Uncinetto: Bordura per asciugamano tovaglia lenzuolo

Uncinetto: Bordura facile per asciugamano (ma anche per tovaglia o lenzuolo)

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Occorrente
Cotone bianco del n. 12, uncinetto del n. 1.00.

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Punti impiegati
Catenela di base, maglia alta, punto catenella.

La bordura si lavora nel senso dell’altezza e per tutta la lunghezza occorrente.

(Clicca sulle immagini per vederle ingrandite)

uncinetto

Quell’ idea in più
Una bordura, anche molto semplice, può essere utilizzata per abbellire, impreziosire o rinnovare un cestino anonimo: sarà anche un’ idea regalo personalizzata che ci farà ricordare.

cotone,asciugamano,lenzuolo,tovaglia,uncinetto

Misure
Sono approssimative dato che una differenza fondamentale è fatta dalla mano di chi lavora: quanto viene teso il filo, come è tenuto l’uncinetto (o i ferri da maglia), come si muovono le mani. Ogni persona “ha una mano più o meno stretta (o larga)”, con il risultato che un uncinetto della stessa misura pu essere giusto o piccolo oppure grande, con il risultato che si otterrà un lavoro morbido e regolare, o un lavoro troppo fitto e duro, oppureun lavoro troppo rado e irregolare.

Il campione
Per la buona riuscita d’ogni lavoro, oltre ad usare il filato e l’uncinetto consigliati, eseguire sempre un campione di circa 10 cm. di lato del capo prescelto, confrontandolo con le dimensioni previste nella spiegazione: se risultassero simili, procedete alla confezione.

Simboli
E’ molto importante conoscere l’esatto significato dell’uso dell’asterisco (*). Questo simbolo (*) avverte che bisogna ripetere il lavoro eseguito tra asterisco e asterisco. se gli asterischi sono du, il lavoro si deve ripetere sue volte. E così di seguito.
da Speciale uncinetto, Doinna più extra

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La Taberna dell'Antica Roma e la Taverna del Medioevo  Taverne_di_pescivendoli_Ostia_Antica

La Taberna dell’Antica Roma e la Taverna del Medioevo

Taberna di pescivendoli a Ostia antica

LA TABERNA
Nell’antica Roma la taberna (al plurale tabernae) era una sorta di ristorante o trattoria, tipicamente dotata di una sola stanza con volta a botte. La taberna nacque inizialmente come deposito ed era, in genere, la bottega degli artigiani, aperta verso la strada; si passò poi alle tabernae vinarie e a quelle che si specializzarono nella consumazione del vino e del pasto.

Tabernae a Ostia
        Taverne in Ostia Antica 01.jpg    Taverne in Ostia Antica 02.jpg
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Le tabernae avevano un bancone di pietra, con cinque o sei contenitori murati, rivolti verso la strada; accanto al banco vi era un fornello con una casseruola piena di acqua calda; nel retro c’erano la cucina e le sale per la consumazione. Avevano una finestra in alto che dava luce al soffitto in legno del deposito ed un grande vano di apertura sulla strada.

Un famoso esempio si trova nei mercati di Traiano, costruiti da Apollodoro di Damasco. Secondo la “Cambridge Ancient History”, la taberna era un’unità per la vendita al dettaglio all’interno dell’ Impero Romano, in più era il luogo dove venivano offerte numerose attività commerciali e terziarie, comprese la vendita di cibi cotti, vino e pane.

Fonte: Wikipedia

Jan Steen - Revelry at an Inn - WGA21761.jpg

Revelry at an Inn (Baldoria in una locanda)  di Jan Steen (1625/26–1679)

LA TAVERNA
La taverna nel Medioevo è un luogo di ritrovo per bere, mangiare, incontrarsi, giocare.
La documentazione principale sulla presenza della Taverna nella vita sociale del Tardo Medioevo ci è fornita dagli Statuti delle città. Le Taverne erano ubicate sia nei centri urbani che nei piccoli borghi nelle campagne, ma soprattutto nei luoghi di mercato, lungo i fiumi in prossimità di ponti e traghetti e le strade, nei porti; tutti posti nei quali vi era molta gente di passaggio o stanziale. Erano sorvegliate dalle autorità. La Taverna medievale era caratterizzata da un’insegna e da dei lunghi sporgenti pali per la birra che però spesso recavano fastidio alla circolazione, e a Londra nel 1375 vi fu un provvedimento che ne limitava a 7 piedi la misura massima di sporgenza dalla facciata. Lo statuto della città di Verona del 1327 ci trasmette la possibile esistenza di un cortivum o di un porticus: ne è facile dedurre che durante la buona stagione i vini, la birra e l’idromele venivano consumati all’esterno in quello che è altrove definito “circuito della taverna”.

Fonte: lamescaligere.it
Ricette

I Carmina Burana

sono testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis o Codex Buranus, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l’antica Bura Sancti Benedicti fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera) e attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera..

