Come si mangia e come si serve il Pane

Galateo: Come si mangia e come si serve il Pane

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  Come si mangia il pane
  • Scegliendo un pezzo di pane dal cestino comune, non si indugia troppo prima di scegliere, e tanto meno si tastano tutti i pezzi che ci vengono presentati per cercare quello più morbido o più croccante.
  • Il pane che viene messo in tavola non va mai tagliato col coltello, ma spezzettato con tutte e due le mani e portato alla bocca con una mano sola. Naturalmente non si prepara anticipatamente un ordinato esercito di bocconi, che doranno servire poi per tutto il pasto, ma si spezza un pezzetto di pane per volta, quando occorre.
  • Assolutamente scorretto portare alla bocca un grosso pezzo di pane e staccarne un boccone coi denti; ancora più inelegante il gesto di inzuppare il pane nel vino. È invece permesso servirsi di qualche pezzo di pane per spingere sulla forchetta quaalche pietanza ribelle (per esempio i piselli).
  • Vietato raccogliere il sugo col pane tenuto tra due dita; ammessa, solo nei pranzi familiari, l’operazione “scarpetta“, purchè il pezzetto di pane non sia tenuto fra le dita, ma infilato nella forchetta.
  • Il pane non si sbriciola nè si sminuzza.
  • Non si separa accuratamente la crosta dalla mollica, ma si mangia tutto insieme.
  • Non ci si serve della mollica per forgiare pallottoline, soldatini e proiettili allo scopo di sfogare il proprio nervosismo o di crearsi una distrazione durante un pranzo noioso.
  • Grissini e crackers non si spezzano mai con le mai, ma si portano alla bocca interi, e se ne staccano poi dei piccoli pezzi coi denti.

Ricetta Panini al latte

 Come si serve il pane
  • Il pane, come l’acqua, si porta in tavola sempre all’ultimo momento.
  • Nei pranzi eleganti il cestino del pane non sta sulla tovaglia, ma sul tavolo di servizio e spetta a chi serve fare attenzione a che i commensali non ne restino privi. La persona che serve a tavola, dunque, passerà di tanto in tanto col cestino già preparato e con le pinze appoggerà il pane alla sinistra del commensale.
  • Quando però non c’è una cameriera che possa occuparsi del servizio, il cestino del pane può benissimo stare sulla tovaglia; ogni commensale si servirà da solo, offrendo il suo aiuto anche a gli altri.
  • Mentre si apparecchia la tavola, in alto, a sinistra di ciascun coperto si dispongono due fettine sottili di pane, che vanno appoggiate direttamente sulla tovaglia o, meglio ancora, su un piattino. Il resto del pane, come abbiamo detto, si tiene pronto nell’apposito cestino.
  • I Panini, se sono piccoli, si presentano sempre interi: nell’apparecchiare basta metterne uno per ogni commensale.
  • Il pane grosso (come quello toscano, pugliese, ecc.) si taglia a fette sottili che, se risultano troppo grandi, vanno ancora divise trasversalmente. Così si presentano anche le focacce la piadina.
  • Il pane tostato si usa molto per la prima colazione, e si serve a fette su un unico piatto di portata, dal quale ognuno prende la quantità che desidera.
  • I pancarré che è particolarmente adatto per le tartine, si presenta a fettine sottili, viariamente decorate, su vassoi o grandi piatti. È meglio togliere preventivamente la crosta.
  • Grissini, gallette, crackers si tolgono dalle scatole o dai sacchetti in cui sono conservati e si appoggiano direttamente sulla tovaglia.
  • Le focacce si presentano tagliate a quadrati. La piadina romagnola (come la pita o pane arabo,  la pizza spianata, la torta al testo umbra ecc) vanno tagliate a spicchi.
  • Non conoscendo le abitudini e i gusti dei propri invitati, è bene disporre alla sinistra di ciascun coperto una fettina di pane (o un panino), due o tre grissini e qualche crackers.
Enciclopedia della donna 1965
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Ricette

CAROLINA PANINI OLIVE

Come si mangia e come si serve il Pane
 “Bread (5951666351)” di Moyan Brenn from Anzio, Italy – Bread. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons
Panini alle olive nere

Panini alle olive nere

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Per  il Pranzo per la Festa della Donna, Carolina¹ e Marinella hanno preparato questi deliziosi panini

Ingredienti per panini piccoli (per circa 8-10 persone)

500 gr. di farina 0, 300 ml. di acqua, 180 gr. olive nere, 1 cucchiaino raso e mezzo di zucchero, 1 cucchiaino e mezzo di sale, 3 cucchiai di olio evo, 17 gr. di lievito di birra fresco.

