migliaccio

E’ Miàz, il Migliaccio, dolce invernale della tradizione romagnola a base di sangue di maiale

 
Il migliaccio è un antico dolce invernale dell’Emilia-Romagna, oggi poco diffuso, che si realizza utilizzando come ingrediente principale il sangue del maiale. Si presenta come una crostata dolce dal gusto gradevole, seppure forte, in cui la farcitura è una specie di budino scuro e denso. Non è da  confondere con il migliaccio campano che è una specie di polenta dolce o salata, cotta al forno o fritta.
Veniva preparato dalle famiglie contadine, tra novembre e febbraio, nel periodo della macellazione del maiale: l’azdora (la massaia) raccoglieva immediatamente il sangue dell’animale appena ucciso e lo utilizzava subito per preparare il dolce.
Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’Arte di mangiare bene:
«Se il maiale volasse non ci saria danar che lo pagasse», diceva un tale; e un altro: «Il maiale, colle sue carni e colle manipolazioni a cui queste si prestano, vi fa sentire tanti sapori diversi quanti giorni sono nell’anno». Al lettore il decidere quale dei due sproloqui sia il più esatto: a me basta darvi un cenno delle così dette nozze del maiale, perché anche questo immondo animale fa ridere, ma solo, come l’avaro, il giorno della sua morte.
In Romagna le famiglie benestanti e i contadini lo macellano in casa, circostanza in cui si sciala più dell’usato e i ragazzi fanno baldoria. Questa è anche l’occasione opportuna per ricordarsi agli amici, a’ parenti, alle persone colle quali si abbia qualche dovere da compiere, imperocché ad uno, per esempio, si mandano tre o quattro braciuole della lombata, ad un altro un’ala di fegato, ad un terzo un piatto di buon migliaccio; e la famiglia che queste cose riceve, si rammenta di fare, alla sua volta, altrettanto. “È pane da rendere e farina da imprestare”, direte voi; ma frattanto son usi che servono a tener deste le conoscenze e le amicizie fra le famiglie.

 

La Ricetta in dialetto romagnolo
migliaccio

Un tempo si usava preparare questo dolce in occasione delle feste di Carnevale e soprattutto nei giorni di uccisione del maiale (dicembre, gennaio). E’ necessario infatti 1 litro di sangue di maiale, fresco e senza grumi.
Mettete sul fuoco 1 litro di latte, 300 gr. di zucchero, la scorza grattugiata di mezza arancia o di 1 limone, 70 gr. di mandorle spellate e triturate grossolanamente, 50 gr. di cioccolato a pezzettini, noce moscata grattugiata secondo il vostro gusto e 1 uovo intero. Fate bollire per qualche minuto, mescolando continuamente, quindi togliete dal fuoco. Appena il composto si sarà raffreddato unitevi il sangue di maiale e 100 gr. di canditi a dadini. Mescolate bene e fate cuocere a bagnomaria, senza far bollire, finchè il sangue comincerà ad addensarsi. Preparate intanto una normale pasta frolla¹ con 300 gr. di farina, 3 uova, 150 gr. di zucchero e la scorza grattugiata di mezzo limone. Foderate con la pasta frolla uno stampo precedentemente imburrato e versatevi dentro il liquido. spolverizzate di zucchero ed infornate in forno di moderato calore per circa 2 ore.
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  • ¹Si può sostituire la pasta frolla con la pasta matta composta da Farina di frumento, acqua, olio evo e sale. Amalgamate gli ingredienti, aggiungete l’acqua, poca alla volta, ed impastare per 15 minuti circa. Formate una palla ed avvolgetela nella pellicola da cucina, quindi lasciatela riposare per almeno 20 minuti. Stendetela poi, con il matterello, in una sfoglia molto sottile e preparate la crostata.
 E’ Miàz, il Migliaccio, dolce di sangue di maiale
Pasta frolla: Barchette con crema al pistacchio e con crema e fragole

I classici. Pasta frolla: Barchette con crema al pistacchio e con crema e fragole

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Di paste frolle ne esistono di diversi tipi e per diversi utilizzi:
  1. Pasta frolla per biscotti, per crostate
  2. Frolla montata (usata per realizzare biscotti e prodotti di piccola pasticceria che risulteranno estremamente friabili, di consistenza tendente al cremoso, vista la quantità di burro impiegata), per la quale generalmente il rapporto farina-burro è di 1:1. U
  3. Folla ovis mollis, ovvero frolla nella quale si utilizzano tuorli d’uovo sodi e setacciati; con questa frolla si ottengono dei biscotti e pasticcini friabilissimi, quasi farinosi, un risultato da fine pasticceria.
  4. Pasta frolla salata per torte salate, crostate e quiche, tartellette e biscottini salati.
Ingredienti e dosi

Per la pasta frolla: 250 gr di farina 00, 75 gr di zucchero, 100 gr di burro freddo ridotto a cubetti, 1 tuorlo d’uovo, 1 bustina di vanillina, ½ fialetta di aroma di limone, 1 pizzico di sale, un cucchiaino scarso di lievito, due cucchiai di panna fresca (o latte).

Per la crema al pistacchio: 200 gr di pistacchi, 4 tuorli d’uova, 100 gr di zucchero, 40 gr di farina, ½ litro dl di latte, 30 gr di burro, 2 cucchiai di rum.

Per la crema pasticcera: 300 ml di latte, la scorza grattugiata di un limone, 2 tuorli, 80 gr di zucchero, 50 gr di fecola o amido di mais, 1 bustina di zucchero vanigliato, 4 cucchiai di budino alla vaniglia (facoltativi), 150 ml di panna fresca (facoltativa)

Per la gelatina alle fragole: 300 gr. di fragole, 50 gr. di zucchero, pochissima acqua, 3 fogli di colla di pesce, kirsch.

 Preparazione

Le barchette di pasta frolla da farcire

  • Lavorate con il mixer o con le fruste elettriche il burro con lo zucchero fino a ridurlo ad una crema. Unite i tuorli ed amalgamate. Incorporate la panna (o il latte), l’aroma di limone, lo zucchero vanigliato ed il sale. Unite, infine, poco alla volta, la farina setacciata con il lievito, lavorando sempre con le fruste elettriche e poi proseguite a mano, impastando velocemente fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per mezz’ora.
  • Stendete la frolla in una sfoglia di mezzo centimetro scarso, rivestite degli stampi da tartellette ben imburrati ed infarinati e bucherellate il fondo con una forchetta. Riempiteli di fagioli secchi (per formare l’incavo dove andrà la farcitura) e infornate per 10-15 minuti a 180 gradi (il bordo dovrà essere leggermente dorato, mentre il centro ancora bianco). Lasciate raffreddare e togliete dagli stampini.