Se vuoi ascoltare:
Il testo in Latino e italliano di “In taberna quando sumus”, il carme 196 dei “Carmina Burana”
In taberna                                                                                                                    All’osteria
Carmina Burana: “In taberna quando sumus” 196 Testo ©2001 Saltatio Mortis Traduzione ©2008 Daniele Benedetti
In taberna quando sumus
Non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus
Cui semper insudamus
Quid agatur in taberna
Ubi nummus est pincerna
Hoc est opus ut queratur
Si quid loquar, audiatur Quidam ludunt, quidam bibunt
Quidam indiscrete vivunt
Sed in ludo qui morantur
Ex his quidam denudantur
Quidam ibi vestiuntur
Quidam saccis induuntur
Ibi nullus timet mortem
Sed pro Baccho mittunt sortem: Hier ein Spiel, ein Trunk daneben
Dort ein wahres Heidenleben
Wo des Spieles wird gepflogen
Sieht sich mancher ausgezogen
Klopft ein anderer stolz die Tasche
Liegt der Dritt in Sack und Asche
Wer wird um den Tod sich scheren?
Losung ist: Zu Bacchus Ehren!
Quando siamo all’osteria
Non ci curiamo più del mondo
Ma ci affrettiamo al gioco
Al quale sempre ci accaniamo
Che si faccia all’osteria
Dove il soldo fa da coppiere
Questa è cosa da chiedere
Si dia ascolto a ciò che dico C’è chi gioca, c’è chi beve
C’è chi vive senza decenza
Ma tra coloro che attendono al gioco
C’è chi viene denudato
Chi al contrario si riveste
Chi di sacchi si ricopre
Qui nessuno teme la morte
Ma per Bacco tentano la sorte: Qui un gioco, insieme a una bevuta
Là una vera vita da miscredente
Dove c’è l’abitudine del gioco
Si vedono alcuni che si spogliano
Un altro batte orgogliosamente la tasca
Il terzo giace tra sacchi e cenere
Chi si curerà della morte?
La parola d’ordine è: onore a Bacco
 Fonte: metalgermania.it/
“Taverne di pescivendoli Ostia Antica” di Chris 73 – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
 “Jan Steen – Revelry at an Inn – WGA21761” di Jan Steen (1625/1626–1679) – Web Gallery of Art:   Image  Info about artwork. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons –
Scapece da taberna taverna

“Scapece da taberna (taverna)”

Scapece gallipolina 

La scapece e’ una preparazione gastronomica dell’Italia meridionale; in Puglia, ad esempio, sono famose le scapece di Lesina e di Gallipoli. La procedura varia da zona a zona, e, sostanzialmente prevede nella ricetta l’utilizzo di verdure o ortaggi tassativamente fritti (melanzane, pomodori, carote, fagiolini ecc.) e pesce azzurro o anche le une e l’altro, ma fritti separatamente.

Si avvicina grosso modo, anche alla tipica preparazione del nord Italia “carpione” che prende nome da un pesce d’acqua dolce (Salmo tutta carpio) il quale, previa frittura, viene cosparso con cipolle fatte appassire in olio d’oliva con una marinata d’aceto, aglio e altre spezie, e, al veneto “saòr” che deriva dal medievale italiano “savore” dal latino “sapor”, mentre con il termine Scabeccio si fa riferimento ad una identica preparazione in uso in Liguria e in Piemonte.

  Ingredienti per 6 persone 

800 g – 1 kg di pesce (naselli, merluzzetti, sgombri ecc.), 3 cipolle da agricoltura biologica, 1 litro di vino (rosso o bianco, a seconda del colore che si vuole ottenere), ¼ di litro di aceto di vino, 6-7 stigmi di zafferano, ½ cucchiaino di grani di cumino, ½ cucchiaino di pepe nero in polvere, sale.

Preparazione

Mescoliamo il vino all’aceto, aggiungiamo il sale e portiamo ad ebollizione. Mettiamo il pesce in questa miscela acetosa e cuociamo solo per 6-7 minuti, mantenendo il liquido al limite dell’ebollizione. Togliamo il pesce dall’acqua con la schiumarola e mettiamolo in un recipiente fondo, preferibilmente di terracotta. Rimettiamo sul fuoco il liquido, aggiungiamo le cipolle tagliate a rondelle e facciamo restringere a fuoco lento per circa mezz’ora. Togliamo dal fuoco e aggiungiamo le spezie (cumino, pepe e zafferano) al liquido. Versiamo sul pesce e facciamo raffreddare: si rapprenderà in gelatina. Serviamo freddo.

  • Questa ricetta si trovava quasi sempre nei “menù” delle taverne che erano luoghi in cui si dovevano proporre piatti da realizzarsi velocemente o addirittura già pronti. Ciò vale anche per lo scapece che è, nello stesso momento, un modo per cucinare ma anche un metodo di conservazione del pesce. Questo procedimento constava, in genere, di pesce azzurro, verdure o anche carni fritte cui venivano applicate alcune spezie (in particolare lo zafferano), le cipolle e una salsa o gelatina dal sapore acido. Tale salsa è probabilmente originaria della cucina araba e il suo nome deriva dal termine sikbaj; troviamo attestazioni di questa preparazione già nel “De re coquinaria” di APICIO o in alcuni ricettari della corte di Federico II di Svevia che ne era particolarmente ghiotto. Nell’Italia meridionale e in Spagna si servono ancora oggi gli scapece. Fonte: Il libro della cucina del secolo XIV
Jan_Steen_-_Revelry_at_an_Inn_-_WGA21761
Revelry at an Inn (Baldoria in una locanda)  di Jan Steen (1625/26–1679)
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Altre ricette