Preparazione

Sciogliete in un bicchiere di acqua tiepida il lievito con lo zucchero, mescolate delicatamente.
Alla farina, disposta a fontana, aggiungete l’acqua con il lievito, 3 cucchiai di olio ed impastate energeticamente, sbattendo ogni tanto l’impasto sul piano di lavoro, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Condite con il sale ed impastate ancora per 10 minuti. Formate una palla ed ungetela con poco olio evo; mettetela in una ciotola e coprite con pellicola da cucina e lasciate riposare per almeno un ora e mezzo.
Passato questo tempo aggiungete le olive snocciolate e spezzettate grossolamanente; impastate per distribuire uniformemente le olive. Foderate una teglia e mettetevi l’impasto suddiviso in piccoli panini disposti a distanza, perchè aumenteranno di volume cuocendo; lasciate riposare per 45 minuti.
Cuocete i panini in forno caldo a 200 gradi per 40 minuti circa, finchè la siperficie sarà ben dorata.

CAROLINA PANINI OLIVEPanini alle olive nere

¹Pranzo per la Festa della Donna da Carolina e Marinella
In occasione dell’8 marzo Carolina e sua mamma Marinella, non si sono smentite ed hanno preparato un pranzo allegro e primaveril
In una nuvola giallo-mimosa, hanno servito in tavola tra l’altro:
(continua  leggere)
la Pappa al pomodoro

Viva la Pappa al pomodoro

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La pappa al pomodoro è un primo piatto “povero” della cucina toscana. L’origine contadina di questo gustosissimo primo piatto è testimoniata dai suoi ingredienti. Per ottenere la vera pappa col pomodoro è assolutamente necessario usare il pane toscano non salato e l’olio extravergine d’oliva della regione. La pappa col pomodoro può essere gustata anche fredda e sempre senza l’aggiunta di alcun tipo di formaggio.

Il pane nella cucina povera della Toscana è un ingrediente molto presente: pane come entrata, pane come minestra, pane come dolce, bruschette all’aglio e olio, crostini con fegatini… Nasce nel Rinascimento il pane azzimo, alla corte di Lorenzo de’ Medici come letto a pietanze di carne e di pesce ricche di spezie ed aromi. Le fette di pane venivano poi date al popolo che le usavano per le minestre di pane e la ribollita.

La pappa col pomodoro fu conosciuta fuori dalla Toscana per la prima volta per il fatto di essere al centro di una delle più celebri pagine de “Il Giornalino di Gianburrasca” dello scrittore fiorentino Vamba. Inoltre negli anni ’60 del XX secolo, in occasione della trasposizione televisiva di questo libro, la pappa col pomodoro fu cantata in una celebre canzone di Rita Pavone (“Viva la pappa col pomodoro”) facente parte della colonna sonora dello sceneggiato e musicata da Nino Rota.

Wikipedia
Ingredienti e dosi per 4 persone
400 gr. di pane casereccio toscano raffermo senza sale, 300 gr. di pomodori maturi o pomodori pelati, 3 spicchi d’aglio, sedano, 1 mazzetto di basilico o prezzemolo, olio d’oliva evo toscano, brodo, sale e pepe
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Preparazione
Tagliare il pane a fette e poi a dadi e metterlo in una tegame di coccio. Unire i pomodori tagliati a pezzi e senza semi, gli spicchi di aglio tritati, il sedano tritato le foglie di basilico o di prezzemolo. Salare, pepare ed aggiiungere un giro d’olio. Mettere al fuoco.
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Mescolare bene in modo che il pane assorba il condimento. Aggiungere il brodo caldo e continuare a mescolare.
Cuocere per 10 – 15 minuti, finchè sarà raggiunta la giusta densità. Lasciare riposare per almeno 1 ora. Versare sulla superficie un giro d’olio. Servire, a secondo la stagione, caldo, tiepido, freddo.
Vino
Accompagnare con ottimo vino Chianti dei Colli Fiorentini (Toscana), Merlot di Aprilia (Lazio), Cirò Rosato (Calabria).