Farcitura per le barchette con crema al pistacchio

  • Preparate la crema al pistacchio: Fate tostare in forno moderato i pistacchi, levateli, avvolgeteli in un telo asciutto e strofinateli bene finchè le pellicine si staccheranno; tritateli finemente oppure pestateli nel mortaio. In una casseruola battete i tuorli d’uovo con lo zucchero per circa 10 minuti, poi unite la farina ed i pistacchi tritati. Diluite tutto con il latte scaldato precedentemente e fate cuocere la crema su fuoco moderato sempre mescolando finchè sia densa. Lasciatela bollire qualche minuto, unite il burro lavorato con i cucchiai di rum e lasciate raffreddare la crema.
  • Farcite alcune barchette con la crema al pistacchio e decorate con granella di pistacchi.

Farcitura per le barchette con crema e fragole

  • Preparate la crema pasticcera per le barchette alle fragole: Portate a bollore il latte con la scorza del limone. Nel frattempo, sbattete i tuorli con lo zucchero e la vanillina. Unite, poi, la fecola setacciandola sopra il composto poco alla volta per evitare la formazione di grumi. Unite il latte al quale avrete tolto con un coltello la “pellicina” che si sarà formata in superficie. Amalgamate, rimettete sul fuoco e portate nuovamente a bollore, continuando a mescolare per una decina di minuti circa. Lasciate raffreddare. Incorporate, se lo gradite, il budino alla vaniglia e la panna fresca montata, mescolando dal basso verso l’alto per incorporare aria. Riponete in frigorifero.
  • Preparate la gelatina di fragole: mettete in una pentolina le fragole con lo zucchero e fatele cuocere. Passatele quindi al settaccio per togliere i semini e, una volta intiepidita la purea, aggiungete la colla di pesce con qualche cucchiaio di kirsch e fate rapprendere in frigorifero. Fate macerare le fragole nel kirsch per 10-15 minuti.
  • Farcite alcune barchette con la crema pasticcera e le fragole al kirsch, quindi decorate con fragole a pezzetti e spennellate di gelatina al kirsh (o di marmellata sciolta in un poco di acqua).

Con la pasta frolla si possono preparare piccoli cestini che, una volta cotti, potranno essere riempiti con marmellata e frutta sciroppata o frutta naturale, oppure con crema e frutta secca o frutta candita.

Vino

Moscato dell’Oltrepò Pavese servito a 10°C. Frascati “cannellino” spumante a 6-7°C.

Ricette
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Annabella 1978
Pasta frolla: Barchette con crema al pistacchio e con crema e fragole
Crostata con i cachi semplice e veloce

Crostata con i cachi semplice e veloce

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Il cachi o kaki è un albero da frutto originario dell’Asia orientale. È anche noto come loto del Giappone, sebbene con questo nome si debba intendere più correttamente il Diospyros lotus.

Ingredienti e dosi 

3 cachi, pasta frolla surgelata, 2 cucchiai di zucchero di canna, cannella in polvere.

Preparazione

Pulite i cachi dalla buccia e dai semi. Metteteli, poi, in una ciotola e schiacciateli bene con le mani (o frullateli), quindi passateli in un tegame con lo zucchero di canna e la cannella e 1 cucchiaio di acqua. Fate cuocere fino ad ottenere una purea abbastanza asciutta.

Stendete la pasta frolla e con essa foderate una tortiera; stendetevi sopra la purea di cachi e con i ritagli di pasta formate la griglia tipica delle crostate. Infornate in forno caldo a 10 gradi per 30 minuti.

torre cachicachi Mehrere_Kakitorta di cachi (3)torta di cachi (8)

Suggerimenti
  • Ottima per la colazione e la merenda, questa crostata è veramente facile da preparare e ancora più veloce sarà se userete, come farcitura, la marmellata di cachi.
  • Anzichè con la cannella, potete aromatizzare la crostata con bacche di vaniglia oppure con la scorza grattugiata di un limone.
  • Potete arrichire la crosta con l’aggiunta di noci, nocciole o altra frutta secca.

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Nota di Pranzo di Quaresima di Pellegrino Artusi

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Minestra
Zuppa nel brodo di pesce o Zuppa alla certosina
Principii
Baccalà montebianco con Crostini di caviale
Lesso
Pesce con Salsa genovese
Tramesso
Gnocchi alla romana
Umido
Pesce a taglio in umido
Arrosto
Anguilla
Dolci
Pasticcini di marzapane e Gelato di pistacchi

65. Zuppa col brodo di muggine
Uno dei pesci che meglio si presta per ottenere un buon brodo è il muggine che nell’Adriatico comincia ad essere bello e grasso nell’agosto e raggiunge colà il peso di oltre due chilogrammi. In mancanza di questo può servire l’ombrina, il ragno ed il rospo le cui carni, se non daranno il brodo saporito del muggine, saranno in compenso di qualità più fine e più digeribile.
Se trattasi di una zuppa per sette od otto persone prendete un muggine, ossia una baldigara (come chiamasi in alcuni paesi di mare), del peso di un chilogrammo almeno, raschiategli via le squame, vuotatelo e lessatelo con acqua in proporzione.
Fate un battuto alquanto generoso con cipolla, aglio, prezzemolo, carota, sedano e mettetelo al fuoco con olio, sale e pepe. Quando avrà preso colore fermatelo con sugo di pomodoro e fatelo bollire col brodo del pesce.
Poi questo brodo colatelo e con un po’ del medesimo cuocete una piccola quantità di sedano, carota e funghi secchi, che servono per dare odore, il tutto tagliato a pezzetti.
Il pane per la zuppa arrostitelo e tagliatelo a dadi, poi mettetelo nella zuppiera e versateci sopra il brodo bollente insieme coi detti odori, servendola in tavola con parmigiano a parte.
La famiglia delle mugginidee ha lo stomaco a forti pareti muscolari a simiglianza del ventriglio degli uccelli, e il rospo di mare, Lofus pescatorius, della famiglia delle lofidee, con una pinna inargentata e movibile del capo attira i piccoli pesci per divorarli. Chiamasi in alcuni luoghi volgarmente grattale ed è anch’esso in pregio pel brodo da bagnare la zuppa.

