Questi pasticci non sono il Timballo di maccheroni del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, ma…

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Tutti quelli che hanno visto “Il Gattopardo”, il film di Visconti, non possono dimenticare la scena del ricevimento nella quale la bellissima Angelica (Claudia Cardinale) danza con il principe di Salina, ovverosia il Gattopardo (Burt Lancaster). Indimenticabile anche la cena dove, tra la luce delle candelle che illuminano la tavola sfarzosa, viene servito il principesco “Timballo di maccheroni”.
.Le cornici del ballo e della cena sono ambienti ricchi e sontuosi: pavimenti di marmo prezioso, specchi in cui si riflettono le luci dei grandi lampadari di cristallo, stucchi dorati, mobili preziosi. Tutt’intorno i nobili palermitani: principi duchi, baroni, tutti eredi di famiglie potentissime.

Il film è tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ha fatto rivivere nel libro l’ambiente splendido, ma in disfacimento, della grande nobiltà siciliana nella seconda metà dell’Ottocento. .Ci sono le feste da ballo, le vacanze nel feudo di famiglia, i ricevimenti a corte, i palazzi così grandi da avere numerose stanze dimenticate, la servitù ossequiante, gli amori puri e quelli meno puri. C’è anche la spedizione di Garibaldi che spazza via gli antichi privilegi, per far posto ad altri privilegi più moderni. Alla fine del libro i grandi palazzi sono destinati a diventare opachi e i divani, di splendido velluto, diverranno polverosi.

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TIMBALLO DI MACCHERONI da una antica ricetta siciliana del 1860
«Ogni anno i Salina si trasferivano con la bella stagione nel palazzo di Donnafugata. La sera stessa veniva preparata una cena alla quale erano invitati gli amici del principe: Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell’interno, un pranzo che si iniziasse con un “potage”, e infrangeva tanto più facilmente le regole dell’alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata Perché un residuo timore non palpitasse in loro all’inizio di ognuno di questi pranzi solenni.
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Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d’argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perché se l’aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito. Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose. Buone creanze a parte, però, l’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione.
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L’oro brunito dell’involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.»
Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il gattopardo , 1958

Ingredienti per 6 persone

500 g maccheroni o Anelletti Siciliani.

Per il ragù siciliano
400 ml sugo di carne, va bene l’estratto, 1/2 pollo lessato, 100 g funghi freschi o surgelati, 100 g fegatini di pollo, 200 g prosciutto cotto, tagliato a striscioline, 100 g di salsiccia, 120 g pisellini mignon, lessati al dente burro, i, parmigiano grattugiato, 3 uova sode a fette, sale e pepe, un tartufo nero.

Per la pasta frolla
400 g di farina, 200 g di zucchero, 200 g di burro a temperatura ambiente, sale e cannella un pizzico, 4 tuorli d’uovo.

Per la crema pasticcera
3 cucchiai di zucchero, 3 tuorli d’uovo, 2 cucchiai di farina, sale e cannella un pizzico, 1/2 litro di latte.

Preparazione
  • Fare la pasta frolla impastando velocemente con le mani tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e lasciatela riposare un’ ora coperta con un panno in frigorifero.
  • Procedete poi a preparare la crema pasticcera che coprirete con la pellicola trasparente fino al momento dell’uso.
  • Preparate poi delle polpettine, grandi come nocciole, con 200 g di carne tritata di pollo lesso mescolata a 1 uovo, 100 g di prosciutto cotto, 2 cucchiai di parmigiano, prezzemolo tritato e un pizzico di sale. Friggetele in abbondante olio e tenetele da parte.
  • Fate insaporire in un po’di burro il pollo ed il prosciutto rimasti, tagliati a striscioline; aggiungete i fegatini, le salsicce, i funghi, le polpettine, i pisellini e cuoceteli per qualche minuto. Trasferiteli poi in una casseruola con qualche cucchiaiata di succo di carne e fate cuocere ancora per qualche minuto in modo che i sapori si mescolino bene.
  • Lessate nel frattempo i maccheroni molto al dente, scolateli e conditeli con il sugo di carne, il burro, abbondante parmigiano e fateli raffreddare.
  • Imburrate una tortiera ad anello di 30 cm di diametro e ricoprite il fondo ed i bordi con un terzo della pasta frolla che avrete steso sottile, circa 1/2 cm. E’ importante che la pasta sporga un po’dai bordi in modo che con facilità possiate chiudere il timballo con l’altro disco di pasta.
  • Disponeteci sopra metà dei maccheroni, distribuiteci sopra la finanziera di carne, le uova, spolverizzate con il parmigiano e il tartufo nero a lamelle.
  • Infine coprite con il resto dei maccheroni a cui darete una forma leggermente a cupola sulla quale verserete la crema pasticcera che farete penetrare bene.
  • Ricoprite il timballo con la pasta frolla avanzata premendo bene i suoi bordi per farla aderire alla prima.
  • Spenellate la sua superficie con dell’uovo sbattuto e fate cuocere per circa 45 minuti nel forno a 180 gradi.
  • Prima di togliere l’anello, lasciatelo riposare per 5 minuti e servitelo subito.

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Timballo di maccheroni
Il Gattopardo è un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958. L’autore trasse ispirazione da vicende della sua antica famiglia e in particolare dalla vita del suo bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa. Per il tema trattato è spesso considerato un romanzo storico, benché non ne soddisfi tutti i canoni. Nel 1963 fu ridotto nel film omonimo da Luchino Visconti. Il titolo del romanzo ha l’origine nello stemma di famiglia dei Tomasied è così commentato nel romanzo stesso:
«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra
Attraverso l’analisi del romanzo di Tomasi di Lampedusa emergono diverse tematiche che l’autore ha desiderato evidenziare.
  • in primo luogo un tema molto ricorrente è quello della morte inevitabile per chiunque. Insieme con questo emerge spesso il disfacimento degli individui.
  • il carattere dei siciliani, tutti parecchio presuntuosi, sicuri di sé e molto tradizionalisti. Non molto disposti a cambiare le cose, perché probabilmente impauriti da ciò che non conoscono.
  • il disprezzo che provano i nobili nei confronti dei borghesi (nel romanzo Don Fabrizio e Don Calogero rappresentano le due categorie).
  • l’ascesa, durante quel periodo, di questa classe borghese contro la perdita di potere di quella nobiliare. La causa di tale fenomeno è la maggiore attività della classe in crescita, più intraprendente, più motivata a ottenere vittorie, nonostante sia forse più volgare dell’altra.

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Questi pasticci non sono il Timballo di maccheroni del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, ma…ultima modifica: 2014-06-27T01:05:00+02:00da patiba
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