Grande Taberna, Herculaneum – Scavi di Ercolano

Scapece da taberna taverna

 Scapece,
etimologicamente deriva dal latino Escha Apicii, e cioe salsa di APICIO, autore del De coquinaria, il piu antico manuale di gastronomia, per fare in modo che pisces fricti diu durent (per conservare pesci fritti) consiglia: eodem momento, quo friguntur et levantur, ab aceto calido, perfunduntur (nello stesso momento in cui escono dall’olio cospargili di aceto caldo).
Dell’Imperatore Federico II di Svevia si racconta che ne era talmente ghiotto che difatti se la faceva venir dal Lago Lesina (Resina ut ab eis faciat ascaperiam). Nel marzo del 1240 in vista del Colloquium generale previsto a Foggia, chiese al cuoco Berardo di preparare askipeciam et gelatinam usando appunto il pesce che proveniva da quel lago.
Alcuni studiosi affermano invece il termine deriva dall’arabo As-sikbāj che designava una preparazione molto apprezzata di quella cucina che seguiva una procedura abbastanza simile alla scapece, ma solitamente utilizzata per le carni bollite e che sarebbe pervenuta a noi attraverso lo spagnolo escabeche. nella gastronomia iberica, infatti, figurano molte preparazioni di escabeche: Patatas en escabeche con tenca (tinca) a la cacerena (alla maniera di Caceres), Escabeche de berenjenas (melanzane) con hinojo (finocchio), Perdices (pernici) escabechadas.
Può considerarsi una sorta di scapece il siviero di Ippolito Cavalcanti (Capetone in siviero, Puorco sarvateco (cinghiale) ‘nseviero).
Altri percorsi etimologici ci indirizzano invece al francese “aspic” una pietanza in gelatina ormai celebre portata della cucina internazionale. In questo caso va fatta un’osservazione chimica che ci puo’ aiutare a comprendere l’analogia filologica, e cioe’ che in assenza di grassi aggiunti, la cartilagine del pesce una volta disciolta nell’acqua per effetto dell’aceto si solidifica trasformandosi così in gelatina che del resto era all’epoca considerata un “trattamento” per la conservazione degli alimenti, ed esiste una preparazione simile nella cucina ebraica di tradizione askenazita che si chiama “gefillte fisch” .
Fonte:guide.supereva.it
 “Scapece” di Scapece.bianco – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons

 

Zucchine scapece

Zucchine a scapece (Cucuzzielle a la scapece)

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 Ingredienti per 4 persone

1 kg. di zucchini teneri e freschi, olio evo, sale, 2 spicchi d’aglio, origano o menta, aceto

Preparazione

Tagliare a rondelle gli zucchini e farli asciugare un po’ al sole oppure asciugarle premendole con un canovaccio. Friggere gli zucchini nell’olio e salarli, scolarli solo quando saranno diventati scuri. Metterli in una terrina, a strati, cospargendo ogni strato di aglio tritato e origano, oppure foglie di menta tritate. Versare, nella terrina, sopra gli zucchini dell’ottimo aceto di vino. Marinare per qualche ora o, meglio, 1 giorno prima di servire.

Leggi anche

 

 Scapece,
etimologicamente deriva dal latino Escha Apicii, e cioe salsa di APICIO, autore del De coquinaria, il piu antico manuale di gastronomia, per fare in modo che pisces fricti diu durent (per conservare pesci fritti) consiglia: eodem momento, quo friguntur et levantur, ab aceto calido, perfunduntur (nello stesso momento in cui escono dall’olio cospargili di aceto caldo).
Dell’Imperatore Federico II di Svevia si racconta che ne era talmente ghiotto che difatti se la faceva venir dal Lago Lesina (Resina ut ab eis faciat ascaperiam). Nel marzo del 1240 in vista del Colloquium generale previsto a Foggia, chiese al cuoco Berardo di preparare askipeciam et gelatinam usando appunto il pesce che proveniva da quel lago.
Alcuni studiosi affermano invece il termine deriva dall’arabo As-sikbāj che designava una preparazione molto apprezzata di quella cucina che seguiva una procedura abbastanza simile alla scapece, ma solitamente utilizzata per le carni bollite e che sarebbe pervenuta a noi attraverso lo spagnolo escabeche. nella gastronomia iberica, infatti, figurano molte preparazioni di escabeche: Patatas en escabeche con tenca (tinca) a la cacerena (alla maniera di Caceres), Escabeche de berenjenas (melanzane) con hinojo (finocchio), Perdices (pernici) escabechadas.
Può considerarsi una sorta di scapece il siviero di Ippolito Cavalcanti (Capetone in siviero, Puorco sarvateco (cinghiale) ‘nseviero). […]

 Zucchine scapece

 

 

 

Alici, acciughe, sardine Scapece Charles_Lamb,_Islington,_London_

Alici, acciughe, sardine in Scapece

The sardines escabeche. At The Charles Lamb, Elia Street London.
Con scapece o escabeche, si intende sia il procedimento per la conservazione di alimenti sotto aceto, che il prodotto ottenuto. Il metodo per processare un alimento in escabeche rientra nelle operazioni denominate in cucina come marinatura e la tecnica consiste basicamente nel pre-cucinare l’alimento in aceto, olio d’oliva fritto, vino, alloro e pepe in grani. È la trasformazione di un procedimento di origine araba, perfezionato dagli spagnoli.
La parola escabeche, secondo il Dizionario Etimologico di Pascual Corominas, proviene dall’arabo sikbâg, che si riferisce ad un sugo di carne con aceto ed altri ingredienti; è un piatto tipico della Persia, che appare già nel libro “Le mille e una notte”.
La pronuncia volgare di“sikbâg” suonava come “iskebech”, da cui escabeche o “escabetx” in catalano. La forma castigliana “escabeche” apparve scritta per la prima volta nel 1525, nel “Libro de los Guisados” di Ruperto de Nola, edito a Toledo. Questo libro ha anche edizioni precedenti dove apparirebbe la parola escabeche; la prima edizione risale alla metà del secolo XIV, dove appare “escabeig a peix fregit”. Esiste anche un manoscritto catalano “Flors de les medicines” della metà del secolo XV nel quale appare un riferimento all'”escabex”.
Un’altra possibile origine fa risalire la parola escabeche al latino esca (prefisso latino per alimento) + alice (uno dei pesci più noti che vengono conservati in aceto salmistrato) o ancora a esca + Apicii (dal celebre gastronomo romano Apicio).
Esistono altre teorie che fanno risalire sempre all’arabo il nome escabeche, modificato dal Siciliano in “scapeci”, termine utilizzato per indicare il tonno rosso cotto a vapore.