66. Zuppa alla certosina
Grammi 500 di pesce minuto di diverse specie potranno bastare per una zuppa da servirsi a quattro o cinque persone.
Fate un battuto con un quarto di cipolla, prezzemolo e sedano; mettetelo al fuoco con olio, e colorito che sia, versateci il pesce, bagnandolo quando è asciutto con acqua, sugo di pomodoro o conserva; sale e pepe per condimento. Lasciatelo cuocer bene e poi versate l’acqua occorrente per la zuppa: un litro o poco più fra prima e dopo potrà bastare. Passate il tutto dallo staccio o da un colino, strizzando bene, e rimettetelo al fuoco per fargli alzare il bollore e per versarlo adagio adagio nella zuppiera, ove avrete disfatte avanti due uova con tre cucchiaiate di parmigiano. Prima di mandare la zuppa in tavola, gettateci il pane, il quale, a piccoli dadi, può essere soltanto arrostito, oppure fritto nell’unto che più vi aggrada: burro, olio o lardo. Le uova col parmigiano, se non vi dispiace di vederle rapprese a stracci, si possono anche frullare a parte e versarle nella pentola, mescolandole fortemente, quando il brodo è a bollore.
Si dice che il Granduca di Toscana, avendo trovata eccellente questa zuppa in un convento di frati, mandò colà il suo cuoco ad impararla; ma il cuoco, benché molto abile fosse, non riusciva a farla buona come quella dei frati, perché questi non volevano far sapere al Granduca che usavano il brodo di cappone invece dell’acqua.

118. Baccalà montebianco
Com’è bizzarra la nomenclatura della cucina! Perché montebianco e non montegiallo, come apparisce dal suo colore quando questo piatto è formato? E i Francesi come hanno potuto, facendosi belli di un traslato de’ più arditi, stiracchiare il vocabolo corrispondente in Brandade de morue? Brandade, dicono essi, deriva da brandir, muovere, scuotere, vibrare una spada, un’alabarda, una lancia ed armi simili, e infatti qui si brandisce; ma che cosa? Un povero mestolo di legno. Non si può negare che i Francesi non siano ingegnosi in tutto!
Comunque sia, è un piatto che merita tutta la vostra attenzione, perché il baccalà così trattato perde la sua natura triviale e diventa gentile in modo da poter figurare, come principio o tramesso, in una tavola signorile.
Baccalà polputo, ammollito, grammi 500.
Olio sopraffino, grammi 200.
Panna o latte eccellente, decilitri l.
La detta quantità nettata dalla spina, dalle lische, dalla pelle e dai nerbetti, che si presentano come fili, rimarrà al pulito grammi 340 circa.
Dopo averlo così curato, pestatelo nel mortaio e poi ponetelo in una casseruola, insieme con la panna, sopra a un fuoco non troppo ardente, rimestando continuamente. Quando avrà assorbito la panna, o latte che sia, cominciate a versar l’olio a centellini per volta, come fareste per la maionese, sempre lavorandolo molto con l’arma brandita, cioè col mestolo, onde si affini e non impazzisca. Levatelo quando vi parrà cotto al punto e servitelo freddo con un contorno di tartufi crudi tagliati a fette sottilissime, oppure con crostini di pane fritto, o crostini di caviale. Se è venuto bene non deve ributtar l’olio quando è nel piatto.
Questa quantità potrà bastare per otto persone.

113. Crostini
Il pane che meglio si presta per questi crostini è quello bianco fine, in forma, all’uso inglese. Non avendone, prendete pane di un giorno, con molta midolla, e riducetelo a fettequadre, grosse un centimetro, che spalmerete co’ seguenti composti ridotti come ad unguento:
CROSTINI DI CAVIALE.
Tanto caviale e tanto burro mescolati insieme; e se il caviale è duro lavorateli un poco al fuoco, con un mestolo, a moderato calore.
Se invece del burro vorrete servirvi di olio, aggiungete qualche goccia d’agro di limone e immedesimate bene i tre ingredienti.
CROSTINI DI ACCIUGHE.
Lavate le acciughe e togliete loro la spina e le lische; poi tritatele colla lunetta, aggiungete burro in proporzione, e stiacciate il composto con la lama di un coltello da tavola per ridurlo una pasta omogenea.
CROSTINI DI CAVIALE, ACCIUGHE E BURRO.
Mi servirei delle seguenti proporzioni, salvo a modificarle secondo il gusto: Burro, grammi 60. Caviale, grammi 40. Acciughe, grammi 20. Fate un miscuglio di tutto e lavortelo per ridurlo fine e liscio.

134. Pesce con Salsa genovese
Pinoli, grammi 40.
Capperi spremuti dall’aceto, grammi 15.
Un’acciuga salata.
Un rosso d’uovo sodo.
La polpa di tre olive in salamoia.
Mezzo spicchio d’aglio.
Un buon pizzico di prezzemolo, non esclusi i gambi.
Una midolla di pane grossa quanto un uovo, inzuppata nell’aceto.
Una presa di sale ed una di pepe.
Tritate finissimo con la lunetta il prezzemolo e l’aglio e poi mettete questi e tutto il resto in un mortaio e dopo aver ridotto il composto finissimo passatelo dallo staccio e diluitelo con grammi 60 d’olio e un gocciolo d’aceto; ma assaggiatelo prima per dosarlo giusto. È una salsa eccellente e bastante a grammi 600 di pesce.

231. Gnocchi alla romana
Questi gnocchi, che io ho modificato e dosati nella seguente maniera, spero vi piaceranno come sono piaciuti a quelli cui li ho imbanditi. Se ciò avviene fate un brindisi alla mia salute se sarò vivo, o mandatemi un requiescat se sarò andato a rincalzare i cavoli.
Farina, grammi 150.
Burro, grammi 50.
Cacio gruviera, grammi 40.
Parmigiano, grammi 20.
Latte, mezzo litro.
Uova, n. 2.
Si dice che a tavola non si dovrebbe essere in meno del numero delle Grazie, né in più del numero delle Muse. Se vi aggirate intorno al numero delle Muse, raddoppiate la dose.
Intridete la farina colle uova e col latte versato a poco per volta entro una casseruola, aggiungete il cacio gruviera a pezzettini e mettete l’intriso al fuoco mescolando continuamente. Quando sarà assodato per la cottura della farina, salatelo e aggiungete la metà del detto burro. Lasciate che il composto diacci e poi, nella stessa guisa degli gnocchi di farina gialla, mettetelo a tocchetti in un vassoio che regga al fuoco e conditeli via via col resto del burro a pezzetti e col parmigiano suddetto grattato; ma non alla superficie, perché il parmigiano col fuoco sopra prende l’amaro. Rosolateli sotto a un coperchio di ferro o nel forno da campagna e serviteli caldi.