Altre Zuppe toscane

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 la Pappa al pomodoro
Di Ɱ (Opera propria) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons
Il pane di San Martino o pan di patate

Il pane di San Martino o pan di patate

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Avete mai pensato a quanti luoghi portanno il none di San Martino? Paesi, sorgenti, grotte, valli, torrenti: poi anche molti uccelli: il martinello, il martinaccio, il martin pescatore, il passero di San Martino. Mah… misteri dei santi! O forse, semplicemente, una conseguenza della sua grande popolarità. La sua festa cade l’ 11 novembre e solitamente coincide con sette giiorni di temperatura assai mite: l’estate, detta appunto, di San Martino, Questo è altresì il periodo in cui il mosto si muta in vino: così il santo è il tutore dei vinai. Lo è anche, purtroppo, degli ubriachi e dei beoni.
Ah! Non avete mai sentito l’espressione “far San Martino”? Ebbene vuol dire cambiare casa, e viene dalla consuetudine, tipica del mondo contadino, di fissare per l’11 novembre la scadenza dei contratti d’affitto. Così il santo famoso per aver diviso il mantello con un povero è diventato anche il protettore dei traslocchi.
Le feste dell’anno – Walt Disney

Il “Pane di San Martino” o Pan di patate, che si prepara con patate e farina di castagne, è una ricetta tradizionale del giorno di San Martino (11 novembre) tipica dell’Emilia ma è conosciuta fino in Salento.

 La ricetta con la farina di castagne e la ricetta con la sola farina bianca
Tempo di preparazione: 40 minuti – Riposo: 3 ore – Tempo di cottura: 30 – 45 minuti.
 Ingredienti per 6 persone
  • Preparazione con la farina di castagne
    400 gr. di farina integrale di frumento, 250 gr. di farina di castagne,200 gr. di farina bianca 0, 150 gr. di patate lessate, 40 gr. di pasta madre secca (in alternativa utilizzare lievito di birra fresco, dopo averlo ammollato in acqua a temperatura ambiente con aggiunto un cucchiaino di zucchero o miele), 3 cucchiai di olio d’oliva, 4 cucchiaini di sale fino (che non deve venire mai a contatto con la pasta madre o con il lievito, perchè potrebbe compromettere la lievitazione), acqua q.b.
  • Preparazione con la sola farina bianca
    350 gr. di farina 0, 400 gr. di patate lessate, 1 cubetto di lievito di birra (o gr. 7 di lievito secco), acqua qb., olio evo, sale.
Esecuzione
Lessare le patate e una volta cotte pelarle e schiacciarle. In una ciotola mescolare la farina setacciata con il lievito sciolto in poca acqua tiepida con un pizzico di zucchero.
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Aggiungere le patate, l’olio a filo. Aggiungere acqua tiepida ed impastare bene fino ad ottenere un composto omogeneo.
Formare una palla, coprirla con un panno umido e lasciare lievitare per almeno 2 ore (dovrà raddoppiare di volume). Impastare ancora un po’ e mettere l’impasto in una teglia foderata con carta da forno e lasciare riposare per 1 ora.
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Riscaldare molto bene il forno e cuocere per 30 – 45 minuti a 200 gradi. Infilare ed estrarre dal pane uno stecchino: se esce pulito il pane è cotto. Lasciare raffreddare in forno.
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pane patate

 Il pane di San Martino o pan di patate
Piadina della Madonna del Fuoco di Forlì

4 febbraio – Piadina della Madonna del Fuoco di Forlì, Romagna

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Il 4 febbraio si celebra a Forlì la festa del Patrono: la Beata Vergine del Fuoco (o Madonna del Fuoco).
Le origini di questo culto sono antiche. La storia narra che nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428 si sviluppò un furioso incendio nella scuola pubblica gestita da Mastro Lombardino da Riopetroso. Le fiamme distrussero completamente l’edificio ad eccezione del muro su cui era appesa una piccola xilografia su carta raffigurante la Vergine col Bambino. Subito si gridò al miracolo e la domenica successiva, 8 febbraio, l’immagine fu portata con una solenne processione in Cattedrale.
La devozione popolare aumentò tanto da eleggere la Madonna del Fuoco a patrona della città. Nel 1619 iniziarono i lavori della attuale cappella per dare una sistemazione più consona all’immagine della patrona, che dal 1428 era conservata nella cappella di S. Bartolomeo. La traslazione dell’immagine avvenne, con solenni festeggiamenti, il 20 ottobre 1636. Il progetto è dell’architetto faentino Domenico Paganelli (1545-1624). Particolare è la cupola sormontata da una lanterna, al cui impianto decorativo collaborò anche Guido Cagnacci (le cui tele ora sono in pinacoteca). Gli affreschi che si ammirano attualmente si devono a Carlo Cignani (1628-1719).
La festa del 4 febbraio è sempre stata molto sentita dai forlivesi (una delle pochissime occasioni – o l’unica – in cui i festeggiamenti saltarono fu il 4 febbraio 1797, a causa dell’ingresso in città del generale Napoleone Bonaparte, vittorioso dalla battaglia del Senio). Numerosissime bancarelle rallegrano la piazza del Duomo e le zone limitrofe. Tipico è un dolce: la “piadina della Madonna del Fuoco“, una focaccia dolce insaporita con semi d’anice che ricorda la distribuzione di pane, durante un periodo di carestia, impastato con la farina acquistata con il ricavato della vendita del Tesoro della Madonna del Fuoco, formato dai doni votivi fatti dai fedeli per le grazie ricevute invocando Maria nella sua manifestazione di Beata Vergine del Fuoco.. Inoltre è tradizione apporre alle finestre delle case dei lumini.
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Focaccia dolce all’anice 
Ricetta di elenuccia75

