 1993, Montalcino 1978

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Come e dove servire i vini



Quando si apparecchia la tavola bisogna disporre i bicchieri obliquamente davanti al commensale, in ordine crescente di grandezza e partendo da destra. I bicchieri si dispongono mettendo il bicchiere dell’acqua in direzione della punta del coltello. Subito dopo a destra e sulla stessa linea, si collocano i bicchieri per il vino.

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Le posate: come usarle correttamente

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Le posate non si impugnano come martelli ma si tengono dalla parte alta del manico senza, mai, sollevare il mignolo. Non si gesticola o giocherella con le posate in mano.

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mag 26, 2012

Ricevimenti: il Cocktail - Galateo di Donna Letizia -

Galateo di Donna Letizia

I Ricevimenti

COCKTAIL
Può essere una riunione di pochi intimi  o un grande ricevimento per una cinquantina di persone. Utilissimo per chi deve sdebitarsi di molti inviti.

Imviti
La signora che è invitata a una colazione evita di fare, prima, molte commissioni, per non presentarsi carica di pacchetti. Non si toglie il cappello se non è intima della casa. Prima di entrare in salotto, affida alla cameriera il mantello e l´ombrello e si sfila i guanti per porgere la mano ai padroni di casa. In sala da pranzo, l´invitata si siede senza aspettare l´esempio della padrona di casa, ma fa in modo di non precederla troppo. L´invitato, invece, si siede dopo le signore. Gli invitati incominciano a mangiare appena si sono serviti: solo per il dessert è consuetudine aspettare che la padrona di casa sia stata servita. In nessun caso, la persona invitata si rivolge al cameriere per chiedere del pane, del sale, del v
ino, o qualsiasi altra cosa. Questo comportamento è ammesso solo al ristorante.
Il preavviso
Si invita per telefono o per lettera, a colazione, a pranzo, a cocktail, con quattro o cinque o sette giorni di anticipo. Se si tratta di un ricevimento molto importante l'anticipo sarà di 10 giorni almeno. L'invito telefonico non va mai fatto all'ultimo momento, per non dare l'impressione di voler colmare un posto lasciato vuoto da un altro invitato. un invito formale va spedito con almeno 15 giorni di anticipo.

Orario
Gli ospiti arrivano in genere verso le 19,19 30, e se ne vanno verso le 20:30, 21. È consentito arrivare una mezz'ora dopo l'ora precisata sull' invito, ma tardare oltre è ineducato. È consigliabile precisare all'atto dell'invito la durata del cocktail, non solo per indicare tacitamente agli ospiti il massimo di ritardo che possono prendersi ma anche per scoraggiare chi avesse intenzione di prolungare la visita.

Numero degli invitati

E' importante invitare un numero di persone proporzionato alla sala: non si deve essere pigiati come sardine ma nemmeno aggirarsi in un salotto semivuoto. Se gli invitati sono pochi si farà in modo che possano essere seduti, non in cerchio, ma sparsi secondo i loro gusti.

Comportamento dei padroni di casa
Se il ricevimento è molto affollato, i padroni di casa devono rimanere vicino alla porta d'ingresso per non obbligare i nuovi arrivati a cercarli. In un cocktail intimo il padrone di casa si improvvisa barman.

Preparazione

Esistono ditte specializzate che per una cifra stabilita a persona, si incaricano di provvedere a un cocktail a domicilio fornendo cibo, bibite, piatti, bicchieri, e quanto altro è necessario. Chi preferisce fare da solo, deve predisporre tutto accuratamente, con prudente anticipo; comunque, se gli invitati sono numerosi, è indispensabile un aiuto almeno per la cucina: lavare piatti e bicchieri, servire pizzette calde, vuotare
portacenere, richiedere molto lavoro. Nella lista degli acquisti vanno inclusi: fiori, sigarette, olive, nocciole, mandorle salate, piccoli würstel. e gli ingredienti di tutti i "canapés" che si s'intende offrire, oltre alle bibite. Piatti, bicchieri, vassoio debbono essere in numero sufficiente.

Bibite
Ormai la parola cocktail è anacronistica: alle miscele complicate si preferiscono i drinks semplici. Comunque è sempre indispensabile che chi si incarica delle bibite sappia il fatto suo. Quando le possibilità sono limitate, è meglio offrire una scelta di due o tre alcoolici, non dimenticando per gli astemi, il classico succo di pomodoro,
e  il succo di pompelmo. La lista normale per un piccolo cocktail comprenderà: Wihisky, Carcano e Campari, Martini con gin. Graditissimo sempre e lo Champagne.

Accessori nel bar.
Shaker, coltellino per tagliare le scorze di limone e di arancia, passino, ghiaccio, frullino per champagne, limone, arancia, olive. (leggi)
Come servire
Icocktails possono essere preparati prima e i bicchieri si offrono a scelta su un vassoio. Si chiede a ogni invitato cosa desidera precisandogli le bevande che gli si possono offrire, e appena ha scelto viene servito.