461. Pesce a taglio in umido
Il pesce a taglio di cui potete servirvi per questo piatto di ottimo gusto, può essere il tonno, l’ombrina, il dentice o il ragno, chiamato impropriamente bronzino lungo le coste dell’Adriatico. Qualunque sia prendetene un pezzo di circa grammi 6oo che potrà bastare per cinque persone.
Levategli le scaglie e, lavato ed asciugato, infarinatelo tutto e mettetelo a rosolare con poco olio. Levatelo asciutto, gettate via il poco olio rimasto e pulite la casseruola. Fate un battuto, tritato molto minuto, con mezza cipolla di mediocre grandezza, un pezzo di sedano bianco lungo un palmo e un buon pizzico di prezzemolo; mettetelo al fuoco con olio a sufficienza e conditelo con sale, pepe e un chiodo di garofano intero. Quando avrà preso colore fermatelo con molto sugo di pomodoro o conserva sciolta nell’acqua. Lasciatelo bollire un poco e poi collocateci il pesce per finirne la cottura, voltandolo spesso, ma vi prevengo di servirlo con molto del suo denso intinto onde vi sguazzi dentro.

491. Anguilla arrosto
Potendo, preferite sempre le anguille di Comacchio che sono le migliori d’Italia se non le superano quelle del lago di Bolsena rammentate da Dante.
Quando l’anguilla è grossa e si voglia cuocere allo spiedo è meglio spellarla. Tagliatela a rocchi lunghi tre centimetri ed infilateli tra due crostini con qualche foglia di salvia oppure di alloro se non temete che questo, pel suo odore troppo acuto, vi torni a gola. Cuocetela in bianco a fuoco moderato e per ultimo datele una bella fiammata per farle fare la crosticina croccante. Per condimento sale soltanto e spicchi di limone quando si manda in tavola.
L’anguilla mezzana, a parer mio, riesce più gustosa cotta in gratella con la sua pelle, la quale, rammollita con agro di limone quando è portata in tavola, può offrire, succhiandola, un sapore non sgradito. Per condimento sale e pepe soltanto. I Comacchiesi, per la gratella adoperano anguille mezzane, le spellano se sono un po’ grosse, le ripuliscono soltanto se sottili, le inchiodano con la testa sopra un’asse, le sparano con un coltello tagliente, levano la spina e così aperte con le due mezze teste, le mettono in gratella, condite solo di sale e pepe a mezza cottura. Le mangiano bollenti.
L’anguilla richiede nel pasteggiare vino rosso ed asciutto.

628. Pasticcini di marzapanefiori di marzapane
Fate una pasta frolla colla ricetta C del n. 589.
Fate un marzapane come quello del n. 579 nelle seguenti proporzioni:
Mandorle dolci con tre amare, sbucciate, grammi 1ne farete; ma, come più fine, vi raccomando specialmente la terza per le crostate.80.
Zucchero, grammi 150.
Burro, grammi 25.
Arancio candito, grammi 25.
Un rosso d’uovo.
Diverse cucchiaiate d’acqua.
Servitevi degli stampini da brioches o alquanto più piccoli, che sarebbe meglio; ungeteli col burro, foderateli di pasta frolla sottile quanto uno scudo, riponeteci il marzapane, ripiegategli sopra i lembi della pasta, bagnate l’orlo coll’acqua, copriteli colla stessa pasta frolla, dorateli alla superficie, cuoceteli in forno o nel forno da campagna e dopo spolverizzateli di zucchero a velo.
Con questa dose potrete farne da 16 a 18.589.
Pasta frolla
Vi descrivo tre differenti ricette di pasta frolla per lasciare a voi la scelta a seconda dell’uso che
Ricetta A
Farina, grammi 500.
Zucchero bianco, grammi 220.
Burro, grammi 180.
Lardo, grammi 70.
Uova intere, n. 2 e un torlo.
Ricetta B
Farina, grammi 250.
Burro, grammi 125.
Zucchero bianco, grammi 110.
Uova intere, n. 1 e un torlo.
Ricetta C
Farina, grammi 270.
Zucchero, grammi 115.
Burro, grammi 90.
Lardo, grammi 45.
Rossi d’uovo, n. 4.
Odore di scorza di arancio.
Se volete tirar la pasta frolla senza impazzamento, lo zucchero pestatelo finissimo (io mi servo dello zucchero a velo) e mescolatelo alla farina; e il burro, se è sodo, rendetelo pastoso lavorandolo prima, con una mano bagnata, sulla spianatoia. Il lardo, ossia strutto, badate che non sappia di rancido. Fate di tutto un pastone maneggiandolo il meno possibile, ché altrimenti vi si brucia, come dicono i cuochi; perciò, per intriderla, meglio è il servirsi da principio della lama di un coltello. Se vi tornasse comodo fate pure un giorno avanti questa pasta, la quale cruda non soffre, e cotta migliora col tempo perché frolla sempre di più.
Nel servirvene per pasticci, crostate, torte, ecc., assottigliatela da prima col matterello liscio e dopo, per più bellezza, lavorate con quello rigato la parte che deve stare di sopra, dorandola col rosso d’uovo. Se vi servite dello zucchero a velo la tirerete meglio. Per lavorarla meno, se in ultimo restano dei pastelli, uniteli insieme con un gocciolo di vino bianco o di marsala, il quale serve anche a rendere la pasta più frolla.
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579. Marzapane (Torta Ricciolina)
Fate una pasta frolla con:
Farina, grammi 170.
Zucchero, grammi 70.
Burro, grammi 60.
Lardo, grammi 25.
Uova, n. l.
Distendetene una parte, alla grossezza di uno scudo, nel fondo di una teglia di rame del diametro di 20 o 21 centimetri (prima unta di burro) e sopra alla medesima versate un marzapane fatto nelle seguenti proporzioni:
Mandorle dolci con tre amare, sbucciate, grammi 120.
Zucchero, grammi 100.
Burro, grammi 15.
Arancio candito, grammi 15.
Un rosso d’uovo.
Pestate nel mortaio le mandorle collo zucchero, aggiungete dopo l’arancio a pezzettini, e col burro, il rosso d’uovo e una cucchiaiata d’acqua fate tutto un impasto. Col resto della pasta frolla formate un cerchio e con un dito intinto nell’acqua attaccatelo giro giro agli orli della teglia; distendete il marzapane tutto eguale e copritelo con un suolo alto mezzo dito di taglierini sottilissimi perché questi devono essere come una fioritura, non la base del dolce, ed ungeteli con grammi 20 di burro liquefatto, servendovi di un pennello. Cuocete la torta in forno a moderato calore e dopo spargetele sopra grammi 10 di cedro candito a piccoli pezzettini; spolverizzatela con zucchero a velo vanigliato e servitela un giorno o due dopo cotta, perché il tempo la rammorbidisce e la rende più gentile. Dei taglierini fatene per un uovo, ma poco più della metà basteranno.
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767. Gelato di pistacchi
Latte, decilitri 8.
Zucchero, grammi 150.
Pistacchi, grammi 50.
Rossi d’uovo, n. 6.
I pistacchi sbucciateli coll’acqua calda e pestateli finissimi con una cucchiaiata del detto zucchero, poi metteteli in una casseruola coi rossi d’uovo e lo zucchero, rimestando il tutto ben bene. Aggiungete il latte e ponete il composto al fuoco girando il mestolo, e quando sarà condensato come la crema versatelo diaccio nella sorbettiera. Questa dose potrà bastare per otto persone. Certuni usano di abbrustolire i pistacchi; io non lo approvo perché perdono il loro gusto particolare.
Mi dicono che, per rinforzare a questo gelato il color verde dei pistacchi, si usa di unirvi un poco di bietola lessata e passata dallo staccio.
Nota di Pranzo di Quaresima di Pellegrino Artusi
Torta e pastine con mandorle di pesche Petronilla

