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Gelato Mimosa senza gelatiera

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Ingredienti per 4 persone

Per il gelato alla vaniglia
500 ml. di panna fresca zuccherata, 3 uova, 100 gr. di zucchero, estratto di vaniglia.

Per il pan di Spagna
75 gr. di farina 00, 150 gr. di zucchero, 75 gr. di fecola di patate, 6 Uova.

Preparazione

  • Preparate il gelato alla vaniglia (la ricetta è di Misya)
    Montate i tuorli con lo zucchero. Montate gli albumi a neve. Montate la panna. Riunite i tre composti in un contenitore e amalgamate il tutto delicatamente, aggiungendo l’estratto di vaniglia. Mettete il composto in freezer per almeno 2 ore (secondo quanto tempo il composto rimane in freezer potete deciderete se servirlo come gelato o come semifreddo). Prima di servire il gelato, lasciatelo ammorbidire fuori dal freezer per qualche minuto.

Assemblate il dolce

Con l’aiuto di due cucchiai formate delle chenelle e adagiatele sul piatto di portata formando un fiore. Ricoprite le chenelle di gelato alla vaniglia con le briciole di pan di Spagna. Potete rifinire il decoro con rametti di mimosa.

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Banana Split

Stati Uniti d'America La Banana split è un dessert di frutta e gelato tra i più famosi al mondo. A causa della forma della banana, che ne costituisce l’ingrediente irrinunciabile, viene servito in un piatto stretto e lungo denominato barchetta (boat) .

Preparazione

Sbucciate una banana e tagliatela a metà in senso longitudinale. Disponentela in un piatto preferibilmente di forma allungata. Sulla banana mettete del gelato (la ricetta tradizionale vuole che siano aggiunte tre palline: una alla fragola, una al cioccolato e una alla vaniglia) ricoperto da panna montata.
Altre gustose guarnizioni per il gelato possono essere le noccioline sbriciolate, il caramello, fettine di ananas, lo sciroppo d’acero, quello al cioccolato o ancora quello all’amarena e le ciliegie. Molti ristoranti e pasticcerie aggiungono anche del maraschino alla panna montata o alle noccioline.

Storia

La ricetta della banana split fu brevettata nel 1904 da David Evans Strickler, studente dell’Università di Pittsburgh, che all’epoca lavorava nel bar del padre, a Latrobe in Pennsylvania, occupandosi prevalentemente di bibite e cocktails. Secondo la tradizione, Stickler perfezionò un dessert ideato alcuni anni prima da un venditore di gelati di Boston, che aveva il difetto di essere composto con banane non sbucciate.
Tuttavia tutti i cittadini di Latrobe lo accreditano come l’inventore del celebre dolce, tanto che nel 2004 è stato celebrato il centesimo anniversario dall’invenzione della Banana split.
L’invenzione della banana split è reclamata anche dalla città di Wilmington, in Ohio: qui nel 1907 il ristoratore Ernest Hazard, deluso dalle proposte ricevute dal proprio personale, al quale aveva chiesto di inventare un nuovo dolce da sottoporre al giudizio dei clienti, preparò da solo un dessert, tagliando longitudinalmente una banana ed aggiungendo del gelato come ripieno. In ricordo di quell’episodio ogni anno a Wilmington si tiene il “Banana Split Festival”, una vera e propria palestra culinaria in cui tutti possono sbizzarrirsi nella preparazione del dolce.
Indipendentemente dalla sua invenzione, al successo e alla diffusione della banana split contribuì in modo decisivo la catena di ristoranti Walgreens, fondata a Chicago nel 1901: il fondatore Charles Walgreen, incluse presto la banana split nel menù e in breve tempo essa divenne un elemento distintivo della catena.

Da Wikipedia- https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9f/Traditional_Banana_Boat.jpg
Banana Split

File:Ghirardelli Banana Split (8010244504).jpg

Di Sodanie Chea from Norwalk, Ca, United States (Ghirardelli Banana Split) [CC BY 2.0, attraverso Wikimedia Commons
Di Charlie Helmholt [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
1024px-Rose_dessert_with_profiteroles,_September_2007

…e i Profiteroles si riempiono di un voluttuoso gelato!

Pablo

Il profiterole è un dolce di origine italiana, ottenuto con un bignè riempito di crema pasticciera, crema chantilly, panna o gelato, e poi ricoperto con una crema di cioccolato o di caramello.
La presentazione più comune di questo dolce avviene disponendo i singoli profiteroles in una “montagnetta” chiamata croquembouche. I profiteroles sono utilizzati anche come guarnizione per la torta Saint Honoré.
La parola (anche pronunciata prophitrole, profitrolle, profiterolle) esiste dal sedicesimo secolo, ma il suo significato originale sia in inglese che in francese non è chiaro, anche se in seguito ha assunto il significato di una specie di panino “cotto sotto la cenere”. L’attuale significato è attestato chiaramente solo dal diciannovesimo secolo.