.Alici, acciughe, sardine Scapece

 Ingredienti per 4 persone

 500 gr. di alici freschissime, alcuni cucchiai di farina, 4 foglie di alloro, 1 cipolla piccola, uno spicchio d’aglio, 1/4 di litro di olio d’oliva, 1 bicchiere di aceto, 1/2 bicchiere di acqua, un’abbondante presa di origano, 3 granelli di pepe e poco sale.

Attrezzatura

Una padella per fritti, fogli di carta assorbente, un recipiente di terracotta o vetro completo di coperchio.

Preparazione

 Aprite con un coltello le alici nel senso della lunghezza (facendo però attenzione a lasciarle attaccate da un lato), liberandole della spina dorsale e della testta, ma lasciando la coda. Risciacquatele più volte con delicatezza, sgocciolatele con cura, asciugatele leggermente e passatele rapidamente nella farina; fatele quindi friggere in una padella di ferro, nell’olio bollente, e dorare da ambo le parti.

2 scapece pulizia_acciughe3 scapece Acciughe4 scapece Acciughe_sfilettate800px-Acciughe_sotto_sale.acciughe_asciutte,_olio_extravergine

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  • Quando saranno pronte, estraetele dall’olio e passatele in fogli di carta assorbente, o su tovaglioli di carta, per eliminare ogni eccesso di unto. Dopo averle cosparse con un po’ di sale, sistematele a strati in un recipiente di terracotta o vetro provvisto di coperchio.
  • Ponete ora in una piccola casseruola mezzo bicchiere d’acqua, un bicchiere abbondante di aceto, uno spicchio d’aglio schiacciato, la cipolla tagliata a fettine sottili, le foglie di alloro, una presa abbondante di origano e tre granelli di pepe e lasciate sobbollire lentamente il tutto per un quarto d’ora.
  • Versate quindi la miscela aromatica sulle alici, avendo cura che ne risultino completamente sommerse. Lasciate infine raffreddare a temperatura ambiente, poi coprite il recipiente e fatelo riposare al fresco, per servire il giorno seguente.
  • Desiderando prolungare la conservazione delle alici è indispensabile non infarinarle prima di friggerle e sostituire l’acqua con mezzo bicchiere di olio d’oliva.
Vino

La presenza notevole di aceto suggerisce di evitare, se possibile, il vino; tuttavia in Abruzzo si usa accostare il piatto, in spuntini rustici, al Trebbiano d’Abruzzo servito a 12°C oppure al Cerasulo d?Abruzzo servito a 13-14 °C.

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L’escabeche in Italia
  • Liguria
    Lo scabeccio è un piatto di pesce marinato molto comune in tutta la Liguria. Si usano soprattutto triglie, boghe, acciughe e piccoli pesci in genere, fatti marinare per almeno un giorno in aceto, olio, sale, aglio, cipolle, rosmarino. Va servito a temperatura ambiente.
  • Puglia
    La scapece gallipolina è un piatto tipico di Gallipoli; preparazione: il pesce viene fritto con olio per friggere e dopo fatti marinare a strati alterni con mollica di pane imbevuta con aceto e zafferano in appositi mastelli in legno, la scapece viene venduta in occasione delle festività patronali e fiere.
  • Molise
    La scapece molisana (“scapec” in dialetto molisano) è un tipico piatto usato come antipasto nelle feste popolari e sagre. La scapecie molisana viene preparata in particolare con la razza o palombo, polpi e calamari infarninati e poi marinati con aceto, olio, sale e zafferano, a volte viene servita dopo averla lavata in vino bianco per attenuare il sapore dell’aceto.[1].
  • Sicilia
    A Trapani lo scapece è tradizionalmente la parte meno pregiata del tonno rosso (dopo la buzzonaglia) che viene conservato sott’olio. È chiamato anche maccarone.
  • Sardegna
    Nella Sardegna meridionale e in particolar modo a Cagliari e dintorni compare in svariate ricette Su Scabecciu, il caratteristico sistema di marinatura con olio, aglio e aceto trovando applicazione in molti piatti di pesce e in un tipico metodo di conservazione delle olive, dette appunto “Olive a Scabecciu”.
  • Abruzzo
    Lo Scapece è un tipico piatto del teatino, in particolare della città di Vasto; esso viene cucinato prima infarninadolo e poi facendolo mantegare con aceto, olio, sale, a cui viene poi aggiunta una bustina di zafferano.
L’escabeche nel mondo
  • Argentina
    L’escabeche è una preparazione per vari tipi di carne in Argentina. Uno tra tutti, per esempio, l’escabecha el carpincho (escabeche di capibara, che è una specie di roditore di circa 70-100 cm di altezza).
  • Bolivia
    L’escabeche è un piatto tipico della Bolivia: si prepara dalla pelle e dalle zampe di maiale cotte oppure dal pollo, normalmente accompagnati da cipolle, carote e locoto, mischiati sotto aceto.
    Si prepara anche un escabeche di verdure, mettendo locoto, la ulupica o l’abibi (piccoli frutti piccanti), cipolla, carota e cetriolini in una bottiglia di bocca grande e si versa all’interno l’aceto. Si lascia riposare un giorno per poi mangiarlo. In alcune regioni mettono anche olio nel vaso per poi utilizzarlo a gocce sui piatti come condimento.
  • Chile
    Si prepara la cebolla en escabeche (cipolla in escabeche), a base di cipolla valenciana fresca (non fermentata) e con l’aggiunta di aceto rosa.
  • Cuba
    Generalmente se fa l’escabeche con il pesce, tagliato a fette, infarinato e fritto; in seguito si mette a marinare in una miscela in parti uguali di olio di oliva e aceto. Si aggiunge cipolla, peperoncino, olive ripiene con pepe e opzionalmente con capperi; la marinatura deve durare almeno una settimana.
  • Perù
    L’ecabeche è un piatto tipico della cucina peruviana importato dagli spagnoli nell’epoca del Vicereame del Perù.
  • Uruguay
    L’escabeche viene utilizzato normalmente per conservare i funghi.