La Torta di Carolina è una pasta frolla farcita con crema di amaretti. Che buona!

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Ingredienti
Ingredienti per la pasta frolla
400 gr. di farina 00, 200 gr. di burro, 150 gr, di zucchero a velo, 4 tuorli d’uovo, 1 bacca di vaniglia, un pizzico di sale.
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Ingredienti per la crema (le dosi sono indicative)
100 gr. di amaretti,  2 cucchiai abbondanti di ricotta di mucca, 1 uovo, latte qb.
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Ingredienti per la copertura
Scaglie di cioccolato bianco qb.
Preparazione
Preparate la  pasta frolla come spiegato qui e, una volta pronta, formate un panetto e avvolgetelo nella pellicola da cucina, quindi mettete in frigorifero per almeno un’ora.
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Preparate la cremina
Mentre la frolla riposa, spezzettate grossolanamente gli amaretti e poi frullateli nel mixer insieme alla ricotta, all’uovo ed al latte. Lasciatela riposare coperta da pellicola da cucina.
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Componete il dolce
Prendete dal panetto di pasta frolla  2/3 di impasto e stendetelo a disco, poi con esso rivestite una tortiera tutta imburrata ed infarinata, coprendo anche i lati: per questa operazione avvolgete il disco di pasta su un matterello e srotolatelo sulla tortiera. Eliminate l’eccesso di pasta con un coltellino.
Con una forchetta bucherellate la superficie del disco di pasta frolla; versate quindi la creema di amaretti facendo attenzione di mettere pià crema al centro, così in cottura non si formerà un avvallamento.
Prendete l’impasto restante e stendetelo a forma di disco, avvolgetelo sul mattarello e srotolatelo sulla crema. Con una forchetta bucherellate la superficie e premete sul perimetro per sigillare i due dischi di frolla.
Infornate la torta della nonna in forno gia caldo a 180 gradi per 35- 40 minuti. Passato il tempo togliete dal forno e lasciatela raffreddare, quindi spennellate la superficie della torta con un po’ di latte e distribuite sopra le scaglie di ciocciolato bianco facendole aderire bene all’impasto.
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carnevale carolina (2)Torta di Carolina è una pasta frolla farcita con crema di amaretti
Crostata con la cotognata

Quince Jelly Tart, crostata con la cotognata

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Ingredienti e dosi

per la pasta tipo frolla
250 gr di farina 00, 1 bustina di lievito, vaniglinato per dolci, 100 gr di zucchero, 1 uovo, 100 di margarina, sale

per il ripieno
250 gr. di Cotognata (quince jelly), 50 gr di nocciole tritate molto grossolanamente, 50 gr. di cioccolato fondente a pezzettoni.

Preparazione

Lavorare, velocemente, gli ingredienti fino ad ottenere un impasto tipo frolla, un po’ più morbido per via della presenza di margarina. Mettere a riposare in frigo per 30 minuti.

Lavorare, velocemente, gli ingredienti fino ad ottenere un impasto tipo frolla, un po’ più morbido per via della presenza di margarina. Mettere a riposare in frigo per 30 minuti.

cotognata della petronilla    crostata con cotognata (4)    crostata con cotognata (3)    crostata con cotognata (2)

Stendere l’impasto, con le mani, in una teglia foderata con carta da forno. Spalmare uno strato di marmellata. Aggiungere le nocciole tritate e i pezzetti cioccolato. Ricoprire con la restante pasta “frolla” sbriciolandola sopra, molto grossolanamente. Preriscaldare il forno a 180 gradi e cuocere per 30 – 40 minuti. Fare la prova stecchino. Spolverare con zucchero a velo, oppure cospargere di zucchero semolato al momento di infornare, così a formare, con la cottura, una appetitosa crosticina.

Lavorare, velocemente, gli ingredienti fino ad ottenere un impasto tipo frolla, un po’ più morbido per via della presenza di margarina. Mettere a riposare in frigo per 30 minuti.

Vino

Bianco o rosso, semisecco o dolce, aromatico o fruttato; spumante Franciacorta (Lombardia), Prosecco (Veneto)

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Torta di zucca alla maniera di Petronilla

