Mangiari di QUARESIMA dei RICCHI e dei POVERI

Mangiari di QUARESIMA dei RICCHI e dei POVERI nelle terre del ravennate di inizio Novecento

 Vittorio Corcos (1859–1933), La Famiglia Moschini
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.A dir il vero i ricchi padroni hanno sempre mangiato e bevuto molto bene sia durante le carestie e in tutti gli altri flagelli e in abbondanza anche nei periodi di Quaresima non dando retta né ai Sermoni dei preti né alle Bolle dei Papi. Applicavano solamente le Leggi della Chiesa qualche volta alla presenza nelle loro dimore dei Frati e delle Suore in Questua o dei Preti in Benedizione o in transito nei loro viaggi o pellegrinaggi. Alcuni di codesti ricchi, “timorati di Dio Onnipotente, che tutto vede e ascolta”, facevano però leggera penitenza anche colla gola, nella speranza di ottenere la loro “fetta di Paradiso”.

Mangiari di Quaresima dei ricchi

Mangiari di Quaresima dei poveri

Pancotto del ricco
Mettere del pane vecchio (fatto già da diversi giorni) in una pignatta piena dì’acqua salata, o di latte, a rammollire e aggiungere aglio e cipolla tritati prima di mettere la pignatta al fuoco. Cuocere lentamente e quando si avrà una densa poltiglia agggiungere in pentola 3 cucchiai di olio o di grasso o di burro e una manciata di formaggio parmigiano o pecorino.

Pancotto del povero
Si fa come quello del ricco, ma senza latte e formaggio e con 1 solo cucchiaio di grasso o olio.

Minestra di fave detta “Favata”
Cuocere le fave secche in acqua piovana bollente con cipolla, sedano e pancetta tritati, due cucchiaiate di grasso, un bicchiere o due di vino bianco secco, conserva di pomodori, formaggio grattugiato, sale e pepe.

Minestra di ceci detta “Ceciata”
Simile in tutto alla minestra di fave.

Minestra di fagioli detta “Fagiolata”
Simile in tutto alla minestra di fave o alla minestra di ceci. Per ottenere una fagiolata migliore alcuni aggiungevano prezzemolo tritato.

Minestra di lenticchie detta “Poveretta”
Simile in tutto alla minestra di fave o di ceci o di fagioli.

Gobba (Carpa) al forno
Pulire bene la gobba, metterla in un tegame e spolverarla con sugo di limone molto abbondante poi aggiungere sale e pepe, un po’ di vino bianco secco e olio e cuocerla in forno molto caldo.

Ranocchi in umido
Mettere i ranocchi ben puliti entro un tegame con pangrattato, prosciutto e cipolla tritati, due bicchieri di vino bianco secco, sale e pepe e abbondante conserva di pomodoro. Cuocere il tutto lentamente al fuoco per circa mezz’ora.

Zuppa di pane e riso con brodo di ranocchi¹
Mettere in una pentola, usata per il brodo, peina d’acqua grammi 500 di ranocchi, conserva di pomodoro, due cucchiai di farina, cipolla, aglio, prezzemolo, carota e sedano tagliiuzzati, sale e pepe e un bicchiere di vin bianco secco. Dopo lunga bollitura togliere i ranocchi e mondarli dalle ossa, unire il tutto e aggiungere al brodo, prima di servire in tavola, croste di pane abbrustolito o mettere il riso nella pentola a cuocere nel brodo.

  • ¹Il brodo di ranocchi veniva fatto per gli infermi solamente con acqua.

In Conselice (RA) e suo territorio, oltre ai piatti della tradizione detti delle grandi festività, nel giorno di “SAN GRUGNONE” venivano mangiati, o con pane o con polenta, pesci della valle o del mare, lessati, in umido, nella graticola o arrosto.
I ricchi usavano mettere botticelle di vino bianco e nero, delle loro campagne. davanti al portone di casa o lo facevano girare su carretti lungo le strade e tutti potevano bere a garganella senza nulla pagare, ed anche molto pesce già cotto veniva donato da quei signori ai poveri di quella terra.
La festa di “San Grugnone” aveva termine col suono delle campane dell’Ave Maria.

Mangiari di QUARESIMA dei RICCHI e dei POVERI
 “Cucinario di una vecchia famiglia nobiliare”: Menù per festività e ricorrenze con oltre 350 ricette raccolti in un cucinario di una vecchia famiglia nobiliare romagnola che il rampollo Giovanni Manzoni ha svelato in questo libro ricco di suggerimenti e leccornie. Tra le ricette più selezionate ben otto modi di fare i cappelletti romagnoli ed altrettanti per i tortellini bolognesi con tanto di brodo doc per palati fini. Da citare la polenta alla Manzoni che riporta gli antichi sapori nostrani, poi per sbizzarrirsi si può provare a cucinare altre ricette che si adattano a qualsiasi piatto ed accostamento di cibi. Lugo di Romagna 1985.