Sorbetto al limone

« E alla fini, per farisi la vucca, mè mogliere ha priparato un Sorbetto al limone »

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“Montalbano sono”

Salvo Montalbano è il protagonista dei romanzi polizieschi di Andrea Camilleri e delle serie televisive derivate, con protagonista Luca Zingaretti (fisicamente molto diverso da Pietro Germi, a cui Camilleri si era ispirato per la creazione del suo personaggio). Montalbano è un commissario di polizia che svolge le sue funzioni nell’immaginaria cittadina di Vigàta, sita nell’altrettanto immaginaria provincia di Montelusa. (Vigàta è il nome immaginario di Porto Empedocle (Ag), città natale di Camilleri). I racconti sono caratterizzati dall’uso di un italiano fortemente contaminato da elementi della lingua siciliana e da un’ambientazione siciliana particolarmente curata, elementi ripresi anche nella trasposizione televisiva. Il nome Montalbano venne scelto da Camilleri in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, ideatore di un altro detective famoso, Pepe Carvalho: i due personaggi hanno in comune l’amore per la buona cucina e le buone letture, i modi piuttosto sbrigativi e non convenzionali nel risolvere i casi, una storia d’amore controversa e complicata con donne anch’esse complicate.

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Montalbano è legato alla sua terra, al mare, alla casa di Marinella, alla sua donna ed al cibo. Il cibo ha per Salvo una notevole importanza come, del resto, il sedersi a tavola per gustarlo che è un vero e proprio rituale. Il commissario non sa cucinare (e non ha alcuna intenzione di imparare), perciò ad occuparsi delle sue esigenze alimentari c’è la “cammarera” Adelina che, ogni giorno, gli fa trovare in frigorifero prelibati manicaretti della tradizione isolana. Alternativa all’Adelina c’è in un primo tempo la Trattoria San Calogero di Vigata e, in seguito, la Trattoria Da Enzo; in entrambi i luoghi trova cordialità ed un rassicurante senso di pace, oltre alle succulente pietanze preferite.

(Enzo) “E alla fini, per farisi la vucca, mè mogliere ha priparato un sorbetto al limone”
(La vampa d’agosto, p.102 – A. Camilleri)

 Enzo (dell’ omonima trattoria) a fine pasto offre a Montalbano, “per rifarsi la bocca”, il Sorbetto al limone preparato dalla moglie:

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Sorbetto al limone
Ingredienti e dosi

500 ml di acqua naturale, 200 gr Zucchero, 200 ml di succo di limone e la scorza di 1 limone dalla buccia spessa (tipo Sorrento), 1 albume, un bicchierino di Vodka (o di latte).

Preparazione

Aiutandovi con l’apposito attrezzo o un coltellino, estraete la polpa dei limoni, poi mettetela in frigorifero. Tagliate le bucce dei limoni, stando attenti a non tagliare anche la parte bianca che è amara.

Preparate lo sciroppo: in un tegamino fate bollire, su fuoco bassissimo, l’acqua con lo zucchero e le bucce e, quando lo zucchero sarà  sciolto e l’acqua comincerà a bollire, togliete il tegame dal fuoco e lasciate raffreddare. Unite il succo di limone e fate raffreddare.

Montate a neve l’albume, poi unitelo al succo di limone raffreddato e filtrato. Aggiungete il bicchierino di vodka (o il latte) e versate il tutto in una ciotola di metallo e mettete in freezer per almeno mezz’ora.

  • L’albume e l’alcool permettono al sorbetto di avere consistenza fine e cremosa, anche dopo una lunga permanenza in freezer.
  • Se l’albume non si miscelerà subito con il preparato, è normale: dopo aver galleggiato sul liquido, si amalgamerà man mano che il preparato si raffredderà.

Togliete dal freezer e rimescolate il preparato ogni 15 minuti fino a che non avrà assunto la consistenza desiderata.

Togliete il sorbetto al limone dal freezer 10 minuti prima di servirlo.
Servire in biccchiere con un cucchiaino dal manico lungo e/o una cannuccia. oppure all’interno dei limone.