 Ingredienti e dosi
500 g farina (io uso la manitoba), 1/2 cubetto di lievito di birra, 2 uova, 100 g zucchero, 100 g burro, 15 g semi di anice, 200 ml circa di latte
Preparazione
  • Sciogliere il lievito in 100 ml di latte tiepido a cui si è aggiunto un cucchiaino di zucchero e mescolare il tutto in una terrina con 100 g di farina. Lasciare lievitare per un paio d’ore.
  • A questo punto fare la fontana con la restante farina, aggiungere lo zucchero, il burro, le uova, l’anice e l’impasto di farina e lievito precedentemenete preparato.
  • Impastare e aggiungere latte quanto basta in modo da ottenere un impasto bello liscio ed elastico ma non troppo morbido.
  • Lasciare lievitare altre 3 ore in modo che l’impasto raddoppi il suo volume (io lo metto dentro il forno spento in modo che stia al calduccio).
  • Riprendere l’impasto, sgonfiarlo e dividelo in una quindicina di palline.
  • Stendere ogni pallina ad uno spessore di circa mezzo centimetro, lasciare rilievitare le focaccine per un’altra ora.
  • Spennellare il centro delle focaccine con un po’ di acqua e spolverizzare con zucchero semolato.
  • Cuocere in forno statico a 180 per circa 25 minuti o comunque finchè non diventano rosate. Io ho riempito due teglie e ho fatto due infornate successive, altrimenti se si vogliono cuocere contemporaneamente credo che vada meglio usare il ventilato.

piadina madonna del fuoco

Cronaca di Giovanni di Mastro Pedrino sulla Madonna del Fuoco.

Giovanni Merlini (detto Giovanni di Mastro Pedrino Depintore o più semplicemente Giovanni di Mastro Pedrino. Forlì1390-1465 ca) era uno dei principali cronisti della storia forlivese tra ‘400 e ‘500.

Fotografia di documento conservato presso la Biblioteca Vaticana

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Piadina della Madonna del Fuoco di Forlì
Grecia: pita pane arabo

Grecia: Πίτα – La pita o pane arabo

חנאן חביב אללה – Lehava center Nazaret – Israel 

Pita preparata con cetrioli, carne di agnello e hummus ( Lo hummus – in arabo حُمُّص, in ebraico חומוס, in lingua armena (traslitterato) hamos, in greco Χούμους, in ebraico חומוס – è una salsa a base di pasta di ceci e pasta di semi di sesamo (tahineh) aromatizzata con olio di oliva, aglio, succo di limone e paprica, semi di cumino (in arabo kamun) in polvere e prezzemolo finemente tritato).

La pita (in greco πίτα, in ebraico פִּתָּה o פיתה, in arabo كماج) è un tipo di pane piatto lievitato, rotondo, a base di farina di grano. La pita, insieme ad altri tipi di pane, è un cibo tradizionale delle cucine del Medio Oriente e del Mediterraneo, dal Nord Africa all’Afghanistan. Viene anche chiamata pane arabo, siriano o libanese, specialmente nel mondo arabo e nelle zone a consistente popolazione araba.

In Grecia, la pita si mangia da secoli con varie salse quale il Tzatziki, oppure con il gyros.

La ricetta

Ingredienti
400 g di farina (se ne può usare un terzo integrale), sale, 1 cucchiaino di zucchero, 2 cucchiaini di lievito secco, 1 cucchiaio di olio d’oliva, circa 250 ml di acqua fatta bollire e intiepidita.

