Galateo di Donna Letizia Ricevimenti

Galateo di Donna Letizia: I Ricevimenti

Il Grande libro della casa di Donna Letizia 1967

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INVITI
La signora che è invitata a una colazione evita di fare, prima, molte commissioni, per non presentarsi carica di pacchetti. Non si toglie il cappello se non è intima della casa. Prima di entrare in salotto, affida alla cameriera il mantello e l´ombrello e si sfila i guanti per porgere la mano ai padroni di casa. In sala da pranzo, l´invitata si siede senza aspettare l´esempio della padrona di casa, ma fa in modo di non precederla troppo. L´invitato, invece, si siede dopo le signore. Gli invitati incominciano a mangiare appena si sono serviti: solo per il dessert è consuetudine aspettare che la padrona di casa sia stata servita. In nessun caso, la persona invitata si rivolge al cameriere per chiedere del pane, del sale, del vino, o qualsiasi altra cosa. Questo comportamento è ammesso solo al ristorante.

Il preavviso
Si invita per telefono o per lettera, a colazione, a pranzo, a cocktail, con quattro o cinque o sette giorni di anticipo. Se si tratta di un ricevimento molto importante l’anticipo sarà di 10 giorni almeno. L’invito telefonico non va mai fatto all’ultimo momento, per non dare l’impressione di voler colmare un posto lasciato vuoto da un altro invitato. un invito formale va spedito con almeno 15 giorni di anticipo.

APERITIVI
Può succedere che una comitiva si dia appuntamento in casa di amici per un semplice aperitivo, prima di recarsi a pranzo al ristorante, o a teatro. man mano che entrano gli ospiti, la padrona di casa chiede ad ognuno cosa desidera e in base alla scelta, porge il bicchiere del whisky o del vermuth o dello Xeres, ecc. Contemporaneamente si offrono salatini, olive, sottaceti, frutta secca, passando per cose più complesse tipo tartine, spiedini e pizzette; non possono mancare olive, mandorle e noccioline; i principio è quello di offrire pietanze saporite in modo da invogliare a bere, ma non troppo sostanziose affinchè non sazino quindi via agli spicchi d’aglio sott’olio, ai frutti del cappero, ai pomodorini ripieni d’acciuga, alle bruschette, al pinzimonio.. I principali aperitivi sono whisky, vermuth, Xeres, e sempre più diffusi, oltre alla vodka, anche aperitivi a base di erbe aromatiche e acqua minerale (Bitter). Prosecco, eventualmente abbinato a succhi (di pesca per il Bellini, d’arancia per il Mimosa, d’ananas per il Verdi), oppure un altro vino bianco secco e ben freddo; se prendi anche una bottiglia di Campari o Aperol, puoi fare il classico spritz. I coctkails a base superalcolica sono più complessi, ed andrebbero preparati al momento; tolto lo screwdriver (vodka e succo d’arancia) o il cuba libre (rum e cola), li vedo difficili da offrire in casa. Eventualmente, ma proprio come extra speciale, si può preparare la sangria che è sempre di sicuro effetto, ed essendo a base di vino rosso e frutta se ne può preparare molta senza troppa spesa.

BUFFET-TE’
Per un tè numeroso e di carattere più formale, l’apparecchiatura generalmente viene allestita in sala da pranzo. Gli ospiti si riuniscono in salotto in attesa che la padrona di casa proponga: “Vogliamo prendere il tè?”. Ci si trasferisce allora in sala da pranzo dove la donna di servizio versa il tè e le altre bibite, mentre le signore si servono da sole delle varie leccornie disposte sul tavolo da pranzo, per l’occasione ricoperto da una tovaglia finemente ricamata.

COLAZIONE
Orario: varia secondo le regioni, l’occupazione del marito, l’orario di scuola dei figli. Oscilla tra le 12 e le 14. L’invitato deve presentarsi puntualmente.
Apparecchiatura
Normalmente si usa una tovaglia colorata o un servizio all’americana. Sono ammessi bicchieri colorati. Il centro tavola può essere una elegante fruttiera.
Inviti.
Si fanno senza cerimonie, a voce, per telefono o con un bigliettino amichevole.