Torta di zucca alla maniera di Petronilla

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Se anche voi (al par di me) avete fatto per il pranzo della Vigilia i lombardissimi tortelli con la zucca, e se anche a voi fosse rimasto in casa (come è rimasto a me) un bel pezzo di zucca gialla e soprattutto molto dolce, utilizzatelo per fare (come ho fatto io) la torta di zucca per il comune pranzo familiare. Non vi sembrerebbe forse adatta la zucca, per confezionare torte? Ebbene, fate la prova; e sono certa che – portate dalla posta – verranno poi a rallegrarmi parecchie epistole con i vostri soliti “tante grazie e tanti complimenti, o cara Petronilla!”
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Per fare questa torta, bisogna pesare la zucca cruda dopo di averla sbucciata; non scordarne il peso esatto; tagliarla in fette sottili; metterla in una pentola; coprirla di latte; farla bollire spesso rimestando; lasciarla al fuoco fino a che non avrà bevuto tutto il latte; e passarla, infine, per il setaccio, raccogliendo in una insalatiera il passato. Bisogna poscia unire una presa di sale ed una di cannella, un cucchiaio di pane grattugiato, un pugno di mandorle sbucciate e tagliate assai fine con la mezzaluna, tanto zucchero quant’è la metà del peso della zucca, un uovo intero; mescolare e rimescolare il tutto per bene; e lasciare infine l’impasto lì, ad amalgamarsi in quiete.
Bisogna poi preparare una buona pasta frolla impastando insieme circa 200 gr. di farina bianca, due cucchiai di zucchero, mezz’etto di burro ed un po’ di latte; tirarla dello spessore dei nostri vecchi due soldi; e stenderne più di metà sul fondo e tutt’in giro alla tortiera,, che sarà già unta di burro. Bisogna infine riempire con l’impasto la tortiera; ritagliare, nella pasta frolla rimasta, delle listerelle; distenderle, incrociandole, sulla torta, infarinatre e…
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E mi saprete poi dire se la zucca, quando è dolce, possa o no servire a confezionare torte; ma torte (ben s’intende) non per i pranzi di riguardo, ma per i cari, per gli intimi, per i riposanti pranzetti familiari e che una torta riesce sempre a maggiormente rallegrare!
“Altre ricette di Petronilla anno 1935”

Petronilla, chi era?Ricette della Petronilla libri

PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente.

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torta di zucca

Torta di zucca alla maniera di Petronilla
Torta con l 'uva

Torta con l ‘uva

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Ingredienti per 4-6 persone

 400 gr. di acini d’uva, 300 gr. di farina 00, 150 gr. di burro, 150 gr. di zucchero, 1 bustina di lievito per dolci, 3 uova. 1 bicchiere di rum, 1 pizzico di sale, 5 gr. di gelatina, Marmellata del gusto preferito.

Preparazione

Tagliare a metà gli acini di uva e togliere pazientemente i semini. In una ciotola lavorare il burro con lo zucchero. Aggiungere la farina, il lievito, le uova, il rum ed il pizzico di sale. Mescolare un poco. Mettere gli acini di uva e mescolare bene.

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Foderare uno stampo da plumcake e versarvi il composto. Livellare bene. Cuocere in forno preriscaldato a 210 gradi circa per 40 – 45 minuti. Fare la prova stecchino. Lasciare raffreddare dentro il forno. Nel frattempo, ammollare i fogli di gelatina in acqua fredda per 10 minuti. Strizzarli leggermente. Scaldare un bicchiere abbondante di acqua dolcificata senza portare a bollore. Aggiungere la gelatina e mescolare fino a scioglierla completamente. Lasciare intiepidire. Porre la torta su un piano in posizione rovesciata.

torta_d_uva2 torta_d_uva3 torta uva.

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Spalmare la superficie con la marmellata (io ho usato quella di pesca). Guarnire con chicchi d’ uva. Versarvi sopra la gelatina ancora liquida o di consistenza oleosa. Riporre la torta in frigo per almeno 2 ore. Mettere nel piatto da portata e cospargere di zucchero a velo.

Per guarnire, anzichè uva e zucchero a velo, si può usare l’uva alla neve.

La torta può essere presentata anche togliendo la parte esterna dei lati.
Torta con l'uva
Vino
Moscato o vino passito: Passito di Pantelleria, Vin Santo (Toscana), Vino cotto (Marche), Tokaj (Friuli).

.Torta con l ‘uva
Ringrazio le cookine che l’hanno testata, facendo delle OTTIME variazioni da copiare!!!!!
mamma oca
Cara Patrizia, come promesso ti metto le foto ho sostituito il rum con il limoncello ed eliminato la gelitina BUONISSIMISSIMA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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uva (6)uva (5)
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Pittbull21
Troppo buonaaaaaaaa!!! Tra ieri sera e stamattina, io e mio figlio, ce ne siamo spazzolati metà!!! Ho fatto solo un paio di modifiche: 1. ho usato la marmellata di mirtilli,  2. l’ho cotta in una teglia rettangolare
Poi mi son picchiata con la gelatina, che non ne voleva sapere di rapprendersi…così ho sclerato e ho aggiunto un paio di fogli…ma si è rappresa poi troppo presto ed ha fatto i grumi!!! UN DELIRIOOOOOO!!! Ma intanto io mica mi arrendo…ce l’ho messa ugualmente! Ora scarico le foto e te le metto… Ecco qua…. questa la torta guarnita
Qui l’oscenità con la gelatina.. Qui la fetta… E qui…quello che ne restava stamattina…
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uva (3) uva (2) uva (4) uva
 
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Crostata alla Nutella

Nutella Nutella Nutella…. oggi ecco la Crostata alla Nutella, una prima colazione sostanziosa

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La Nutella è probabilmente la crema spalmabile più diffusa al mondo:

Nutella® è il nome commerciale italiano di una crema gianduia a base di cacao e nocciole. Fu creata nel 1964 dall’industria dolciaria piemontese Ferrero di Alba (Cn), sulla base di una precedente crema denominata Pasta Giandujot e poi SuperCrema. Il nome deriva dal sostantivo nut, che significa “noce” in inglese, e il suffisso italiano ella, per ottenere un nome orecchiabile.

L’origine della Nutella è legata al cioccolato Gianduia, che contiene pasta di nocciole. Il Gianduia prese piede in Piemonte nel momento in cui le tasse eccessive sull’importazione dei semi di cacao cominciarono a scoraggiare la diffusione del cioccolato convenzionale.   nutella film Bianca di Nanni Moretti

È stata protagonista di saggi, citata in canzoni ed è anche comparsa in pellicole cinematografiche, come nel film Bianca di Nanni Moretti, in cui il protagonista affoga l’ansia in un enorme barattolo di Nutella alto circa 1 metro.

Questa delizia di crema è utilizzata soprattutto come accompagnamento per pane, biscotti e frutta, ma esistono ricette per torte e crêpes.

Eccone alcune:

Castagnole farcite di Carnevale

Crêpes alla nutella

Rotolo alla Nutella

Torta pan di stelle con Nutella e panna montata

 

 

 

 

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La crostata alla nutella, una prima colazione sostanziosa

Ingredienti

150 g di burro, 300 g di farina 00, Zucchero a velo q.b, 3 uova, 350 g di Nutella, 1 pizzico di sale.