Preparazione
Preriscaldare il forno al massimo, senza usare la funzione ventilata. Sciogliere nell’acqua (eliminare prima il calcare che si sarà depositato!) il lievito e il cucchiaino di zucchero. Quando il composto sarà schiumoso, impastare o a mano o nel robot e mettere a lievitare in un luogo protetto e tiepido, finchè il volume non sarà raddoppiato. Fate uscire l’aria dall’impasto e poi ricavatene delle palle che stenderete spesse circa 5 mm. Mettetele sulla piastra del forno unta d’olio e spennellatele con acqua e olio. Fatele riposare ancora qualche minuto e poi infornatele per circa 5 minuti. In forno si gonfieranno molto per poi appiattirsi. Ho provato a farle in una padella di ferro ma il risultato, forse per mia imperizia, non l’ho reputato buono.
Ricetta di balestruccio-cookaround

Etimologia
Nei dizionari italiani, il termine “pita” è abbastanza recente in quanto risale alla seconda metà del Novecento, riferendosi per l’appunto ai Balcani, e in special modo alla cucina greca. Molti linguisti attribuiscono l’origine della parola al moderno greco di “torta”, “dolce” oppure “pane”; a differenza di altri che pensano derivi dall’ebraico (pat), che significa “pagnotta” o “pezzetto”. In lingua Veneta anche nel linguaggio odierno è da tutti riconosciuto il significato di tacchina. Maschile Pito in veneto. Plurale veneto Piti. La parola “pita” , esiste ancora nell’aramaico del Talmud babilonese e indica il pane in generale. Un’altra possibile etimologia viene dalla parola “pit”, che in rumeno arcaico (all’epoca parlato anche nel nord della Grecia), vuol dire pane. Un’altra etimologia si rifà a un particolare tipo di pino (Pinus Rigida) costituito da strati, proprio come il pane pita, che a sua volta può condividere l’origine con l’italiano pizza.
Da segnalare la relazione con il termine calabrese pitta, che designa un pane bianco a forma di ciambella schiacciata, cotto al forno, ma ha anche il significato generale di prodotto da forno, come in pitta ‘nchiusa (un dolce contenente miele e frutta secca).

Abitudini alimentari
La pita è utilizzata per raccogliere sughi o salse come lo hummus, il baba ganush, la Shakshuka e per avvolgere sandwich come kebab, gyros (ricetta greca a base di carne) e falafel (polpette egiziane). La maggior parte dei pani assimilabili alla pita vengono cotti al forno ad alte temperature (700 °F o 370 °C), facendo sì che i dischi appiattiti di pasta crescano velocemente. Una volta rimossi dal forno gli strati di pasta cotta restano separati all’interno della pita sgonfia, consentendo che il pane presenti un’apertura a forma di tasca, da usare in varie farciture.
Nella storia moderna (a partire dagli anni settanta), molta della popolarità della pita è dovuta a queste tasche; infatti invece di essere usate per raccogliere salse, esse vengono riempite di vari ingredienti per formare un panino farcito. Queste sono di solito chiamate “tasche di pita”. Alcuni fabbricanti specificano sulle loro confezioni la differenza fra la pita classica (senza aperture) e le pita con tasche.
In Turchia, la pita (chiamata pide) è utilizzata per fare una pietanza simile alla pizza italiana, chiamata lahmacun. L’impasto viene modellato come una canoa e riempito con carne, verdure e a volte uovo, per poi essere cotto in forno.
In Gran Bretagna, la parola “pita” è talvolta usata erroneamente per indicare il naan o il khubz arabo, dal momento che entrambi presentano il medesimo aspetto della pita.

Nella cucina bulgara, la pita si serve per le occasioni speciali. La sua preparazione e consumo hanno un significato rituale. Per esempio, nella notte prima della vigilia di Natale , ogni casalinga prepara le pite e le decora con simboli augurali di fertilità per il bestiame e un raccolto ricco dai campi, nonché prosperità per ogni membro della famiglia. In ognuna di esse, nasconde una monetina di nichel; secondo la tradizione,chiunque lo trovi diventi il più sano e il più ricco della famiglia.
Il “cervello turco” è considerato in determinate culture orientali, il piatto perfetto per accompagnare la pita; questo è generalmente accettato come verità. La pita inoltre, è preparata quando sono previsti cari ospiti a pranzo o a cena. Una tradizionale festa di benvenuto in Bulgaria, include la pita e sale o miele. Il significato di questo rituale può essere trovato nell’espressione “accogliere qualcuno con pane e sale” (dal momento che il pane è un elemento fondamentale della cucina bulgara – e come dice un proverbio bulgaro: “nessuno è più grande del pane”, mentre il sale è quell’ingrediente base che insaporisce ogni pasto). Ciò dimostra come i padroni di casa desiderano avere ospiti e condividere pietanze con loro.