Ingredienti e dosi per 15 profiteroles.

Per la pasta da bignè o Pasta Choux:
65 gr. di farina, mezzo cucchiaino di sale, 50 gr. di burro, 3 uova, 2 cucchiai di latte

Per il ripieno:
Gelato al cioccolato, gelato alla crema, panna montata.

Per decorare.
Crema di burro al cioccolato.

Tempo di preparazione: 35 minuti. Tempo di cottura: 25-30 minuti.

Forno: 200°C.

Preparazione

Mischiate, su un foglio di carta oleata, la farina con il sale. Mettete in una casseruola il burro con 1,2 dl. di acqua e, a fuoco basso, fatelo sciogliere, poi alzate la fiamma e portate il liquido a ebollizione. Appena alzerà il bollore, togliete la casseruola dal fuoco, versatevi la farina con il sale e mescolate energicamente. Quando il composto sarà ben amalgamato, rimettete la casseruola su fuoco medio e, mescolando continuamente, cuocete finchè il composto formerà una palla e si staccherà dalle pareti del contenitore sfrigolando. Toglietelo allora dal fuoco e lasciatelo raffreddare per alcuni minuti; poi unite 2 uova, uno alla volta e sbattete bene.Imburrate una placca del forno e copritela con un foglio di carta oleata. versate il composto in una tasca per dolci con beccuccio liscio da 2 cm. e spremete, direttamente sulla placca, 15 pezzetti di pasta delle dimensioni di una noce, a una distanza di 4 cm. l’uno dall’altro.In una terrina sbattete l’ultimo uovo con il latte e usatelo per spennellare i pezzetti di pasta. Mettete la placca in forno già caldo, alla temperatura indicata, per 15-20 minuti, finchè i bignè saranno dorati. Pochi minuti prima di toglierli dal forno con uno stecchino forate appena ogni bignè per permettere la fuoriuscita del vapore.Togliete quindi i bignè dal forno, lasciateli raffreddare, poi tagliateli a metà nel senso orizzontale.

Procedendo velocemente, e con l’aiuto di un cucchiaio, mettete sulla metà inferiore di ogni bignè, il Gelato o la panna montata e richiudete con l’altra metà.
Mettete in freezer i profiteroles per 10 minuti finchè il gelato si sarà rassodato.

Serviteli coperti con Crema di burro al cioccolato.

da Cucinare benissimo 1982

Haeferl

Menù charmant allo Champagne

Menù charmant allo Champagne

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«E’ raro che una coppia beva un’intera bottiglia di champagne. Ne avanza sempre un goccio che in poco tempo perde le bollicine e si trasforma in un liquido giallo anonimo e senza carattere. un avanzo di champagne può tornare utile (..)Puoi quindi predisporre in anticipo gli ingredienti e, dopo aver aperto le danze con carezze, qualche sorso di champagne e un buon antipasto, traferirti in cucina con il tuo cavaliere e cucinare questo piatto (..)» da “Afrodita” di Isabel Allende
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«Cenare insieme è un modo per conoscersi, talvolta il primo passo per aprirsi a un’intimità più profonda. La preparazione di menù particolari realizzati ad hoc, la disposizione della tavola come dell’ambiente sono ingredienti da usare con sapienza e malizia» www.feelingrose.com

Menù
Cocktail di pesche e champagne
Riso allo champagne
Aragosta allo champagne
Filetti di sogliola allo champagne
Gamberi allo champagne
Gelato allo champagne
Fragoline allo champagne

Ingredienti per 4 persone.

Cocktail di pesche e champagne
1/2 bottiglia di champagne brut, 2 belle pesche, 1 dl di rum bianco, 4 o 5 zollette di zucchero
Preparate le pesche un po’ in anticipo perché abbiano il tempo di raffreddarsi. Mettetele in una casseruola e copritele d’acqua; fatele bollire per 5 minuti sgocciolatele e sbucciatele. Mettete le zollette di zucchero in una piccola casseruola con mezzo bicchiere d’acqua; aggiungete le pesche e fatele cuocere al minimo per 10 minutiRigiratele nello sciroppo. A fine cottura, versate il rum, ritirate le pesche e fatele raffreddare. Al momento di servire, prendete due bicchieri grandi, mettete una pesca in ciascuno di essi insieme con lo sciroppo al rum e irrorate il tutto con champagne ben freddo. Bere subito.