Cosa si mangia

A un cocktail non si offre da bere senza offrire anche da "masticare". I sandwiches sono ammessi solo se piccoli e leggeri. In generale le tartine sono più indicate, vanno spalmate di pasta d'acciughe, paté di fegato, salmone affumicato, uova strapazzate e crescione. Il caviale è considerato un lusso per il suo notevole costo. Hanno sempre successo le pizzette, i  vol-au-vents ripieni, le palline di purea, i bignè con fonduta. Vanno serviti, naturalmente, caldi. Sono insoliti: punte di asparagi avvolte in fette sottilissime di pane integrale imburrato, scampi fritti serviti su bastoncini che si intingono in una salsa piccante.

Fiori

La sala va addobbata di fiori, disposti in modo che gli invitati non ci si impiglino. Sigarette e portacenere in quantità non debbono mancare.


Galateo: Il Grande libro della casa di Donna Letizia 1967

Omaggio a Donna Letizia
 
Donna Letizia


Donna Letizia (pseudonimo di Colette Cacciapuoti Rosselli) negli anni 50 pubblicò, sulle pagine del settimanale "Gente" e in diversi libri, consigli pratici  relativi al galateo e alle buone maniere. Colette Cacciapuoti Rosselli (Losanna, 25 maggio 1911 – Roma, 9 marzo 1996) fu scrittrice e  illustratrice. Viene anche
 ricordata per essere stata moglie del grande giornalista Indro Montanelli.


Donna colta ed elegante, laureata in lingua e letteratura francese all'Università di Losanna, città dove nacque, Colette Rosselli è nota al grande pubblico soprattutto con lo pseudonimo di Donna Letizia. Donna Letizia nella storia del costume italiano ha ricoperto un ruolo significativo ed indiscusso di Signora del bon ton. Per più di trent'anni ha educato le italiane e gli italiani, all'arte della socievolezza e delle buone maniere con i suoi consigli e suggerimenti. Per chiunque fosse in difficoltà, sia nell'allestire un ricevimento che nello scegliere un abito era d'obbligo consultare "La Posta del cuore", la sua seguitissima rubrica pubblicata dal settimanale femminile Grazia. E vero e proprio manuale imprescindibile per imparare l'arte del comportarsi in società divenne il suo libro Il saper vivere (Mondadori 1960, 1972, 1976, 1979).

Ma prima di diventare la Signora indiscussa del bon ton, Colette Rosselli aveva già raggiunto una grande notorietà, fra un pubblico più sofisticato, come illustratrice. Negli anni Quaranta illustrò soprattutto libri per l'infanzia come Per i bimbi buoni e anche quelli cattivi, Il primo libro di Susanna, Il secondo libro di Susanna, Il cavaliere Dodipetto, I poemetti di Susanna. Trasferitasi negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, lavora come illustratrice delle più prestigiose riviste dell'epoca: Harper's Bazaar, Mademoiselle, Vogue. Nel 1950 vince un premio per la migliore copertina dell'anno. Le illustrazioni e la pittura resteranno la sua passione e nel corso degli anni i suoi quadri vennero esposti in importanti gallerie. La sua versatilità si proverà anche nella pubblicazione di due romanzi: Ma non troppo e Casa di randagia. Il suo prestigio personale e sociale si accrebbe notevolmente con il matrimonio con Indro Montanelli a cui resterà legata sino alla morte. La conoscenza diretta del bel mondo, la frequentazione dei salotti più esclusivi, sia nazionali che internazionali, il cosmopolitismo, una buona dose di cultura ed un'innegabile eleganza fecero di lei una maestra indiscussa del buon gusto borghese dell'Italia del dopoguerra. Ai consigli su come comportarsi ad un pranzo sapeva alternare suggerimenti sentimentali e velatamente indicare anche comportamenti “corretti” riguardanti la sfera, innominabile sino alla fine degli anni Sessanta, della sessualità. Celebre resta un suo ammonimento, quasi un grido che spesso echeggiava dalla rubrica “La Posta del cuore”:
«Non ceda, non ceda», rivolto alle signorine, fidanzate o meno, a cui sempre più pressantemente, il nuovo maschio italiano richiedeva, come certificato di modernità, la “prova d'amore”.