Menù
Il menu è abitualmente di quattro portate, per esempio: “Soufflé”, carne, formaggi, macedonia di frutta.

Colazione normale

  • Uova o pesce o melone o pompelmo
  • Arrosto con verdure
  • Insalata
  • Formaggio
  • Macedonia o torta

Colazione importante

Vino

CENETTE
Dopo un teatro, un cocktail party, una cenette in piedi può essere graditissima.
Menù

  • Inverno: piatto caldo di pasta oppure riso, carne fredda con patatine, frutta.
  • Estate: pompelmo o melone, insalata di pollo, formaggio o gelato.

CI RIUNIAMO PER GIOCARE
Il gioco più alla moda è il bridge, seguito dal poker e dalla canasta per le signore. Il numero di ospiti deve essere in rapporto con le possibilità di gioco e la sistemazione dei partecipanti. La padrona di casa deve preoccuparsi che ogni tavolo sia costituito da giocatori di pari forza e che non vi sia troppa divergenza di temperamento per evitare eventuali sgradevoli reazioni.
Preparazione del gioco.
I tavolini da gioco si preparano in una sala illuminata con discrezione. Su ogni tavolino, dotato di relativa lampada, si pongono mazzi nuovi, gettoni, segnapunti, matite, sigarette, posacenere, accendisigari.
Cosa offrire.
Se la riunione è pomeridiana ci si regola come per un tè. Se è serale e si protrae sino a tardi, si passano dei rinfreschi, whisky, cognac, liquori e spremute. Eventualmente, dopo le 23, serve una cenetta fredda, in cui possono figurare: consommé, uova in gelatina, carni fredde, macedonia di frutta, il tutto disposto su un buffet in sala da pranzo. Se la serata ha carattere intimo, si possono offrire semplicemente tartine salate, pizzette, e dolcetti vari. Per non ingombrare i tavolini da gioco è conveniente porre accanto essi dei piccoli tavolini supplementari, su cui gli invitati possono appoggiare i bicchieri e i vari vassoietti.

SERATA CON TELEVISIONE
Questo tipo di riunione, ormai molto polare, si organizza per assistere a un programma speciale.
Inviti.
La padrona di casa deve ovviamente limitarsi a invitare solo le persone che si interessano a quella determinata trasmissione e deve informarli dell’orario per evitare interruzioni dovute ai ritardatari.
Sistemazione.
Il salotto va sistemato in modo che ognuno abbia un posto comodo da cui godere una buona visuale del teleschermo. Durante la trasmissione si offrono bibite varie a seconda dell’ora e dei gusti.
Cibo.
Finita la trasmissione serale si può offrire un leggero rinfresco a base di dolcetti, coppe di macedonia o di gelato.

TE’ DELLE CINQUE
Il tè è un genere di trattenimento intimo che permette alle padrone di casa di invitare delle amiche a far conversazione. Si invita dalle 16,30 alle 18,30 o dalle 17 alle 19. Il tè va preferibilmente servito in salotto e il carrello in questa circostanza è indispensabile. Sul piano superiore del carrello viene sistemato il servizio da tè, su quello inferiore le tazze con relative sottotazze appoggiate sul piattino da dolci. tra la sottotazza e il piattino da dolci, l’immancabile tovagliolino. I vari vassoi, contenenti biscotti e tartine, possono essere appoggiati sul tavolino davanti al canapè, a portata degli invitati, oppure su un altro tavolinetto. L’importante è che la cerimonia del tè avvenga senza intoppi e senza che la padrona di casa debba alzarsi, disturbando il cerchio delle amiche.

Cosa servire

  • Per un tè semplice possono bastare

Oltre al tè si terrà a disposizione qualche altra bevanda, spremuta di pompelmo, aranciata, sciroppo di lamponi, ricordando che non tutti amano il tè. Se ci sono uomini, vino Porto o Whisky. Col tè si offre, a scelta, latte o limone. Appena un’invitata ha vuotato la sua tazza la padrona di casa le offre di riempirgliela ancora.