Preparazione

Disponete sul piano di lavoro la farina a fontana. Versate nel centro i tuorli delle uova e lo zucchero. Sciogliete il burro in un pentolino e unite pure quello alla farina. Amalgamate con cura e lasciate riposare la pasta frolla per circa un’ora.

Passato questo tempo, separate un pezzetto di pasta (con cui formerete il caratteristico strato superiore), e stendete il resto con il matterello. In questo modo avrete ottenuto la base. Adagiatela quindi in una tortiera rotonda, leggermente imburrata o ricoperta con carta da forno.

Fate dei piccoli fori sul fondo con la forchetta e cospargete con la Nutella. Ripiegate i bordi della pasta frolla sullo strato di Nutella. Stendete la pasta rimanente e tagliatela per formare alcune listarelle. Coprite con queste la crostata a mo’ di griglia.
Mettete la crostata nel forno già caldo (180°C) e fate cuocere per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare un po’, cospargete con zucchero a velo a volontà e servite.

segue

 Di kochtopf [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons”
 Di kochtopf [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Torta di frutta cotta in pasta frolla alla maniera di Petronilla

Torta di frutta cotta in pasta frolla alla maniera di Petronilla

 
(Necessita di forno)
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Ogni cuoca, si può dire, ha il suo modo personale di preparare una torta di pasta frolla ricolma di frutta cotta, sì che, naturalmente, anch’io debbo avere il modo Dio. Solo sulla mia strada potrò, dunque, instradare le giovani cuoche che, essendo ancora inesperte, me ne hanno chiesta e richiesta la ricetta. A loro (e solo a loro) oggi dunque dirò che, per preparare quella tale torta che con il suo profumino di alta pasticceria e con il suo gusto sopraffino manda in vero visibilio marito e ragazzi, io… io la faccio così:
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Compero 5 o 6 mele e un paio di pere; le sbuccio; le taglio a pezzetti; ne levo i semi; ed assieme ad una manciata di prugne secche (ben lavate e snocciolate), a 2 pezzi di buccia di limone, e a 3 cucchiai di zucchero, le metto con acqua, in una casseruola, a fuoco basso. Cucino poi, sode, 3 uova; ne scarto gli albumi (che non servono): e passo i 3 torli per il setaccio. Mentre la frutta si va lentamente cucinato, mescolo insieme per gr 200 di farina bianca, gr 100 di fecola, gr 100 di zucchero, i 3 torli setacciati, una presa di sale, e poscia impasto il tutto con gr 200 di burro liquefatto. Manipolo per bene; e infine lasciò lì, la pasta, a riposare per mezz’ora.
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Quando l’orologio (che non deve mai mancare in una cucina) mi avverte che la mezz’ora è ormai scoccata, dò la definitiva manipolata alla pasta la stendo, con il rullo, uniformemente alta circa mezzo centimetro; e, con la maggior parte di essa, tappezzo fondo ed orlo della tortiera dopo averla imburrata e leggermente infarinata. Sulla pasta verso tutta la frutta (che nel frattempo si sarà cotta ed avrà anche assorbita tutta l’acqua) e ne uguaglio per bene col cucchiaio la superficie.
Nella pasta che mi è avanzata (dopo averla di nuovo manipolata e stesa) taglio (secondo la quantità d’essa) o tanti dischi (con un bicchierino) o tante listerelle (con il coltello) larghe poco più di un dito; distribuisco o gli uni o le altre, sulla frutta; rivolto, verso l’interno, l’orlo della pasta con la quale ho tappezzata la tortiera; e metto questa in forno caldo. Allorché, dopo poco più di mezz’ora, trapela dal forno quel certo profumino… dò un’occhiata per constatare il colore della pasta, e se la vedo d’oro, e quindi cotta…
***
La squisita mia torta di pasta frolla e di frutta sciroppate è pronta per la “solenne imbandigione)! È questo il modo, personale, mio, di Petronilla, di far la torta di pasta frolla e frutta!
 . Ricette di Petronilla Ed.Olivini 1938
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Petronilla, chi era?

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
Torta di frutta cotta in pasta frolla alla maniera di Petronilla

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By Dèsirèe Tonus – Flickr: crostata, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18656120
 Di Cameron Nordholm (originally posted to Flickr as DSC_0029) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Timballo di maccheroni

Questi pasticci non sono il Timballo di maccheroni del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, ma…

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Tutti quelli che hanno visto “Il Gattopardo”, il film di Visconti, non possono dimenticare la scena del ricevimento nella quale la bellissima Angelica (Claudia Cardinale) danza con il principe di Salina, ovverosia il Gattopardo (Burt Lancaster). Indimenticabile anche la cena dove, tra la luce delle candelle che illuminano la tavola sfarzosa, viene servito il principesco “Timballo di maccheroni”.
.Le cornici del ballo e della cena sono ambienti ricchi e sontuosi: pavimenti di marmo prezioso, specchi in cui si riflettono le luci dei grandi lampadari di cristallo, stucchi dorati, mobili preziosi. Tutt’intorno i nobili palermitani: principi duchi, baroni, tutti eredi di famiglie potentissime.

Il film è tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ha fatto rivivere nel libro l’ambiente splendido, ma in disfacimento, della grande nobiltà siciliana nella seconda metà dell’Ottocento. .Ci sono le feste da ballo, le vacanze nel feudo di famiglia, i ricevimenti a corte, i palazzi così grandi da avere numerose stanze dimenticate, la servitù ossequiante, gli amori puri e quelli meno puri. C’è anche la spedizione di Garibaldi che spazza via gli antichi privilegi, per far posto ad altri privilegi più moderni. Alla fine del libro i grandi palazzi sono destinati a diventare opachi e i divani, di splendido velluto, diverranno polverosi.

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TIMBALLO DI MACCHERONI da una antica ricetta siciliana del 1860
«Ogni anno i Salina si trasferivano con la bella stagione nel palazzo di Donnafugata. La sera stessa veniva preparata una cena alla quale erano invitati gli amici del principe: Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell’interno, un pranzo che si iniziasse con un “potage”, e infrangeva tanto più facilmente le regole dell’alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata Perché un residuo timore non palpitasse in loro all’inizio di ognuno di questi pranzi solenni.
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Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d’argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perché se l’aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito. Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose. Buone creanze a parte, però, l’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione.
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L’oro brunito dell’involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.»
Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il gattopardo , 1958

Ingredienti per 6 persone

500 g maccheroni o Anelletti Siciliani.