Aragosta allo champagne
1 aragosta, uno o due noci di burro, 1 cipolla, 1 carota, timo, prezzemolo, spezie varie, 1 bottiglia di champagne brut, 30 g di burro, pepe di Cajenna.
Imbiondire la cipolla e la carota tagliate a striscioline molto sottili con il burro. Fatele dorare a fuoco molto moderato. Appena saranno ben dorate e tenere deponete l’aragosta ancora viva tagliata a pezzi nello stesso recipiente. Aggiungetevi le spezie e versate lo champagne, con un altro po’ di burro e una spolverata di pepe. Fate cuocere per una mezz’ora a fuoco medio e servite calda.

Filetti di sogliola allo champagne
1/2 cucchiaio di farina, 1 bicchiere scarso (misura da vino) di champagne brut, sale, 40 g di burro, una puntina di estratto di carne, 300 g circa di filetti di sogliola.
In una grande padella stemperate la farina con lo champagne, unendo quest’ultimo a poco a poco in modo da non fare grumi. Salate, unite metà del burro e portate a bollore su fiamma moderata, mescolando in continuazione e sciogliendo nel frattempo in padella l’estratto di carne. Adagiate in padella i filetti di sogliola e regolate la fiamma in modo che la salsa di cottura bolla leggermente; dopo 2 minuti girate i filetti e cuoceteli per altri 3-4 minuti o finché, pungendoli nel punto di maggior spessore, li sentite teneri. Con una paletta lunga spostateli delicatamente in un piatto. Se occorre, fate bollire la salsa di cottura per ridurla a giusta densità. Toglietela dal fuoco, unitevi il burro rimanente, mescolate finché è sciolto; versate sui filetti di sogliola e servite immediatamente. Come variante potete sostituire lo champagne con uno spumante secco.

Gamberi allo champagne
500 g di gamberi sgusciati, 2 spicchi di aglio, olio extravergine d’oliva, 1 bicchiere di Champagne, 1 cucchiaio colmo di prezzemolo tritato, basilico, maggiorana, timo, 1 pizzico di cannella, 1 cucchiaino di origano secco, sale, pepe. In una padella antiaderente, fate riscaldare l’olio e rosolate l’aglio. Subito dopo, aggiungete i gamberi e lasciateli rosolare bene. Successivamente, unite le erbe aromatiche tritate, la cannella, irrorate il tutto con lo Champagne, salate, pepate a piacere e cuocete a fiamma bassa per circa 15 minuti. Dopodiché, serviteli subito caldi.

Gelato allo champagne
(per un dopocena speciale e chic)
2 tuorli, 250 ml di latte, 40 g zucchero al velo, la scorza di mezzo limone, 1 bicchiere di champagne, 100 ml di panna montata
Mettete in una casseruola i tuorli col latte, lo zucchero e la scorza di limone. Mescolate bene e scaldate la crema ottenuta a fuoco basso, rimestando continuamente, fino a quando non inizia il bollore. Togliete ora la casseruola dal fuoco, estraete la scorza di limone e fate raffreddare. Aggiungete ora la panna montata e lo champagne, mescolate bene e versate il tutto in un contenitore di metallo ben ghiacciato. Mettete in freezer per circa un ora mescolando ogni venti minuti con una spatola metallica oppure con un frullino elettrico. Servite in calici da spumante riempiti di Champagne ben ghiacciato.

Aspic di frutti di bosco allo champagne
per 4 persone: ml di champagne, 50 grammi di lamponi, 50 grammi di mirtilli, 50 grammi di more, 4 foglie di menta, 4 cucchiai di zucchero, 4 cucchiai di gelatina.
In un tegame mettere la gelatina in polvere, lo champagne, lo zucchero e cuocere a fuoco moderato, portare a ebollizione, quindi lasciare sulla fiamma per altri due minuti. Porre nel fondo dei quattro stampini una fogliolina di menta, quindi i frutti di bosco, versare la gelatina fino a ricoprire tutti i frutti e far rapprendere in frigorifero gli aspic per almeno tre ore. Prima di servire, togliere le gelatine dagli stampi. Se non ci doveste riuscire, immergere gli stampini in poca acqua calda.

Fragoline di bosco o coltivate allo champagne alla Escoffier
Prendere delle fragole ben mature e freschissime e farle macerare con lo zucchero in un recipiente circondato di ghiaccio pestato. Sistemare le fragole in coppe da champagne e sulle fragole mettere del gelato di arancia, preparato precedentemente. Versare nelle coppe del buon champagne, a tavola, al momento di servire.NB. È possibile servire altri frutti nello stesso modo come è anche possibile variare il gusto del gelato e il liquore.