La pita libanese è simile a quella cipriota, anche se la prima è due volte più lunga della seconda. Il pane di pita, cotto come la pita di Agio Basilio è una tradizione Cristiana Bizantina, condivisa da tutte le nazioni che un tempo facevano parte dell’Impero Romano d’Oriente, rinforzando nuovamente la cultura Cristiana Ellenica che ha diffuso la pita. Il pane di pita o “pita di Basilio” è come un dolce o una torta, con un singolo strato di pan di Spagna o di pane, posti generalmente in piani circolari.

Fonte: Wikipedia

 Grecia: pita pane arabo
Minestra mariconda  Petronilla gnocchetti-mamma quenelle mariconda

Minestra mariconda per un pranzetto di Pasqua alla maniera di Petronilla

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I gustosi, svelti, economici desinaretti di Petronilla, 1944

«Se per la grande festa di primavera (quella festa che ogni anno, con i suoi tepori, e le sue miti pioggerelle, porta in tutti gli orti e in tutti i campi uno sbocciar di gemme, di fiori, di vigneti, di piantine novelle; in tutta la terra tutto uno sbucar, da uova, di vite nuove; e che dovrebbe anche portare, in ognuno dei nostri cuori, pace e sorrisi…). Se per la grande festa di Pasqua volete preparare una familiare festicciola mangereccia, ecco dunque come potrete fare.»

Pranzetto per la festa di Pasqua
Minestra mariconda
Carne e verdure in gelatina
Lingua salmistrata
Albicocche con panna

La mariconda è un’antica ricetta lombarda. Il nome viene da “mèlico“, che vuol dire mais, o “meliconde” (i chicchi del granoturco) perchè le palline hanno un colore che tende un po’ al giallo. Tre città ne contendono l’origine: Brescia, Bergamo e Mantova. Nella zona di Mantova, in particolare, c’è un’altra minestra simile che si chiama “canedoli“: la mariconda è una parente molto stretta dei Canederli altoatesini.

« Se nell’una o nell’altra, delle tante feste solenni, che ci dona il calendario, voleste sfoggiare (specie con il vecchio parentado) una di quelle vecchie minestre che mandavano in visibilio i nostri vecchi, ma che dalle nostre modernissime cucine sono ormai del tutto bandite…
Purché possiate disporre di una pignatta di eccellente brodo (fatto bollendo un bel pezzetto di carne) vi consiglio di preparare la minestra che porta il nome di Mariconda, e alla quale non difettano i tre famosi pregi, di essere squisita, abbastanza lesta a fare, e di spesa non affatto rilevante.
***
Per preparare la mariconda… comperate pane da crostoni (o pane francese) della quantità di poco meno d’un etto per persona; toglietene la crosta; mettetelo in terrina; copritelo di latte; lasciatelo lì per circa un’ora. Tolto il pane dal latte, passatelo in una casseruola con burro nella proporzione di circa grammi 30 per persona; ponete la casseruola a fuoco; e fate bollire (rimestando di tanto in tanto) fino a che quasi tutto il liquido del latte se ne sarà andato. Versate allora il pane in un’insalatiera; aggiungete poco sale (il pane è di già salato); una bella presina di noce-moscata (se piacciono le droghe); e tanti cucchiai rasi di parmigiano grattugiato (che odori possibilmente di vecchiume) e tante uova, quanti saranno i commensali. »

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« Mescolate per bene; radunate l’impasto sul fondo dell’insalatiera; coprite con un tovagliolo; lasciate riposare fino all’ora del desinare. Allorché l’ultimo invitato sarà arrivato, svelte svelte, (facendovi magari aiutare dalla servetta per fare più presto) e con due cucchiaini – riempiendo cioè uno d’impasto, e staccandolo con l’altro – una cucchiaiatina dopo l’altra, fatelo tutto cadere nella pignatta, nella quale il brodo sarà già in pieno bollore ed al giusto salato. Quando, dopo pochi minuti vedrete i tanti e tanti gnocchetti, rivoltandosi, venire a galla… versate nella zuppiera e fate portare subito in tavola.
***
E allorché, nei loro piatti fondi, il nonno ed i vecchi zii vedranno a galleggiare nel brodo bollente e profumato quei bei gnocchetti d’un bel giallo allettatore… oh quale meraviglia alla bella sorpresa! E quali dolci ricordi di Natali passati e ormai tanto lontani ridesterà, nei loro cuori, la vecchia minestra che porta il nome… di mariconda!Petronilla libri »

Ricette di Petronilla Ed.Olivini 1938

Minestra mariconda  Petronilla

Petronilla, chi era?
PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente

Di C.E. Hagdahl (Kokkonsten by C.E. Hagdahl) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Francesini baguette prosciutto formaggio -Baguette_03

Francesini (baguette) prosciutto e formaggio

 Ingredienti per 4 persone

60 g di burro (o margarina) ammorbidito, 4 francesini (baguette).

