Caffè caramel per papà

Caffè caramel per papà

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Ingredienti per 10 persone

per il budino
1 litro di panna, 100 gr. di caffè in grani, 12 caffè ristretti, 3 bustine di caffè solubile, 100 gr. di zucchero, 6 uova, 4 cucchiai di rum.

per il caramello
200 gr. di zucchero

Preparazione

Scaldare la panna senza farla bollire. Unire i grani di caffè e fare riposare per 2 ore. Caramellare in una casseruola i 200 gr. di zucchero e versarli in uno stampo da budino della capacità di 1 litro e mezzo.

Coprire bene il fondo e i lati. Passare la panna al colino ed eliminare i chicchi di caffè. Fare sciogliere le bustine di caffè solubile nel caffè. Misurare la panna e aggiungere caffè sufficiente per fare un litro. Frullare la panna al caffè con lo zucchero, le uova e il rum. Versare il composto nello stampo con il caramello.

Cuocere in forno a 180 gradi a bagnomaria per 45 minuti. Sformare il budino quando è tiepido. Versare 3 cucchiai di acqua nello stampo e mettere in forno a 180 gradi per 5 minuti. Versare la salsa al caramello sul budino.

Servire tiepido o freddo accompagnato da panna montata. Si conserva in frigo per 2 giorni.

 “Regali dalla mia cucina”
Caffè caramel per papà

Caffè carame By norwichnuts – l Flan, CC BY 2.0, 54
By Larra Jungle Princess from Kuala Lumpur, Malaysia – P4060092, CC BY 2.0
Sciroppo di caffè alla maniera di Petronilla

Sciroppo di caffè alla maniera di Petronilla

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Se, durante l’inverno, la nostra…biblioteca domestica dovrebbe esser sempre ben provvista di liquori, durante l’estate essa dovrebbe, invece, esser sempre provvista di sciroppi, da bere con l’acqua fresca. Ben facili e lesti a fare sono gli sciroppi con le essenze chimiche, che vende ogni droghiere; chè, per la bisogna, basta bollire, con quella data dose di acqua, quel dato zucchero, e aggiunger poscia l’essenza ed una presina d’acido citrico; ma, al paragone, può forse reggere uno sciroppo a base chimica, con uno fabbricato con soli prodotti genuini, tanto più che la merce maggiormente costosa per fabbricare sia l’uno che l’altro, è sempre lo zucchero?
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Dunque, se si volesse aver in casa, sempre alla mano, uno sciroppo che ignori le essenze; uno sciroppo che fa squisita l’acqua ghiacciata; uno sciroppo che, nel gran caldo, darà anche una bibita corroborante, eccitante e veramente dissetante…
.Tostate (o comperate tostato) del buon caffè; macinatelo; pesatene gr. 100; mettetelo in una caffettiera. Fate bollire 2/5 d’acqua; versatela sul caffè; e lasciate l’infuso in granù quiete per mezz’ora, affinchè la polvere possa cedere tutti i suoi aromi nell’acqua bollente.
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Pesate…(ricordate che una bilancia non deve mancare in ogni cucina di ogni cuoca rispettabile?) una casserruola vuota, e scrivetene il peso.Dentro alla casseruola, filtrate l’infuso del caffè. Ripesate la casseruola. Pesate 2 volte tanto zucchero, quanta sarà la differenza fra i 2 pesi (se a fabbricar liquori è necessario tanto costoso alcool, a fabbricar sciroppi sarà pur necessario tanto costoso zucchero). Mettete la casseruola al fuoco, e fate bollire per 3 – 4 minuti. Lasciate raffreddare; imbottigliate; e riponete la bottiglia, fra le altre, in quel tale scaffale di quella tale domestica biblioteca.
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No; all’assaggio, non dovrete dire: “Quale sciroppo prelibato, e lesto da fare e di spesa relativa, ci ha oggi insegnato quella “cara” Petronilla! Come ogni altra donna, io sono parecchio “pappagalla”, pronta cioè a tutto imitare e rifare, pur di fare una buona figura; ma non sono però, per nulla una “tacchina” che pretenda farsi bella con le penne del pavone! E così vi dico chiaro che, se la mia vecchia amica, Giulia è famosa a fabbricar liquori, la mia giovane amica Giovanna, è invece famosa a fabbricar sciroppi! All’assaggio, dovrete dunque dire: Che buon sciroppo ha insegnato alla Petronilla e a noi, la “cara” Giovanna!

” La Petronilla” Milano, Agosto 1937-XV

Petronilla, chi era?

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente».

“A small cup of coffee” di Julius Schorzman – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons – 

Liquore di caffè alla maniera di Petronilla

Liquore di caffè alla maniera di Petronilla

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Quando ti deciderai a salire le scale di casa mia, ti farò assaggiare un certo liquorino di fabbrica personale, mia; e se lo troverai degno, te ne insegnerò la facile preparazione, affinchè tu possa poi insegnarla alle tue…nuove amiche (così la mia cara Giulia, allorchè mi ha vista, stamane, in piazza). – Un tuo liquore che ancora non conosco?
Ma, cara Giulia, io non voglio certo perder tempo e, se permetti, subito subito t’accompagno a casa. Il liquore dell’amica, l’ho trovato talmente prelibato, ed è anche così lesto a fare, e di sì certa riuscita, e di spesa tanto limitata (per essere un liquore) che, subito, una nuova bottiglia è andata ad arricchire la mia…biblioteca bottigliesca; e che ora, senza perder tempo, insegnerò a tutte voi la facile preparazione del buon liquore.
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Pesate (possedete la bilancia?) 3 etti di zucchero e gr. 125 d’acqua; versate l’uno e l’altra in una casseruola della capacità di circa 1 litro; mettete a fuoco; e fate dare un bollo affinchè lo zucchero, sciogliendosi, faccia dell’acqua un dolcissimo sciroppo.Pesate gr. 70 di buon caffè (ma…di vero caffè, e di buona marca, e che, anche, sia stato da voi stesse macinato per evitare il pericolo che il droghiere…) e mettetetelo nell’apposito recipiente della vostra macchinetta da caffè espresso o filtrato.
Pesate gr. 225 d’acqua; fatela bollire per 2 minuti; versatela sulla polvere; filtrate; e il buon caffè ben carico e ben profumato che avrete ottenuto, unitelo allo sciroppo affinchè si faccia, così anche per bene dolcificato. Coprite la casseruola con il suo coperchio (il profumo non deve spandersi per l’aria) e mettete al fresco.
Tosto che il caffè sarà raffreddato, unite una bustina di vaniglina pura (il droghiere la vende) e gr. 125 di alcole da liquori; mescolate; ricoperchiate di nuovo la casseruola; lasciate riposare fino al giorno appresso; imbottigliate; ed eccovi pronto un nuovo liquore da offrire dopo un pranzo o durante una serata; ed un liquore che vi procurerà, certamente, un vero diluvio di elogi.
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Di elogi che voi però dovrete, non già alla Petronilla, ma bensì alla sua vecchia, alla sua cara amica Giulia che, nel preparare, e persino nell’ inventar liquori ha, come v’ho detto, una sua tutta speciale…specialità.
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Tanto speciale, ch’ella m’ha infatti promesse altre ed altre delle ricette per liquori prelibati del suo vasto repertorio; ma quelle…quelle le leggerete dapprima sulle “Domeniche del Corriere” che…verranno; e poscia – con tutte l’altre varie e che pure verranno – nel terzo volumetto delle sue ricette che fra qualche anno, spera, si augura e si ripromette presentarvi.
LA PETRONILLA Milano, Agosto 1937-XV
Liquore di caffè alla maniera di Petronilla

Petronilla, chi era?Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
“Cafe rica bottle and bag.” di Alphamouse – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons – 
Tiramisù, il più amato dagli italiani

Tiramisù, il più amato dagli italiani

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 Il tiramisù è un dolce diffuso in tutta Italia, le cui origini vengono spesso contese fra regioni quali il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e altre. È un dessert al cucchiaio.
La ricetta del tiramisù non è presente nei libri di cucina precedenti agli anni sessanta del XX secolo. Ciò consente di supporre che il tiramisù, come lo si conosce ora, sia un’invenzione recente, il dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti fa risalire la prima menzione del nome al 1980.Una delle leggende sulla nascita del tiramisù pone le sue origini a Siena, come dolce preparato in occasione di una visita del granduca Cosimo III de’ Medici e denominato “Zuppa del duca”. Se questa versione è teoricamente compatibile con l’introduzione in Italia di uno degli ingredienti principali del tiramisù, il caffé (utilizzato all’epoca come bevanda e in assenza di attestazioni del suo uso all’interno di alimenti), non lo è altrettanto per l’utilizzo del mascarpone, che è un formaggio tipico della Lombardia, e per i savoiardi, biscotti originari della Savoia, entrambi poco verosimilmente usati nella pasticceria senese fra il XVII e il XVIII secolo.
Per prepararlo, secondo la ricetta originale, servono biscotti savoiardi, tuorli d’uovo, zucchero, caffè, mascarpone e cacao in polvere. Nella ricetta originale non sono previsti il liquore e gli albumi d’uovo.
La forma originale del dolce è rotonda,[anche se la forma dei savoiardi favorisce l’uso di una pirofila rettangolare o quadrata, diffondendo l’immagine classica “a mattonella”. Tuttavia è spesso assemblato anche all’interno di bicchieri di vetro rotondi, che mostrano i vari strati, o a piramide. (Wikipedia)
Il tiramisù (o in dialetto veneto tirame sù) è il dolce italiano più diffuso al mondo.

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 La ricetta classica con i Savoiardi

Ingredienti

500 g di mascarpone, 80 g di zucchero, 4 uova, 250 g di savoiardi, 4 tazzine di caffè espresso (oppure una moka da 4 preparata con tanto caffè), cacao amaro in polvere q.b., eventualmente scaglie di cioccolato fondente

 Preparazione

  1. Prima cosa fare il caffè.
  2. Separare i tuorli dagli albumi.
  3. Montare i tuorli insieme allo zucchero fino a ottenere un composto il più possibile chiaro e spumoso.
  4. Unire al mascarpone il composto di uova e zucchero, amalgamandolo bene, possibilmente con una frusta a mano.
  5. Montare gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale e aggiungere con delicatezza alla crema di uova e mascarpone.
  6. Immergere velocemente i savoiardi nel caffè: i biscotti dovranno risultare ben imbevuti, ma non completamente zuppi. L’ideale sarebbe bagnare solo la metà inferiore dei biscotti, in modo che assorbano anche un po’ dell’umidità della crema di mascarpone. Coprire il fondo di una vaschetta in plastica per alimenti con uno strato di savoiardi.
  7. Quindi stendere uno strato di crema al mascarpone, livellandolo con una spatola. Procedere con un secondo strato di biscotti e coprire con la rimanente crema, avendo cura di tenerne da parte una piccola quantità per la decorazione.
  8. Come pastorizzare le uova in casa per ricette dove sono previste uova crude
Tvarohové tiramisu 2.jpg    Tvarohové tiramisu 1.jpg    Tvarohové tiramisu 3.jpg    Tvarohové tiramisu 4.jpg  
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Decorazione

  1. Spolverare d’abbondante cacao amaro e rifinire con una manciata di scaglie di cioccolato. Riporre in frigorifero per almeno 1 ora.
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Varianti

Ovviamente, alcuni ingredienti e alcune fasi della preparazione possono essere variate. Ad esempio, al posto dei savoiardi si possono mettere pavesini o pan di spagna, mentre si possono alternare (come scritto sopra) i vari liquidi inserendo liquori o altro. Si può anche non aggiungere panna. Infine, scatenate la fantasie: potete aggiungere yogurt alla crema per dare il sapore di fragola, cioccolata, ecc.

Tiramisù con i pavesini e panna fresca

Ingredienti per 10 persone

500 grammi di mascarpone, 500 grammi di panna fresca, 3-4 confezioni di biscotti pavesini, 5 uova fresche, zucchero, latte, caffè a volontà.

2 terrine per montare gli ingredienti, 2 piatti fondi, 1 terrina squadrata per preparare il dolce1 cucchiaio, 1 montatore elettrico

Preparazione della crema

  1. Dividere i tuorli delle uova dalle chiare, versando gli uni e le altre nelle due differenti terrine. Aggiungere ai tuorli 5 cucchiai di zucchero abbondante e, tramite montatore elettrico, montare il tutto fino ad ottenere un impasto ben amalgamato e montato.
  2. Dopo aver lavato accuratamente le fruste, aggiungere 1 cucchiaio di zucchero alle chiare e montarle fino a raggiungere un composto omogeneo.
  3. Unire poi ai tuorli montati il mascarpone, montare ancora con il montatore elettrico e, dopo aver raggiunto un buon livello di montatura, aggiungere le chiare montate.
  4. Mischiare il tutto con il montatore elettrico. Dopo aver lavato la terrina ove erano presenti le chiare montate, versarvi la panna da montare e aggiungere 1 cucchiaino di zucchero. Non usare panna spray, poiché è solitamente causa di troppa solidificazione al momento della fusione con la crema tuorli-mascarpone-chiare, creando una specie di appallottolamento della crema.
  5. Dopo aver montato la panna, aggiungerla alla crema mascarpone usando un cucchiaio e amalgamando bene il tutto. Lasciate riposare in frigo per 10 minuti circa e, nel frattempo, preparate il caffè (possibilmente con macchinetta da caffè moka ).

Preparazione finale

  1. Con l’aiuto del cucchiaio, spargere sul fondo un sottilissimo strato di crema. Aprire le confezioni di Pavesini e versare il caffè (facendo attenzione a non scottarsi) . Stendere un primo strato di Pavesini immergendoli prima nel caffè.
  2. Successivamente, stendere con il cucchiaio uno strato di mascarpone sopra i Pavesini, e poi stendere un altro strato di Pavesini,(se prima avete disposto i Pavesini orizzontalmente, fatelo adesso verticalmente). Procedete con gli strati (l’idea migliore è raggiungere 4 strati).
  3. Sopra l’ultimo strato, aggiungere ampiamente uno strato di crema mascarpone, in modo tale da non vedere i Pavesini sotto.
  4. Guarnire a fantasia e mettere in frigo almeno per due ore prima di servire.

CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=651105
1.2.3.4.5.6.7.8.By Matěj Baťha – Own workThis photograph was taken with a DSLR from WMCZ’s Camera grant.Čeština
By franzconde – Flickr: Tiramisu, CC BY 2.0,
Tiramisù, il più amato dagli italiani
-Bicerin TO

Torino 1840, al banco si ordina il Bicerin

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A sostituire la Bavareisa, consumazione d’obbligo nel Settecento, di caffè, cioccolato e latte, mescolati e dolcificati con sciroppo, dopo il 1840 subentra il Bicerin celebrato anche da Alessandro Dumas padre: «Parmi les belles et bonnes choses remarquées à Turin, je n’oublierai jamais le bicerin, sorte d’excellente boisson qu’on sert dans tous les cafes, à un prix relativement trés bas»” Tra le cose belle e buone notate a Torino, non dimenticherò mai il bicerin, che è eccellente in tutti i caffè, ad un costo relativamente molto basso”. La base è la stessa, ma ogni ingrediente è offerto separatamente secondo il gusto del cliente: pur fior e la stissa, prevalenza di caffè e latte; pur e barb, caffè e cioccolato; un pò ëd tut, il giusto equilibrio. Viene servito in capienti bicchieri di vetro e ha il pregio, secondo illustri teologi, di non rompere il digiuno quaresimale. Di rito il vassoio di bagnati d’accompagnament, che erano ben 14: Crocion (fette biscottate), Torcet, Briòss, Foré di pasta sfoglia e zucchero caramellato, Tortiglié, Pupe ëd monie, Picol’d frà, Bricolan, Michette ëd semmola, Chifel. Per alcuni è lo stesso nome a battezzarne la fede politica: Savoiardi, Parisien, Democratich, Garibaldin. Sugli scaffali non mancano bottiglie di rosoli, elisir, vini chinati, distillati d’erbe ma caffè e cioccolata godono di maggiore reputazione. da A tavola nel Risorgimento.

.bavareisa,bicerin,liquore al cioccolato,caffè,bicchiere,torinoIl Bicerin (pronunciato [bitʃeˈriŋ] in piemontese, letteralmente bicchierino) è una storica bevanda calda e analcolica tipica di Torino, evoluzione della settecentesca “bavareisa”, gustosa bevanda servita in grandi bicchieri tondeggianti, composta da una mescolanza di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo. Il rituale del bicerin prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fior (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ’n pòc ’d tut (ovvero un po’ di tutto), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre. Una curiosità che è rara da leggere è che il tutto veniva accompagnato da dei “bagnati”, dolcezze artigianali di ben 14 specie. Tra i primi testi che raccontano la storia del Bicerin c’è il testo di Alberto Viriglio “Torino e i Torinesi”; la prima edizione risale ai primi anni trenta. Nel 2001 il Bicerin è stato riconosciuto come “bevanda tradizionale piemontese” con pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.

La ricetta
Si ritiene che la sua origine sia dovuta ad uno storico locale torinese che da allora ne porta il nome e ne conserva gelosamente la tradizionale ricetta, difesa accanitamente: i dipendenti sono tenuti, per contratto, al segreto. È comunque possibile trovarlo nelle migliori caffetterie di Torino, in versioni sempre lievemente differenti nelle dosi e nell’omonima caffetteria di Montesarchio in provincia di Benevento.  
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Gli ingredienti
Gli ingredienti sono semplici: cioccolato fatto in casa, caffè e fior di latte, ma le dosi della ricetta originale sono sconosciute. Il risultato è una bevanda gustosa, frutto della fusione dal bollente della cioccolata con il marcato sapore del caffè e la delicata schiuma raffreddata del fior di latte. Viene servito in alti bicchieri o calici di vetro che permettono di osservarne la sfumatura di colori dovuta al miscelarsi dei vari
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Caffetteria Al Bicerin a Torino. Lo storico locale che da 1763 conserva gelosamente la ricetta del Bicerin
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“Bicerin” di Jeremy hunsinger – bicerinUploaded by [[User:Di�doco|Di�doco]]. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bicerin.jpg#/media/File:Bicerin.jpg
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