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 “Charles Lamb, Islington, London (7794379340)” di Ewan Munro from London, UK – Charles Lamb, Islington, LondonUploaded by tm. Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons –
“Acciughe sotto sale.acciughe sott’olio, vaschetta portacciughe” di Roger469 – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
Abiti Sposa fine '800 inizio '900

Abiti da Sposa di fine ‘800 ed inizio ‘900

 Illustrirte Zeitung, Nr. 8 vom 19. August 1843, J. J. Weber, Leipzig 1843. MDZ München

 

Abiti Sposa fine ‘800 inizio ‘900

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sposa abito matrimonio nozze

1870

I riti nuziali di ogni civiltà e tradizione hanno attribuito grande importanza alla veste indossata dalla sposa, come simbolo di passaggio dal suo stato di sdonna nubile a quello di dona sposata. Il rosso, in tutte le sue sfumature, è stato per secoli il colore tradizionale della tunica della sposa sia in occidente che in oriente. Il bianco, che per noi è il colore classico delle spose, si è affermato in tempi recenti, per la precisione nel secolo scorso nell’inghilterra vittoriana: solo le famioglie più ricche e benestanti potevano concedere alle proprie figlie che si sposavano un abito di un colore così delicato e così facile da sporcare, che come un fiore durava soltanto un giorno e come un fiore doveva essere bellissimo ed effimero. E poi il bianco era anche il colore della purezza e dell’innocenza.(..).

Confetti e Auguri – Il Galateo del matrimonio dall’A alla Z- 1986

Stéphane Mallarmé -Printemps publication, 1874 and and La Dernière Mode, 1874
fashionversusart.blogspot.com

Ecco la gustosa descrizione di un modello per un abito da sposa tratta da La dernière Mode, una famora rivista francese del 1874: “Sottabito di raso bianco con gonna in tarlantana, ogni voltant termina con un fiocco di nastri frastagliati come foglie di di cicoria. Bene, ve n’erano almeno venti sullo strascico, mentre sul davanti ne ho contati solo quattro. Tunica pieghettata trasversalmente e fissata sulla gonna; sul bordo della tunica, in basso, frangia con perle bianche. Larga cintura in raso, che parte da un lato e avvolge, ricadendo lungo la tunica, per annodarsi sullo strascico… Il corpino è accollato e a barchetta, interamente foderato di raso, come le maniche, e tutta la guarnizione consiste in un nodo di nastri frastagliati simile a folta cicoria, e in un mazzolino di fiori d’arancio posto a lato, sulla spalla”. Cronista d’eccezione, sotto pseudonimo, il grande poeta francese Stéfhane Mallarmé. *** Dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento la rivista italiana più importante fu “Margherita, giornale per signore e signorine”, in onore dell’omonima regina; la rivista uscì a Milano nel 1871 fino al 1926 e costava 1 Lira nella edizione di lusso e 50 centesimi in edizione economica. Nel 1904 uscì a Napoli la rivista mensile “Regina” che nel primo numero aveva in copertina il ritratto della regina Margherita, a conferma del grande carisma della sovrana che riusciva ad influenzare la moda dell’epoca in tutte le sue manifestazioni.

Tra le riviste francesi era molto richiesta “Le petit courrier pour Dames”, da cui le signore traevano le toilettes di maggior pregio; il “Journal des Dames et des Modes”, “La Gazette du Bon Ton Modes et Manierès D’Aujourd’Hui”, il Journal des Damoiselles.

fonte: donne.notizie.it

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1908 Abito nuziale per la prima volta bianco nella storia del costume. L’atteggiamento inarcato del corpo è tipico della moda di questi primi anni del ‘900.

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1909 Candido abito aderente con corpetto e maniche di pizzo per il giorno nuziale

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1911 Abito da sposa arricchito da prezioso merletto che cinge le spalle e incornicia il volto.

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1911 Abito nuziale con motivi verticali, che richiamano il costume gotico dalle linee ascendenti.

Joy McGibbon (Mrs. Henri G. Lafleur), Charles Hosmer house, Montreal, QC, about 1935.jpg

1935

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“Joy McGibbon (Mrs. Henri G. Lafleur), Charles Hosmer house, Montreal, QC, about 1935” di Anonyme – Anonymous
 “Illustrirte Zeitung (1843) 08 128 2 Brautanzug” di Johann Jacob Weber (Hrsg.), 1803–1880 – Illustrirte Zeitung, Nr. 8 vom 19. August 1843, J. J. Weber, Leipzig 1843. MDZ München. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons
Confettura di rose antiche

Confettura di rose antiche

Questa varietà di rosa ha un profumo incredibile ma è molto delicata e perde i petali non appena è fiorita! Da moltissimi anni ho un cespuglio di queste rose e per conservare il profumo intenso faccio questa marmellata squisita e vi assicuro che sembra proprio di… mangiare un profumo.