Per il condimento:
2 cipollotti tritati, 150 ml di panna acida, 2 cucchiai di senape di Digione.

Per il ripieno:
240 g di prosciutto cotto affumicato, 120 g di emmenthaler a fette, 120 g di fontina dolce a fette, 8 fette di pomodoro, 4 foglie di lattuga, 4 stuzzicadenti lunghi.

Tempo di preparazione: 15 minuti
Preparazione

Scaldate una padella larga per friggere a fuoco moderato. Tagliate in due francesini nel senso della lunghezza e spalmatevi del burro. Soffrigete i francesini, con la parte imburrata rivolta verso il basso, per 5 minuti, finchè non saranno dorati. Mescolate intanto in una ciotola i cipollotti, la panna acida e la senape.

Spalmate il composto sul pane. Distribuite il prosciutto e il formaggio sulle quattro metà inferiore di francesini.

Ricoprite poi con 2 fette di pomodoro e qualche foglia di lattuga prima di adagiare sul tutto la metà superiore dei panini. Infilzateli con gli stuzzicadenti.

Baguette 01.jpg

Francesini baguette prosciutto formaggio

   
 “Italian Sandwich”. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons
Di Johann from Munich, Germany – Baguette 4, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3802466
Sandwiches alla salsiccia

Sandwiches alla salsiccia

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 Ingredienti per 4 persone

8 fette di pane, 6 cucchiai di burro o margarina.

Per la farcitura del sandwich¹
500 g di salsiccia, una cipolla media tagliata ad anelli, 8 anelli di peperone, 6 fette di emmenthaler.

Tempo di preparazione: 30 minuti
 Preparazione

Spremere fuori dalla pelle la polpa della salsiccia, dividetela in 8 parti uguali che comprimerrete con le mani inumidite con acqua fredda. Riscaldate una larga padella dal fondo antiaderente a fuoco moderato cucocetevi le polpette di salsiccia senza aggiunta di grassi per sei o otto minuti voltandole una volta, finché non avranno preso colore su entrambi i lati e non saranno ben cotte. Toglietele dalla padella.

Versate nella padella cipolle e peperone e soffriggete a fuoco lento per quattro o cinque minuti, finché le verdure non si saranno ammorbidite. Toglietele dalla padella scolandole il più possibile.

Mettete una fetta di formaggio su una fetta di pane, coprite con due polpette, un quarto delle fette di cipolla, due anelli di peperone e un’altra fetta di formaggio. Pressate il tutto con una seconda fetta di pane.

Sciogliete nella stessa padella tre cucchiai di burro e adagiate due sandwiches. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere 3 minuti finché le parti sottostanti non hanno preso colore, poi voltateli e cuoceteli per altri 2-3 minuti finché il formaggio non sarà fuso. Mettete i sandwiches in un piatto di portata, coprite e tenete in caldo mentre cuocete gli altri nel burro rimasto.

  • ¹Il sandwich (in italiano panino) è un preparato gastronomico di origine britannica costituito da due fette di pane, talvolta imburrate, che contengono carne, salumi, formaggio o altro. Da non confondere con il tramezzino inventato nel 1925 a Torino nel Caffè Mulassano di Piazza Castello, che si caratterizza per l’uso esclusivo di pancarré. Prende il nome dal politico inglese del XVIII secolo John Montagu, 4º conte di Sandwich, che secondo la tradizione, durante le partite a carte o le gare di golf, se li faceva servire al tavolo da gioco o sul campo per poter mangiare pur continuando a giocare. In Italia il Sandwich fu introdotto dal poeta Gabriele D’Annunzio e fu lui a dare a questo il nome di tramezzino. Tra i panini più famosi va ricordato il “delicado”, cui Waldir Azevedo ha anche dedicato una canzone.
 
di Angell Tsang da Austin, USA – Flickr. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons
Sandwiches alla salsiccia

Crostone insalatai uova pancetta

Crostone con insalata di uova e pancetta

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Tempo di preparazione: 20 minuti

  Ingredienti e dosi per 4 persone

4 fette di pane integrale.

Per l’insalata di uova: 6 uova¹, 2 gambi di sedano a fette, 150 ml. di maionese, 1 cipollotta tritata, 1 cucchiaino di salsa di rafano, sale e pepe.

Per la farcitura: 8 fettine di pancetta, 4 foglie di lattuga, 8 filetti di pomodoro, 12 fette di cetriolo.

   Preparazione

Rassodate le uova, ricordandovi di metterli subito sotto acqua fredda corrente per bloccarne la cottura. Tritate in una terrina le uova sode e mescolatevi il sedano, la maionese, la cipollotta, la salsa di rafano, il sale e il pepe. Grigliate la pancetta per 4 o 5 minuti, voltandola una volta, finché non sarà colorita e croccante. Fate tostare nel frattempo il pane. Coprite ogni bruschetta con una foglia di lattuga, 2 fette di pomodoro, 3 di cetriolo e un po’ d’insalata di uova. Sopra a tutto incrociate 2 fette di pancetta e servite.

¹Uova sode Il terzo ingrediente di questa preparazione, oltre all’acqua ed alle uova è il tempo. i modi di procedere sono due:

  1.  Mettete le uova in acqua fredda e fatele bollire 8 minuti, quindi passatele sotto l’acqua corrente e sgusciatele.
  2. Con un ago fate un forellino nel guscio, poi fatele cadere con attenzione, nell’acqua bollente e lessatele per 8 minuti; quindi passatele sotto l’acqua fredda per sgusciarle.
   

Crostone insalatai uova pancettaCrostone insalata uova pancetta

Panino speciale al roast beef

Panino speciale al roast beef

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Un panino è una forma di pane di piccola pezzatura, che per contrazione può indicare anche il panino imbottito. Molti tipi di forme di pane possono essere considerate panini, come ad esempio il filoncino, la rosetta o michetta, la biova e la biovetta, il bocconcino, la spaccatella. Si tratta spesso di denominazioni regionali che variano da una località all’altra La variabilità regionale dei nomi dati alle forme di pane non è peraltro un fenomeno solo italiano ma si ripropone in varie altre aree geografiche

La varietà nel campo dei panini imbottiti non riguarda solamente gli ingredienti dell’imbottitura ma anche il tipo di panino da utilizzare. Nei libri di ricette in base al risultato voluto vengono consiglite diverse tipologie di pane.

  • Per panini dove sono presenti sottaceti vengono sconsigliati pani troppo ricchi di mollica, in quanto questa potrebbe imbibirsi in modo eccessivo del liquido di governo rendendo il panino troppo unto o acido.
  • Per panini freddi dove predominano salumi stagionati viene consigliato pane sciocco o comunque pane non troppo salato, in modo da dare il giusto rilievo al sapore del salume.
  • Per panini nella cui imbottitura siano presenti salse (es. maionese o salsa tonnata) è preferibile un pane ricco di mollica, possibilmente piuttosto morbida, in modo che la salsa non fuoriesca ma venga trattenuta da quest’ultima.
  • Per panini che prevedono di essere riscaldati, il pane ideale dovrebbe essere basso e poco lievitato, come schiacciate o ciabatte Wikipedia
Panino speciale al roast beef

Tempo di preparazione: 15 minuti

Ingredienti  per 4 persone

8 fette di pane in cassetta.
 
Per il condimento:
150 g di panna acida, 1 cucchiaio di senape di Digione, 1 cucchiaino di salsa di rafano.

Per il ripieno:
120 g di burro (o margarina) ammorbidito, 2 spicchi d’aglio schiacciato, 12 fette di roast beef, 8 fette di pomodoro, 12 fette di cetriolo.

Preparazione

Amalgamate bene in una ciotola la panna acida, la senape di Digione e la salsa di rafano. Mescolate in un altro contenitore il burro e l’aglio, spalmate il composto su ogni fetta di pane. Posate poi il pane su una piastra da forno con la parte imburrata rivolta verso l’alto e mettetelo sotto il grill per 3 o 4 minuti finché non sarà tostato. Mettete, per preparare i panini, su una fetta di pane 3 fette di roast beef, 2 di pomodoro e 3 di cetriolo. Coprite con 2 cucchiaiate di preparato con senape e panna acida e poi adagiate sopra il tutto l’altra fetta di pane con la parte tostata rivolta verso l’alto.

 

Roast beef

 
Par Timo1974 — Travail personnel, CC BY-SA 2.5,
 “Roast beef sandwich (hozinja)” by hozinja – Flickr: Roast beef sandwich. Licensed under CC BY 2.0 via Wikimedia Commons