Risotto tricolore per i 150 de l’Unità d’Italia, 17 marzo 2011

  • Preparare un risotto rosso (base di salsa di pomodoro), calcolando le porzioni per un terzo degli ospiti.
  • Preparare un risotto bianco (base burro e vino bianco) calcolando la stessa quantità.
  • Preparare un risotto verde (base piselli, o asparagi o spinaci) calcolando la stessa quantità che per il risotto rosso e per quello bianco.
  • Riunire i tre risotti tenendo distinti i 3 colori, disposti a bandiera, in una tegllia unta di burro e lasciare rassodare nel forno senza asciugare del tutto.
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Naturalmente questo riso tricolore può essere presentato nella maniera tradizionale.
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riso tricolore
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Saggio Breve sui 150 anni dell’unità d’Italia di IRIS VIOLA
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Sono iniziati un paio di mesi fa a Marsala i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità di Italia, combattuta e conquistata a fatica da Giuseppe Garibaldi nel 1860. Fu la famosissima spedizione dei mille ad aprire la strada all’unificazione del nostro Paese. Ricordiamo ancora con ardore quando, insieme ad un esiguo numero di volontari reclutati tra i giovani, Garibaldi, prima titubante e poi deciso quanto mai nel suo intento, partì nel 1860 da Quarto sulla costa genovese per poi scendere fino a Calatafimi, dove il comandante pronunciò la celebre frase “Qui si fa l’Italia o si muore”. Il primo obiettivo, infatti, era stato quello di liberare l’Italia dalla dominazione Austriaca, contro la quale si erano battuti senza successo già Mazzini e Cavour. Poi, però, tutto cambiò.
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Cacciare gli Austriaci dal nostro territorio fece risvegliare quel desiderio già espresso dall’Alfieri e dal Manzoni di creare un Paese unito. E allora da quel momento, cominciarono a battersi per questo ideale: In questo contesto, allora, si inserisce la diatriba tra chi oggi vuole ricordare con gioia quei momenti ed è grata a quei giovani che ci hanno permesso di identificarci tutti dall’Alto-Adige alla Sicilia, sotto il nome di Italiani e chi, invece, rinnega la volontà da parte delle regioni del Nord-Italia di far parte del nuovo Stato. Le critiche in questi giorni sembrano arrivare da ogni parte: la sinistra lamenta la mancata partecipazione del proletariato nelle istituzioni create durante il Risorgimento; la Chiesa dice che i cattolici allora erano contrari a tutto questo e il partito Leghista afferma, citando Scalfari, che “il Mezzogiorno è sempre stato una palla al piede per il Nord che per 150 anni è stato costretto ad assistere un popolo di fannulloni”.Anche l’organizzazione dei festeggiamenti sembra fare acqua da tutte le parti.Il presidente Ciampi, assente per motivi di salute, ha ceduto il posto a Giuliano Amato, seguito a ruota da Dacia Maraini, Ugo Gregoretti e molti altri.Perché, dopo che l’Italia e gli Italiani sono stati fatti da 150 anni, ancora qualcuno vuole rivendicare la propria autonomia? Perché ora si parla di federalismo?
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Certo è che da sempre il Nord Italia ha mostrato insofferenza per la causa del Mezzogiorno e che ha provato in ogni modo a distinguersi dal resto della Penisola e ora il presidente della Regione Veneta afferma con vigore di non essere disposto ad alcuna forma di solidarietà con altre Regioni in assenza di un reale riscatto etico, civile ed economico di questi territori. Il fatto che l’Italia non sia stata fatta dalle masse, ma dai grandi generali come Garibaldi, non può che essere motivo di rivendicazione per quelli che sostengono che “Torino, cioè Cavour, non aveva affatto in mente la creazione dello Stato italiano”. La mancata partecipazione del popolo rappresenta, senza dubbio, l’aspetto negativo dell’operazione garibaldina, ma forse, a questo punto, è meglio porsi dalla parte di Eugenio Scalfari che ricorda che “effettivamente un nuovo potere pubblico non è mai nato se non ad opera di una minoranza e che non esiste esempio nella storia di un nuovo potere pubblico nato da un movimento di popolo”. E poi, questi della Lega hanno mai provato a chiedersi cosa saremmo oggi se 150 anni fa non fosse successo quello che è successo?
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Non è possibile parlare con il senno di “poi” e non è nemmeno corretto dare un colpo alla botte ed uno al cerchio. Ovvero non si può parlare di Italia solo quando conviene o solo quando entra in gioco l’amato sport e le vittorie dei nostri connazionali. Se siamo oggi Italiani, dobbiamo esserlo sempre, uniti sotto un’unica bandiera, pronti a gioire insieme delle conquiste e a dispiacersi insieme se qualcosa non va. Non possiamo commettere gli stessi errori di Cavour: oggi abbiamo gli occhi abbastanza aperti per capire che non è leale prendersi il rischio solo in minima parte, come fece il Conte, pronti però ad assumersi, poi, l’eventuale paternità di un successo. Invece di alimentare continue polemiche su quello che ormai è stato, dovremmo imparare ad essere fieri di quello che siamo e grati a Garibaldi e ai suoi uomini di averci fatto Italiani.
Risotto tricolore per i 150 de l’Unità d’Italia, 17 marzo 2011ultima modifica: 2013-03-17T18:16:00+01:00da
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3 pensieri su “Risotto tricolore per i 150 de l’Unità d’Italia, 17 marzo 2011

  1. Sono passata qui per assaggiare, in qualità di Giudice dei primi piatti!
    Bellissima ricetta, grazie!

  2. Ciao Patrizia sono cuocaatempoperso…
    ti scrivo per dirti innanzi tutto grazie ma che sei molto in anticipo rispetto ai tempi di inizio contest…
    No problem pero’..
    Stai dentro il contest MA PER CORTESIA ripostalo il 17 e aggiungi assolutamente la categoria di apparteneza …
    Sara’ Banale ma e’ uan regola !!!

    GRAzie comunque di aver aderito alla mia iniziativa.. ne sono felice !!!

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