L'eleganza e l'ironia della scrittura nascondevano spesso un solido conservatorismo ed una celebrazione degli stili di vita della “gente per bene” ovvero della vecchia e consolidata borghesia, opposti tenacemente alla grossolanità ed ai nuovi modelli di comportamento introdotti dai nuovi ricchi. Gli anni della maggior popolarità di Donna Letizia, sono gli anni Sessanta, ovvero quegli anni attraversati da profonde contraddizioni nella società italiana, che si andava modernizzando, arricchendo, ma che al contempo cercava strenuamente di difendere consuetudini, tradizioni e rapporti di potere. Queste contraddizioni si riflettevano nel costume delle italiane e degli italiani, sospesi fra vecchio e nuovo, fra ansia di modernizzazione e paura del mutamento. Donna Letizia si fece interprete di questi timori e con prudenza cercò di traghettare le nuove aspiranti “vere signore” verso una modernità controllata, dove i rapporti fra le classi e fra i sessi restassero però indiscussi. Legittimati dalle regole eterne del saper vivere.

Di fronte al lusso vistoso ostentato dei nuovi ricchi, sono questi gli anni del boom economico, Colette Rosselli difenderà sempre una discreta eleganza. Sarà lei a costruire il modello della Vera Signora, della donna elegante che preferisce sempre ad una vistosa pelliccia, un cappotto di buon taglio, che tratta con cortesia e paternalismo la servitù, e soprattutto impegnata a difendere sempre e dovunque la sua immagine di donna pudica e riservata. La Vera Signora sembra essere innanzitutto asessuata, e non permette assolutamente mai che intorno a lei vi siano comportamenti e conversazioni poco rispettosi.

«La Vera Signora non cammina ancheggiando volutamente. [...] Se qualche vitellone mugge dietro a lei un complimento superlativo, non lascia trasparire un sorriso compiaciuto». Il “Saper Vivere” di Donna Letizia diviene così il capofila di tutti i galatei di quegli anni impegnati soprattutto nell'educazione della nuova borghesia in ascesa, che si vuole plasmare a tutti i costi sul modello del vecchio ceto aristocratico-alto borghese. Leggiamo dai consigli di Donna Letizia alla “Signora che vuole arrivare”:
«Abbia un cuoco francese, elargisca laute somme alle Opere benefiche capeggiate da dame autorevoli; inviti spesso qualche nobile decaduto ma à la page, disposto a consigliarla e a pilotarla in cambio di un posto sempre disponibile a tavola. Abbia una casa arredata da un decoratore di gusto sicuro e piuttosto tradizionale e quando riuscirà a riunire nel suo salotto un mazzetto di marchese e di contesse non imiti di colpo i loro modi di parlare; non inserisca a vanvera parole straniere nella conversazione. Meglio piuttosto, inserire frasi di questo genere: “Io che non ho avuto un'infanzia privilegiata come tutte voi”, “Mio padre che si è fatto da sé...”

Si dirà di lei che ha l'orgoglio di essere quello che è, e il coraggio di non rinnegare le sue origini». Non sappiamo con precisione se ancora oggi esistano i salotti descritti da Colette Rosselli popolati da contesse, marchese ed alti prelati, ma i suoi consigli sono sopravvissuti a tutte le tempeste che hanno attraversato la storia della società e del costume italiano, tant'è che nel 1991 viene pubblicato con enorme successo Il nuovo Saper vivere, di Donna Letizia. E chi volesse oggi ricostruire la storia del costume italiano non può rinunciare alla lettura dei galatei di Donna Letizia e alla sua“Posta del cuore”, in gran parte raccolta in Cara Donna Letizia (Mondadori, 1981).
GabriellaTurnaturi  - http://www.150anni.it

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mag 25, 2012

Spezzatino di manzo al sedano



Spezzatino di manzo al sedano

Ingredienti

Per 4 persone
800 gr di spezzatino di vitello, 50 gr di pancetta, 30 gr. di olio d’oliva extravergine, 3 carote, 1 cipolla rossa di Tropea, 2 gambi di sedano, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1 mestolo di brodo, 4 pomodori ben maturi e pomodorini secchi spezzetati, timo (o origano) fresco, sale e pepe.

Preparazione

Tritate la pancetta. Private il sedano dei filamenti; lavate gli ortaggi, tritate la cipolla e la carota. Tagliate il sedano a pezzetti. In una casseruola di coccio fate sfrigolare l’olio e fatevi rosolare lo spezzatino di manzo a fuoco vivace, lasciandolo dorare da tutte le parti; aggiungete la pancetta tritata e quando anche questa sarà rosolata unite la cipolla e le carote e fatele dorare. Insaporite con una manciatina di foglioline di timo fresco (o origano), salate e pepate. Versate e fate evaporare il vino bianco a fuoco vivace. Aggiungete il sedano a pezzetti e fate rosolare per qualche minuto. Versate i pomodori freschi e secchi spezzettati, mescolate e continuate la cottura, a fuoco dolce a recipiente coperto, per un’ora circa, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Servite lo spezzatino caldo.

  • Non buttate le foglie dei gambi di sedano: pulite e lavate, si uniscono alle insalate, in particolare alla lattuga e alla romana. Il gusto migliora.