Dettagli prodotto    I segreti della tavola di Montalbano. Le ricette di A. Camilleri di S. Campo

Foto
“Lychees with lemon sorbet (9961452604)” by a_b_normal123 – IMG_0731. Licensed under CC BY 2.0 via Wikimedia Commons –
http://www.kinoweb.it/tv/il_commissario_montalbano2/indice.html

Gli arancini di Montalbano

Arancinetti di Montalbano

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Gli arancini di Montalbano è uno dei racconti di Andrea Camilleri che dà il titolo alla prima raccolta di racconti brevi avente come protagonista il Commissario Salvo Montalbano, pubblicata nel 1999, dalla casa editrice Mondadori. []

  • La prova generale
  • La povira Maria Castellino
  • Il gatto e il cardellino
  • Sostiene Pessoa
  • Un caso di omonimia
  • Catarella risolve un caso
  • Il gioco delle tre carte
  • Pezzetti di spago assolutamente inutilizzabili
  • Referendum popolare
  • Montalbano si rifiuta
  • Amore e Fratellanza
  • Sequestro di persona
  • Stiamo parlando di miliardi
  • Come fece Alice
  • La revisione
  • Una brava fimmina di casa
  • “Salvo amato…” “Livia mia…”
  • La traduzione manzoniana
  • Una mosca acchiappata al volo
  • Gli arancini di Montalbano: Il titolo è dovuto appunto all’ultimo racconto, in cui Montalbano, la notte di Capodanno, dopo essersi rifiutato di partire con la fidanzata Livia per la Francia e di passarlo a casa dei colleghi, rimane a Vigàta in compagnia della cammarera Adelina, pronto a gustarsi i suoi deliziosi arancini. I suoi figli sono entrambi pregiudicati, e la combinazione che entrambi siano fuori di prigione per quest’occasione, sembra quasi più rara di un evento celeste o del passaggio di una cometa. Montalbano è proprio felice di poter cenare a casa di Adelina, quando viene a sapere che proprio uno dei due suoi figli, Pasquale, è sospettato di furto in un supermercato di Montelusa. Gli inquirenti, infatti, sembrano aver trovato il suo portafoglio sul luogo del furto. Montalbano è amareggiato più per il fatto che non potrà gustare gli arancini, che per la cattura di Pasquale. Contattato il delinquente, Montalbano riesce a gettare luce, con i suoi soliti trucchi da commissario astuto, sulla vicenda. Il furto è stato compiuto in realtà da un’altra banda di malviventi, ed il povero Pasquale stavolta non c’entra davvero nulla. Una telefonata anonima agli inquirenti, risolverà la faccenda. E salverà la cena di Capodanno di Montalbano.

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In questo racconto il commissario preferisce lasciare sola la fidanzata Livia per trascorrere l’ultimo dell’anno a casa della cammerera Adelina che ha preparato i suoi insuperabili arancini.Nel brano che segue troviamo la ricetta di Adelina:

“Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta.

«Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si prìpara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!»

 (Gli arancini di Montalbano, pp. 266-267- A. Camilleri)

La ricetta in dialetto siciliano da “Cucina che vai natura che trovi”1978

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L’arancino (in siciliano arancinu o arancina) è una specialità della cucina siciliana”. Si tratta di una palla o di un cono di riso, farcito, impanato e fritto. Il nome deriva dalla forma e dal colore che ricordano un’arancia, ma nella Sicilia orientale gli arancini hanno più spesso una forma conica. Nella parte occidentale dell’isola questa specialità è conosciuta come “arancina”, mentre nella parte orientale è chiamata “arancino”. Il termine della lingua italiana arancino deriverebbe dal siciliano arancinu.

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Gli arancini di Montalbano
“Arancine in Favignana (Tp)” di Francesco Zaia – Flickr: Favignana – Arancine. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons
 “Arancini-Lipari (Me)” di Ji-Elle – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons