Budino di marene alla maniera di Petronilla

Budino di marene alla maniera di Petronilla

 

(per pranzo)

Peccato che questo budino veramente sopraffino si possa preparare soltanto nell’uno dei pochi giorni durante i quali si possono avere marene mature, ma tu non lasciarti sfuggire l’occasione (ricordalo) ed ogni anno sia per un vero pranzo, sia per un pranzetto, allestisci il budino. Per allestirlo, snocciola 500 gr. di marene; versale in una casseruola; unisci 150 gr. di zucchero ed un bicchiere di vino rosso e possibilmente vecchio; poni a fuoco; fa bollire sino a che le marene saranno cotte, lasciale raffreddare; indi falle scolare, serbandone però tutto lo sciroppo.
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Pesa 100 gr. di mollica di pane raffermo, sbriciolata e setacciata; raccoglila in una terrinetta; unisci 100 gr. di burro rammollito; mescola e rimescola fino a che mollica e burro saranno amalgamati in una quasi-crema, e allora, a poco a poco, e sempre mescolando, unisci prima 100 gr. di zucchero; poi ad uno ad uno (sempre mescolando) 5 tuorli e infine le marene cotte e scolate.
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Monta a neve i 5 albumi e, a cucchiaiate, e sempre mescolando, aggiungi anche questi all’impasto. Imburra e impana uno stampo da budino; versavi l’impasto; fallo cuocere a bagno-maria e sforma il budino quando uno stecco infissovi e uscendone pulito, ti dirà che lo hai al giusto cotto. Stempera, in una scodella, 2 cucchiaiate della tua marmellata di albicocche con lo sciroppo abbandonato dalle marene; aggiungi un bicchierino (anche due) dell’uno e dei tuoi liquori; mescola; versa sul budino; e… Quanto poi deplorerai che la stagione delle marene sia tanto brevPetronilla librie!

Le perline 1947/50

Budino di marene alla maniera di Petronilla
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  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
“Albero di ciliegio in fiore di primavera, Frühling blühender Kirschenbaum” di Benjamin Gimmel, BenHur – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
“Owoce wisni” di Nova – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
Zuppa norvegese di birra e pane raffermo

Zuppa norvegese di birra e pane raffermo

bandiera norvegia
Norsk øl suppe

Brano tratto dal libro Capricci del destino (Anecdotes of destiny) – Il Pranzo di Babette

«Avevano diffidato dell’asserzione di Monsieur Papin secondo la quale Babette era capace di cucinare. In Francia, lo sapevano, la gente mangiava solo i ranocchi. Mostrarono a Babette come si prepara lo stoccafisso e una zuppa di birra e pane; durante quelle dimostrazioni il viso della francese perse ogni espressione. Ma dopo una settimana Babette cucinava lo stoccafisso e la zuppa di birra e pane come una cuoca nata e cresciuta a Berlevåg»

Ingredienti e dosi per 4 persone:

4 fette di pane raffermo integrale, 50 Cl Birra chiara, 1 cucchiaio di zucchero, la scorza di 1 limone, 2 tuorli d’uovo, 1 tazza di Whipped Cream (panna), sale e pepe.

Preparazione
Fate bollire per 5 minuti in 50 cl di acqua 4 fette di pane raffermo. Passano attraverso un setaccio e mettere tutto sul fuoco con 50 cl di birra, 1 cucchiaio di zucchero e la buccia di un limone. Portare ad ebollizione e togliere dal fuoco. Condire con 2 tuorli d’uovo battuto con 1 tazza di panna, sale e pepe. Servire immediatamente. Calorie: 274.

Fonte. simple-recipes.info
pranzo babette
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Noorwegen BerlevågIn un piccolo paese norvegese, alla fine del XIX secolo, un Reverendo fonda una propria comunità di seguaci e alleva con purezza e riserbo due figlie ricche di qualità e doti. Le due giovani donne non rimangono inosservate, due visitatori del villaggio infatti si innamorano di loro, per dover però rinunciare al loro sogno di fronte alla impossibilità di entrare e di essere accettati fino in fondo nel loro mondo. Il riserbo e l’educazione rigorosa che le due hanno ricevuto dal reverendo hanno ridotto e frenato la realizzazione dei loro desideri e delle loro aspirazioni. Passano così 35 anni di vita quando una lettera di uno dei due uomini introduce in scena il personaggio di Babette, che costretta ad andarsene da Parigi (ricercata dalla polizia dopo i giorni della Comune di Parigi) vorrebbe trovare rifugio nel piccolo villaggio.

L’arrivo di Babette sarà la forza scatenante che andrà a muovere la stagnante energia del villaggio. Assunta come governante dalle due donne, Babette scopre di aver vinto alla lotteria. Decide allora di organizzare un grande pranzo in onore della ricorrenza del compleanno del defunto Reverendo, ormai diventato una guida spirituale per tutto il paese. La sola idea del pranzo scatena stupore ed inquitudine ma nessuna osa chiedere nulla a proposito.
Babette introduce la gioia di una vincita, ma non solo. Lascia che emozioni e meraviglia irrompano nelle restrizioni e nella quotidianità anestetizzata dalle grandi emozioni. Non solo. Il pranzo che Babette organizzerà sarà al di fuori di ogni abitudine sensoriale ed emozionale per gli abitanti del villaggio. Babette per l’occasione ha infatti ordinato il cibo più raffinato, le salse, le spezie, le tovaglie di lino, i piatti di ceramica direttamente da Parigi. Un’invasione di colori, di bellezza, di armonia, di piacere e di gusti raffinati squarciano il velo dell’ umile e modesto stile di vita del paese che aveva impedito alle due donne di cogliere il gusto della vita, di coltivare la loro arte o i loro amori.
In un mondo di moralismi e di regole controllate, dove i desideri e gli istinti venivano controllati e compressi nel minimo necessario, Babette introduce la passione, le emozioni e il gusto per il bello attraverso un pranzo che cambierà il destino del villaggio e dei suoi abitanti. I personaggi sembrano infatti liberarsi da una sorta di qualche catena che li lega da 35 anni: cominciano a rivelarsi cose mai dette prima e una nuova linfa vitale sembra pervadere nuovamente i rapporti tra le persone.
culturaspettacolovenezia.it.

Quando uscì nel 1987, il film “Il pranzo di Babette (Babette’s Feast)”, ottenne un successo così clamoroso da assicurarsi l’Oscar. Non tanto clamoroso, però, quanto fu quello ottenuto nel 1958 dal racconto di Karen Blixen, l’autrice de “La mia Africa” e una delle massime scrittrici del Novecento, verso cui personaggi come Ernest Hemingway e Orson Welles nutrivano un’autentica devozione. Babette, la misteriosa donna che le due sorelle accettano in casa come domestica, è in realtà una chef e lo dimostrerà con un pranzo delle meraviglie che allestisce a proprie spese, e grazie al quale una comunità lacerata, luterana e chiusa, riscoprirà la gioia di vivere. Una sorta di rovesciamento miracoloso dell’Ultima Cena, il pranzo cabalistico di Babette ha un posto riservato per tutti i gourmet della grande letteratura.
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Noorwegen BerlevågIn
 Zuppa norvegese di birra e pane raffermo
Torta salata di pane raffermo e zucca

Torta salata di pane raffermo e zucca

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Ricicliamo gli avanzi:

Avete preparato la pasta con la zucca e vi è rimasto un po’ di polpa della zucca? E’ avanzato del pane? Allora perchè non preparare una gustosa torta salata!

 Ingredienti per 4 persone

500 gr. di pane raffermo, 250 gr. di zucca cotta, 500 gr. di latte, 200 gr. di parmigiano grattugiato, 2 uova, prosciutto cotto a fette, 1 porro (o 1 cipolla grossa), una bustina di lievito per preparazioni salate, 2 salsicce sbriciolate, olio e.v.o., sale e pepe.

Preparazione

Tagliate il pane a fette e mettetelo in una ciotola. Aggiungete il latte e mescolate. Lasciate riposare per non meno di un’ora: deve diventare una “pappa”.

Nel frattempo: spellate la salciccia, sbriciolatela e mettetela in padella a rosolare con il porro (o la cipolla) tritato.

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.Cuocete la zucca e riducetela a crema.Aggiungete alla “pappa di pane” la crema di zucca, la salsiccia sbriciolata e rosolata, le uova battute, il parmigiano grattugiato e per ultimo il lievito. Amalgamate il tutto. Aggiustate di sale (ricordate che le salsicce sono già salate) e di pepe. Amalgamate bene il tutto.

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Versate il composto in una teglia foderata con carta da forno o imburrata (in questo caso meglio usare una teglia con cerniera). Coprire la superficie con prosciutto cotto e spolverate di parmigiano grattugiato. Cuocete in forno preriscaldato a 220 gradi per 50-60 minuti: fate la prova stecchino per controllare la cottura.
Lasciate intiepidire la torta nel forno. Toglietela dalla teglia e fatela raffreddare su una griglia perchè asciughi bene.

Il pane nella cucina povera della Toscana è un ingrediente molto presente: pane come entrata, pane come minestra, pane come dolce, bruschette all’aglio e olio, crostini con fegatini…
Nasce nel Rinascimento il pane azzimo, alla corte di Lorenzo de’ Medici come letto a pietanze di carne e di pesce ricche di spezie ed aromi. Le fette di pane venivano poi date al popolo che le usavano per le minestre di pane e la ribollita.

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