Un tè sul prato

è un piacere da non perdere. Tavolo e poltroncine di casa, tovaglia splendidamente ricamata, inamidata e stirata alla perfezione, più un mazzo di fiori colti dal giardino. Tutto è molto invitante, anche i piatti carichi di svariate delizie.

Il Grande libro della casa di Donna Letizia 1967
Galateo di Donna Letizia: I Ricevimenti
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Di Nicubunu – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22449408

 

Galateo: Il Grande libro della casa Donna Letizia 1967

Galateo: Il Grande libro della casa di Donna Letizia 1967

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Donna Letizia (pseudonimo di Colette Cacciapuoti Rosselli) negli anni 50 pubblicò, sulle pagine del settimanale “Gente” e in diversi libri, consigli pratici  relativi al galateo e alle buone maniere. Colette Cacciapuoti Rosselli (Losanna, 25 maggio 1911 – Roma, 9 marzo 1996) fu scrittrice e  illustratrice. Viene anche ricordata per essere stata moglie del grande giornalista Indro Montanelli.
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Indro Montanelli e Donna Letizia , polinice.org

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GabriellaTurnaturi – www.150anni.it

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Donna colta ed elegante, laureata in lingua e letteratura francese all’Università di Losanna, città dove nacque, Colette Rosselli è nota al grande pubblico soprattutto con lo pseudonimo di Donna Letizia. Donna Letizia nella storia del costume italiano ha ricoperto un ruolo significativo ed indiscusso di Signora del bon ton. Per più di trent’anni ha educato le italiane e gli italiani, all’arte della socievolezza e delle buone maniere con i suoi consigli e suggerimenti. Per chiunque fosse in difficoltà, sia nell’allestire un ricevimento che nello scegliere un abito era d’obbligo consultare “La Posta del cuore”, la sua seguitissima rubrica pubblicata dal settimanale femminile Grazia. E vero e proprio manuale imprescindibile per imparare l’arte del comportarsi in società divenne il suo libro Il saper vivere (Mondadori 1960, 1972, 1976, 1979).

Ma prima di diventare la Signora indiscussa del bon ton, Colette Rosselli aveva già raggiunto una grande notorietà, fra un pubblico più sofisticato, come illustratrice. Negli anni Quaranta illustrò soprattutto libri per l’infanzia come Per i bimbi buoni e anche quelli cattivi, Il primo libro di Susanna, Il secondo libro di Susanna, Il cavaliere Dodipetto, I poemetti di Susanna. Trasferitasi negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, lavora come illustratrice delle più prestigiose riviste dell’epoca: Harper’s Bazaar, Mademoiselle, Vogue. Nel 1950 vince un premio per la migliore copertina dell’anno. Le illustrazioni e la pittura resteranno la sua passione e nel corso degli anni i suoi quadri vennero esposti in importanti gallerie. La sua versatilità si proverà anche nella pubblicazione di due romanzi: Ma non troppo e Casa di randagia. Il suo prestigio personale e sociale si accrebbe notevolmente con il matrimonio con Indro Montanelli a cui resterà legata sino alla morte. La conoscenza diretta del bel mondo, la frequentazione dei salotti più esclusivi, sia nazionali che internazionali, il cosmopolitismo, una buona dose di cultura ed un’innegabile eleganza fecero di lei una maestra indiscussa del buon gusto borghese dell’Italia del dopoguerra. Ai consigli su come comportarsi ad un pranzo sapeva alternare suggerimenti sentimentali e velatamente indicare anche comportamenti “corretti” riguardanti la sfera, innominabile sino alla fine degli anni Sessanta, della sessualità. Celebre resta un suo ammonimento, quasi un grido che spesso echeggiava dalla rubrica “La Posta del cuore”:
«Non ceda, non ceda», rivolto alle signorine, fidanzate o meno, a cui sempre più pressantemente, il nuovo maschio italiano richiedeva, come certificato di modernità, la “prova d’amore”.

L’eleganza e l’ironia della scrittura nascondevano spesso un solido conservatorismo ed una celebrazione degli stili di vita della “gente per bene” ovvero della vecchia e consolidata borghesia, opposti tenacemente alla grossolanità ed ai nuovi modelli di comportamento introdotti dai nuovi ricchi. Gli anni della maggior popolarità di Donna Letizia, sono gli anni Sessanta, ovvero quegli anni attraversati da profonde contraddizioni nella società italiana, che si andava modernizzando, arricchendo, ma che al contempo cercava strenuamente di difendere consuetudini, tradizioni e rapporti di potere. Queste contraddizioni si riflettevano nel costume delle italiane e degli italiani, sospesi fra vecchio e nuovo, fra ansia di modernizzazione e paura del mutamento. Donna Letizia si fece interprete di questi timori e con prudenza cercò di traghettare le nuove aspiranti “vere signore” verso una modernità controllata, dove i rapporti fra le classi e fra i sessi restassero però indiscussi. Legittimati dalle regole eterne del saper vivere.

Di fronte al lusso vistoso ostentato dei nuovi ricchi, sono questi gli anni del boom economico, Colette Rosselli difenderà sempre una discreta eleganza. Sarà lei a costruire il modello della Vera Signora, della donna elegante che preferisce sempre ad una vistosa pelliccia, un cappotto di buon taglio, che tratta con cortesia e paternalismo la servitù, e soprattutto impegnata a difendere sempre e dovunque la sua immagine di donna pudica e riservata. La Vera Signora sembra essere innanzitutto asessuata, e non permette assolutamente mai che intorno a lei vi siano comportamenti e conversazioni poco rispettosi.

«La Vera Signora non cammina ancheggiando volutamente. […] Se qualche vitellone mugge dietro a lei un complimento superlativo, non lascia trasparire un sorriso compiaciuto». Il “Saper Vivere” di Donna Letizia diviene così il capofila di tutti i galatei di quegli anni impegnati soprattutto nell’educazione della nuova borghesia in ascesa, che si vuole plasmare a tutti i costi sul modello del vecchio ceto aristocratico-alto borghese. Leggiamo dai consigli di Donna Letizia alla “Signora che vuole arrivare”:
«Abbia un cuoco francese, elargisca laute somme alle Opere benefiche capeggiate da dame autorevoli; inviti spesso qualche nobile decaduto ma à la page, disposto a consigliarla e a pilotarla in cambio di un posto sempre disponibile a tavola. Abbia una casa arredata da un decoratore di gusto sicuro e piuttosto tradizionale e quando riuscirà a riunire nel suo salotto un mazzetto di marchese e di contesse non imiti di colpo i loro modi di parlare; non inserisca a vanvera parole straniere nella conversazione. Meglio piuttosto, inserire frasi di questo genere: “Io che non ho avuto un’infanzia privilegiata come tutte voi”, “Mio padre che si è fatto da sé…”

Si dirà di lei che ha l’orgoglio di essere quello che è, e il coraggio di non rinnegare le sue origini». Non sappiamo con precisione se ancora oggi esistano i salotti descritti da Colette Rosselli popolati da contesse, marchese ed alti prelati, ma i suoi consigli sono sopravvissuti a tutte le tempeste che hanno attraversato la storia della società e del costume italiano, tant’è che nel 1991 viene pubblicato con enorme successo Il nuovo Saper vivere, di Donna Letizia. E chi volesse oggi ricostruire la storia del costume italiano non può rinunciare alla lettura dei galatei di Donna Letizia e alla sua“Posta del cuore”, in gran parte raccolta in Cara Donna Letizia (Mondadori, 1981).

GabriellaTurnaturi – www.150anni.it
Manuali di galateo
  • Il saper vivere di Donna Letizia, Arnoldo Mondadori Editore, 1960
  • Cara Donna Letizia… venticinque anni in confidenza, Rusconi Editore, 1981
  • Ma non troppo, Longanesi & C., 1986
  • Case di Randagia, Longanesi & C., 1989
  • Il nuovo saper vivere di Donna Letizia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990
  • C’era una volta il galateo, Longanesi & C., 1996
  • Il saper vivere di Donna Letizia, BUR, 2007
Galateo: Il Grande libro della casa Donna Letizia 1967