Per il ragù siciliano
400 ml sugo di carne, va bene l’estratto, 1/2 pollo lessato, 100 g funghi freschi o surgelati, 100 g fegatini di pollo, 200 g prosciutto cotto, tagliato a striscioline, 100 g di salsiccia, 120 g pisellini mignon, lessati al dente burro, i, parmigiano grattugiato, 3 uova sode a fette, sale e pepe, un tartufo nero.

Per la pasta frolla
400 g di farina, 200 g di zucchero, 200 g di burro a temperatura ambiente, sale e cannella un pizzico, 4 tuorli d’uovo.

Per la crema pasticcera
3 cucchiai di zucchero, 3 tuorli d’uovo, 2 cucchiai di farina, sale e cannella un pizzico, 1/2 litro di latte.

Preparazione
  • Fare la pasta frolla impastando velocemente con le mani tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e lasciatela riposare un’ ora coperta con un panno in frigorifero.
  • Procedete poi a preparare la crema pasticcera che coprirete con la pellicola trasparente fino al momento dell’uso.
  • Preparate poi delle polpettine, grandi come nocciole, con 200 g di carne tritata di pollo lesso mescolata a 1 uovo, 100 g di prosciutto cotto, 2 cucchiai di parmigiano, prezzemolo tritato e un pizzico di sale. Friggetele in abbondante olio e tenetele da parte.
  • Fate insaporire in un po’di burro il pollo ed il prosciutto rimasti, tagliati a striscioline; aggiungete i fegatini, le salsicce, i funghi, le polpettine, i pisellini e cuoceteli per qualche minuto. Trasferiteli poi in una casseruola con qualche cucchiaiata di succo di carne e fate cuocere ancora per qualche minuto in modo che i sapori si mescolino bene.
  • Lessate nel frattempo i maccheroni molto al dente, scolateli e conditeli con il sugo di carne, il burro, abbondante parmigiano e fateli raffreddare.
  • Imburrate una tortiera ad anello di 30 cm di diametro e ricoprite il fondo ed i bordi con un terzo della pasta frolla che avrete steso sottile, circa 1/2 cm. E’ importante che la pasta sporga un po’dai bordi in modo che con facilità possiate chiudere il timballo con l’altro disco di pasta.
  • Disponeteci sopra metà dei maccheroni, distribuiteci sopra la finanziera di carne, le uova, spolverizzate con il parmigiano e il tartufo nero a lamelle.
  • Infine coprite con il resto dei maccheroni a cui darete una forma leggermente a cupola sulla quale verserete la crema pasticcera che farete penetrare bene.
  • Ricoprite il timballo con la pasta frolla avanzata premendo bene i suoi bordi per farla aderire alla prima.
  • Spenellate la sua superficie con dell’uovo sbattuto e fate cuocere per circa 45 minuti nel forno a 180 gradi.
  • Prima di togliere l’anello, lasciatelo riposare per 5 minuti e servitelo subito.

http://ierioggiincucina.myblog.it/wp-content/uploads/sites/233457/2014/06/timballo-pasticcio.jpg

Timballo di maccheroni
Il Gattopardo è un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958. L’autore trasse ispirazione da vicende della sua antica famiglia e in particolare dalla vita del suo bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa. Per il tema trattato è spesso considerato un romanzo storico, benché non ne soddisfi tutti i canoni. Nel 1963 fu ridotto nel film omonimo da Luchino Visconti. Il titolo del romanzo ha l’origine nello stemma di famiglia dei Tomasied è così commentato nel romanzo stesso:
«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra
Attraverso l’analisi del romanzo di Tomasi di Lampedusa emergono diverse tematiche che l’autore ha desiderato evidenziare.
  • in primo luogo un tema molto ricorrente è quello della morte inevitabile per chiunque. Insieme con questo emerge spesso il disfacimento degli individui.
  • il carattere dei siciliani, tutti parecchio presuntuosi, sicuri di sé e molto tradizionalisti. Non molto disposti a cambiare le cose, perché probabilmente impauriti da ciò che non conoscono.
  • il disprezzo che provano i nobili nei confronti dei borghesi (nel romanzo Don Fabrizio e Don Calogero rappresentano le due categorie).
  • l’ascesa, durante quel periodo, di questa classe borghese contro la perdita di potere di quella nobiliare. La causa di tale fenomeno è la maggiore attività della classe in crescita, più intraprendente, più motivata a ottenere vittorie, nonostante sia forse più volgare dell’altra.

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Crostata di ciliegie

Crostata di ciliegie

 

La crostata è un dolce tipico italiano basato su un impasto di pasta frolla coperto con confettura, crema o frutta fresca. Dolci simili sono diffusi in tutta Europa. Le guarnizioni più diffuse per la crostata oltre alla confettura sono: la crema pasticcera, la ricotta e la nutella.

 Ingredienti e dosi per 8 persone

per la pasta:
350 gr. di farina, 1 pizzico di sale, 150 gr. di burro o margarina, acqua fredda o latte quanto basta.

per la farcitura:
200 gr. di zucchero semolato, 40 gr. di farina, un kg. di ciliegie rosse, 2 cucchiai di vino rosso, un cucchiaino di buccia d’arancia grattugiata.

Tempo di preparazione: 40 minuti – Tempo di cottura: 45–55 minuti

Preparazione 

Ponete le ciliegie ben lavate e snocciolate, in un tegame di terracotta con 2 cucchiai di zucchero e 2 di vino e fatele sobbollire per 40 minuti. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Accendete il forno e riscaldatelo a circa 200°C.

Setacciate la farina e un pizzico di sale in una larga terrina. Aggiungete il burro e lavorate il tutto con le mani amalgamando bene gli ingredienti. Poi versate una quantità d’acqua fredda o di latte sufficiente a rendere l’impasto sodo e piuttosto compatto.

Tirate metà dell’impasto su un piano infarinato e utilizzatelo per rivestire una teglia del diametro di 24 cm. increspate il bordo della pasta. In una larga terrina mescolate le ciliegie con 1 cucchiaino di buccia d’arancia grattugiata, 40 gr. di farina e lo zucchero rimasto, quindi versate il composto nella teglia.

Spianate la pasta rimanente e con una rotellina seghettata tagliate la pasta in strisce sottili lunghe 23 cm. e poi intrecciate le strisce sopra la crostata.

Cuocete in forno per circa 45 minuti, ricoprendo la torta con un foglio di alluminio se vedete che la pasta sta imbrunendo troppo.

Base di pasta frolla prima di essere infornata

Base pasta frolla.jpg

Di Rollopack – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47726544
Di fugzu – originally posted to Flickr as Crostata alla confettura di ciliegie, CC BY 2.0,
Crostata di ciliegie