Risultati immagini per Marmellata di rose antiche paperblog

Confettura di rose antiche
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Ricetta di Paolera-Cookaround

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Ecco le mie rose! Purtroppo ancora non sono fiorite tutte quindi ho fatto circa metà dose della ricetta, ma ne è valsa la pena…sono comunque in attesa della prossima fioritura

Ingredienti:

250 g di petali di rose, 250 g di zucchero, mezzo limone

 Preparazione

Cogliete le rose accertandovi che non ci siano insetti e, naturalmente, che non hanno subito un trattamento antiparassitario e sfogliatele con cura. Sbucciate il mezzo limone e fatelo a fettine sottili cuocendolo in poca acqua finché diventa teneroa parte preparate uno sciroppo con lo zucchero e mezzo bicchiere d’acqua .

Quando lo zucchero sarà sciolto unite il limone sgocciolatoed i petali di rosa, fate cuocere a fuoco lento fino a che lo sciroppo si addenserà (provate a metterlo nel mestolo o in un piattino; se scenderà lentamente e sarà limpido la marmellata è pronta)

Se ne farete una dose ragguardevole, la potrete invasare bollente rovesciando il barattolo e formare così il sottovuoto, ma nel mio caso è venuto fuori un solo barattolino.

Conserva rose Artusi

 Marmellata, confettura, gelatina, composta
Il principio delle quattro preparazioni è identico. Il risultato varia, però, leggermente.
  • Marmellata
    si intende una crema cotta di zucchero e agrumi a pezzetti (limone, arancia, mandarino, e più raramente di pompelmo, clementina, cedro e bergamotto).
  • Confettura
    indica la stessa preparazione riferita agli altri tipi di frutta.
  • Gelatina di frutta
    viene prodotta con zucchero e succo della frutta, senza polpa o buccia, ed è maggiormente usata in pasticceria per apricottare i dolci prima di glassarli. Compare anche come ingrediente di creme dolci.
  • Composta di frutta
    si distingue dalla marmellata o dalla confettura per il maggior contenuto di frutta (65%) e conseguentemente il minor quantitativo di zucchero aggiunto.

Confettura di rose antiche

Georgia About [CC BY 3.0], attraverso Wikimedia Commons
Georgia About [CC BY 3.0)], attraverso Wikimedia Commons
GASTRONOMIA - Encyclopédie

GASTRONOMIA – Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers

Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri

Denis Diderot (1713–1784) è stato un filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte francese. Fu uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo

Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell’Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell’importante collaborazione di d’Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna de L’esprit di Helvétius, anch’egli collaboratore) si ritirerà. […]

GASTRONOMIA – Encyclopédie

Laboratorio e utensili di pasticceria

Laboratorio del panettiere
Il forno a legna
Viene qui riportata una tavola, tratta dalla Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers (metà del XVIII sec.), che ci illustra le differenti operazioni che il fornaio deve compiere per fare il pane, mentre nella parte inferiore vengono poi riportati tutti gli utensili e le strutture che gli permettono di lavorare. Tra di essi scorgiamo l’immancabile forno del quale vengono designate le varie parti e riportate le viste frontale e di profilo.

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Laboratorio del pastaio
Encyclopedie méthodique – Art du vermicelier. Paris, (1791) 4° br. cop. muta,pp. 400/410 con 2 tavole di cm. 21 x 27 incise in rame raffiguranti laboratori, operai, trafile e utensili vari. Interessantissima e rara documentazione di un pastificio del settecento. Renato Rovetta nel suo noto manuale Hoepli del 1908 sull’industria del pastificio dice “Certo si sa che fino al 1800, circa, la pasta veniva fabbricata esclusivamente a mano.” Qui vi è raffigurazione di lavorazioni industriali, torchi, ecc

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Lavorazione del formaggio
particolare
(illustrazioni tratte dall’Encyclopèdie di Diderot – D’Alembert)

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Encyclopédie, Diderot e Le Rond d'Alembert

Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers di Diderot e Le Rond d’Alembert

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Encyclopédie

Denis Diderot (1713–1784) è stato un filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte francese. Fu uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo

Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell’Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell’importante collaborazione di d’Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna de L’esprit di Helvétius, anch’egli collaboratore) si ritirerà. […]


Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiersEnciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri è una vasta enciclopedia pubblicata nel XVIII secolo, in lingua francese, da un consistente gruppo di intellettuali sotto la direzione di DIDEROT e D’ALEMBERT. Essa rappresenta un importante punto di arrivo di un lungo percorso teso a creare un compendio universale del sapere, nonché il primo prototipo di larga diffusione e successo delle moderne enciclopedie, al quale guarderanno e si ispireranno nella struttura quelle successive. La sua introduzione, il Discorso Preliminare, è considerata un’importante esposizione degli ideali dell’Illuminismo, nel quale viene altresì esplicitato l’intento dell’opera di incidere profondamente sul modo di pensare e sulla cultura del tempo.
http://m2.paperblog.com/i/23/230596/encyclopedie-diderot-e-dalembert-L-aM8qlT.jpeg
Antiporta (frontespizio) dell’Encyclopédie:
spiegazione
Sotto un tempio ionico, santuario della Verità, si vede la Verità avvoltaa in un velo, che irradia una luce che allontana e disperde le nuvole. A destra della Verità, la Ragione e la Filosofia sono intente una a togliere, l’altra a strappare il velo della Verità. Ai suoi piedi, la Teologia inginocchiata ne riceve la luce dall’alto. Seguendo la cartena delle figure, si trovano dallo stesso lato la memoria, la Storia Antica, e Moderna. la Storia descrive i fasti e il tempo le serve d’appoggio. Al di sotto sono raggruppate la Geometria, l’Astronomia e la Fisica. le figure più in basso rappresentano l’ottica, la botanica, la chimica e l’Agricoltura. nella parte inferiore si trovano parecchie Arti e professioni che derivano dalle Scienze. A destra della Verità si vede l?immaginazione che si dispone ad abbellire e a incoronare la Verità. Sotto l’immaginazione, il disegnatore ha posto i diversi generi di Poesia, Epica, Drammatica, Satirica e Pastorale. Successivamente vengono le altre arti d’Imitazione, la Musica, la Pittura, la Scultura e l’Architettura.
(dipinto di Charles Nicolas Cochin inciso da Bonaventure-Louis Prévost nel 1772))

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L’Encyclopédie de Diderot et d’Alembert, c’était surtout un moyen de faire passer des idées libérales, plus qu’un état de l’art sur les marchines et autres savoirs de l’époque. Elle fait partie de notre Histoire.

Scritto da: Chaussures enfants

 

  Encyclopédie,  Diderot e Le Rond d’Alembert
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COUTURIER (sarta, sarto, modista) Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers

Denis Diderot (1713–1784) è stato un filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte francese. Fu uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo

Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell’Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell’importante collaborazione di d’Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna de L’esprit di Helvétius, anch’egli collaboratore) si ritirerà. […]

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Sarta
Donna autorizzata a confezionare diversi indumenti in qualità di membro di una comunità costituita nel 1675. Ogni sarta non può avere più di un’apprendista. L’apprendistato dura tre anni: questo apprendistato deve essere seguito da due anni di lavoro presso altre sarte. quelle donne che vogliono accedere alla maestranza sono tenute a fare un capo d’opera: solo le figlie delle sarte ne sono esenti. la comunità è retta da sei consoli, tre dei quali cambiano ogni anno. Lla loro corporazione è divisa in quattro categorie: vi sono le sarte in abiti, che hanno diritto di confezionare abiti e altri indumenti da donna; le sarte in bustini da bambini; le sarte in biancheria; le sarte in guarnizioni.
 
Sarto
E’ colui che taglia, cuce, confeziona e vende abiti. i maestri-mercanti-sarti e i mercanti di giubbe formavano in passato due comunità separate che furono riunite nel 1655; furono redatti nuovi statuti che, dopo essere stati approvati dal luogo-tenente civile e procuratore del re allo Châtelet, il 22 maggio 1660, furono confermati con lettere regie e registrati al Parlamento nello stesso mese e nello stesso anno. Questi statuti prevedono che siano eletti tutti gli anni due consoli, maestri e ispettori di tale comunità per amministrarla, con due decani che restano in carica. Vietano inoltre a tutti i mercanti rigattieri, pannaiuoli ecc. che non siano stati ammessi alla maestranza come sarti di fare o vendere qualunque abito di stoffa nuova o di nuova fattura. Fissano infine il periodo di apprendistato a tre anni.

http://media.paperblog.fr/i/51/515191/recapitulatif-lexposition-modes-anciennes-L-6.jpeg

 Marchande de Modes (Modista)

  • A sn: Fig. 1, taglio del cappuccio di una mantellina.
  • Fig. 2, mantellina tagliata. In questo taglio le linee punteggiate indicano la mantiglia di corte.
  • fig, 3, taglio di mantellina da nbordare o foderare di pelliccia.

  La bottega di una modista.

  • BAVERO. Sarto
    In un abito, quale un mantello, una redingote, un soprabito, una camicia ecc. è la parte più alta, quella che cinge il collo: questa parte è più o meno larga a seconda del tipo di abito.
  • BIGHERINO
    I falpalà, le frange e le guarnizioni che si mettono alle sottane delle donne e alle loro vesti.
  • CASACCA. Storia moderna
    Specie di soprabito o di abito lungo che si porta sopra gli altri indumenti e che è in uso soprattutto in Inghilterra tra gli ecclesiastici; in passato lo portavano anche i laici.
  • CRAVATTA. Moda
    Antico capo di vestiario di tela fine ripiegata; la si avvolgeva più volte intorno al collo e se ne annodavano i due capi sotto il mento facendoli poi ricadere sul petto. I collarini sono succeduti alle cravatte.
  • OTTOVESTE. Grammatica
    Indumento che si porta sotto il giustacuore o l’abito; ha maniche, falde e tasche, e si abbottona; scende fino appena sopra il ginocchio

L’illustrazione da Onsite Review mostra come il modello per un vestito si articola sulla tela.
Onsite Review’s article, Diderot: CuttingYour Coat to Fit the Cloth, is fascinating to read.

 

Encyclopédie Diderot  COIFFEUR Parrucchiere, Barbiere, Parrucche

COIFFEUR (Parrucchiere, Barbiere, Parrucche) – Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers

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Denis Diderot (1713–1784) è stato un filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte francese. Fu uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo

Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell’Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell’importante collaborazione di d’Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna de L’esprit di Helvétius, anch’egli collaboratore) si ritirerà. […]

Encyclopédie Diderot  COIFFEUR Parrucchiere, Barbiere, Parrucche

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Parrucchiere – Barbiere, Parrucche, tavola VIIFigg. 1.2, interno ed esterno di una parrucca di berrettino. Figg. 3.4, interno ed esterno di una parrucca con borsa da capelli. A, la borsa. BB, le giarrettiere a fibbia. 5.6, interno ed esterno di una parrucca a buccole annodate. AA, le buccole annodate. B, il rocchio. 7, buccola annodata della stessa parrucca. 8, bocchio della stessa parrucca. 9, borsa da capelli. A, la rosetta. B, i cordoni. 10.11, esterno e interno della parrucca capinascente. 12.13, esterno e interno ddella parrucca da abate. AA, la chierica. 14.15, interno e esterno della parrucca alla brigadiera. AA, i rocchi. B, la rosetta. 16,rocchi della stessa parrucca. 17, rosetta della stessa parrucca. AA, i cordoni
BARBIERE
Artigiano che fa la barba. Ci sono a Parigi due comunità che, secondo i loro statuti, hanno il diritto di tener bottega per fare la barba e di esporre dei bacili come insegna. La prima comunità è quella dei maestri chirurghi, i cui bacili in insegna devono essere gialli; la seconda è quella dei parrucchieri i cui bacili sono bianchi. (..)
 
BASE DEI CAPELLI . Termine di parrucchiere
E’ la parte dei capelli presso la quale sono stati tagliati e tolti dalla testa; l’altra estremità si chiama punta. E’ a partire dalla base che si intrecciano i capelli sul telaio per farne una parrucca. (..)
 
POLVERE DA CAPELLI. Termine da guantaio profumiere
E’ un amido ben polverizzato e setacciato che serve ad asciugare i capelli naturali e le parrucche. Sono i guantai profumieri che la fabbricano e ne fanno commercio.
PUNTA DEI CAPELLI. Parrucchiere
E’ l’estremità dei capelli dalla quale i parrucchieri cominciano a inanellare la ciocca da arricciare; l’altra estremità di chiama base; è a partire dalla base che si intrecciano i capelli.
 
SCALARE I CAPELLI. Termine di parrucchiere
Consiste nel tagliare i capelli in modo tale che i più alti siano i più corti e i più bassi siano i più lunghi per far sì che, una volta arricciati, i boccoli possano essere sistemati senza darsi noia gli uni con gli altri.
 
SCOMPIGLIARE I CAPELLI. Termine di parrucchiere
Significa pettinare i capelli all’incontrario, cominciando dalla punta, allo scopo di far gonfiare la ricciaia per sistemare in segjuito i boccoli. (..)SPURGARE I CAPELLI
Consiste nello sfregare a secco con le mani le ciocche di capelli, una dopo l’altra, nella farina: lo scopo di questa preparazione è di mondarli dal grasso per distenderli più facilmente.TUPPE’. Termine di parrucchiere
E’ un ciuffo di capelli che si estende lungo la fronte, da una tempia all’altra, sia nei capelli naturali che nelle parrucche.

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  1. The engraving process
  2. The camera obscura
  3. The classical orders
  4. The human anatomy
uncinetto  Bordino per tovaglia

Uncinetto: Bordino per tovaglia con stampa romagnola

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Nell’opera “la Romagna” di Emilio Rosetti¹ della fine dell’ Ottocento, si trova il primo riferimento alle stamperie romagnole:
“… vi sono 21 tintorie nella provincia di Forlì; 15 in quella di Ravenna, 9 nel Montefeltro romagnolo e qualcun’altra nel resto della Romagna, che impiegano iin tutto circa 250 operai. In alcune di esse si opera anche la stampa a mano dei tessuti, ma questa industria va diminuendo rapidamnete per la concorrenza del di fuori”.²
Anche Aldo Spallicci¹, poeta e cultore di cose romagnole, si curò di queste tele stampate perchè entrassero a far parte degli argomenti di etnografia romagnola. Descrisse minuziosamente la preparazione dell’impasto in una ricetta, compilata come una ricetta di cucina.
All’ epoca la destinazione era il ceto modesto, e i motivi impressi sulla canapa ricordavano le decorazioni “dei ricchi”: trine, pizzi, ricami, filet o stampe ben più preziose. [continua…]

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 Uncinetto: Bordino per tovaglia

Ho realizzato un bordino semplice per questa tovaglia di canapa ed i relativi 12 tovaglioli.

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Ho usato cotone color ruggine e un uncinetto 2 e ho lavorato direttamente sul tessuto. Puntando su gli incroci di trama e ordito ho effettuato il 1° giro in maglia bassa. Per il 2° giro ho crato degli archetti con il punto catenella. Per il 3° e ultimo giro, ho rifinito gli archetti con maglia bassa.

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La tela stampata romagnola

L’usanza di questo tipo di decoro risale al XVIII sec., quando venivano usati drappi come ornamento ai buoi dur ante le fiere paesane. Le prime raffigurazioni di cui si ha notizia ritraevano S. Antonio Abate, protettore degli animali. La fantasia infinita degli stampatori, permise di produrre poi tantissimi motivi, che divennero dei classici, per abbellire tele di lino e canapa destinate all’uso di tovaglie, copriletti, tende e molto altro. [continua…]

Nel XVIII secolo i contadini ricoprivano gli animali con drappi recanti un medaglione stampato con l'immagine di sant'Antonio abate, protettore del mondo agricolo e del bestiame.

Nel XVIII secolo i contadini ricoprivano gli animali con drappi recanti un medaglione stampato con l’immagine di sant’Antonio abate, protettore del mondo agricolo e del bestiame.