Champagne
E’ un vino spumante famoso in tutto il mondo e comunemente associato ai concetti di lusso e festa; prende il nome dalla regione della Champagne, situata nel nord-est della Francia. E’ un vino spumante mantenuto in pressione nella bottiglia per mezzo di un tappo a forma di fungo (contrariamente alla forma cilindrica dei tappi normalmente utilizzati), coperto da una capsula metallica e trattenuto da una gabbietta in fil di ferro. All’apertura, il tappo tenderà saltare e lo champagne a fuoriuscire rapidamente producendo molta schiuma. Una volta versato nel bicchiere, che è di preferenza una “flûte” o una coppa da champagne, si ha la produzione più o meno persistente di bollicine (pèrlage). La marca (non obbligatoria) è un elemento essenziale per l’identificazione.
Tipi di champagne:
Gli champagne si possono differenziare per il colore, per il tipo di uve utilizzate, e per il dosaggio (quantità di residuo zuccherino).
Colore:
Lo champagne può essere bianco o, più raramente rosé che può può essere ottenuto mescolando vini bianchi e vini rossi o da una breve macerazione a contatto con le bucce delle uve a bacca rossa.
La popolarità dello champagne ha portato alla nascita di aneddoti e leggende difficilmente verificabili, quali il fatto che Dom Pérignon fosse un esperto assaggiatore di vini (in realtà egli era astemio ma, essendo anche vegetariano, era un eccellente assaggiatore di uve), la confessione in punto di morte da parte di Dom Pérignon della ricetta segreta dello champagne (non di ricetta si trattava, ma soltanto dell’indicazione di aggiungere al vino zucchero e miscela di liquori), il fatto che la forma del bicchiere a coppa in cui veniva servito fosse stata modellata sulla forma – considerata perfetta – del seno di Madame de Pompadour o forse Diana di Poitiers, ed altre ancora. Rimane il fatto che lo champagne è un vino la cui notorietà è diffusa in tutto il mondo ed il cui uso ha assunto valenza simbolica in varie situazioni (basti pensare al varo delle navi, alle premiazioni delle gare automobilistiche e ciclistiche ed in generale a tutte le celebrazioni di eventi particolarmente importanti).

Menù charmant allo Champagne
Artusi: Giugno - Nota pranzo I

ARTUSI: Maggio – Nota di pranzo I

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“Poichè spesso avviene che dovendo dare un pranzo ci si trovi imbarazzati sulla elezione delle vivande, ho creduto bene di descrivervi in quest’appendice tante distinte di pranzi che corrispondano a due per ogni mese dell’anno, ed altre dieci da potersi imbandire nelle principali solennità, tralasciando in queste il dessert poichè, meglio che io non farei, ve lo suggerisce la stagione con le sue tante varietà di frutta. Così, se non potrete stare con esse alla lettera, vi gioveranno almeno come una scorta per rendervi più facile il compito della scelta”
 

MAGGIO

Nota di pranzo I
Minestre in brodo. Zuppa alla spagnuola n. 40
Principii. Crostini di fegatini di pollo n. 110
Umido. Umido incassato n. 350
Erbaggi. Piselli alla francese n. 424 o n. 425
Arrosto. Braciuola di manzo ripiena n. 537 con patate novelle e insalata
Dolci. Torta alla marengo n. 581 – Gelato di limone n. 754
Frutta e formaggio. Frutte diverse e fragole lavate col Chianti o vino rosso e aggraziate con zucchero a velo e marsala

Zuppa alla spagnuola n. 40
Prendete un petto di pollastra o di cappone, tagliatelo a pezzetti e mettetelo
a cuocere nel burro a fuoco lento; conditelo con sale e pepe. Se non basta il burro bagnatelo col brodo. Levate il petto asciutto e nell’intinto che resta gettate una midolla di pane, grande quanto un pugno, e con brodo fate un poco di pappa soda. Questa col petto cotto versateli nel mortaio e, aggiuntivi due rossi d’uovo e poco odore di noce moscata, pestate ogni cosa ben fine e il composto lasciatelo in luogo fresco onde assodi. Al momento di adoperarlo, che può essere anche il giorno appresso, fate cadere sulla spianatola un velo di farina e sopra alla medesima tritate col composto un bastoncino grosso un dito o meno e con un coltello infarinato tagliatelo in tanti pezzetti, tutti uguali, che arrotonderete colle mani imbrattate di farina, per farne tante pallottole della grandezza di una nocciuola o meno. Gettatele nel brodo bollente e dopo cinque o sei minuti di bollitura versatele nella zuppiera dove avrete collocato avanti del pane a dadini soffritto nel burro o nel lardo vergine; oppure, che sarà anche meglio, se, per pane, vi servite della zuppa ripiena del numero 32.
Potrete così ottenere una minestra signorile bastevole per dieci o dodici persone.

Crostini di fegatini di pollo n. 110
Sapete già che ai fegatini va levata la vescichetta del fiele senza romperla, operazione questa che eseguirete meglio operando dentro a una catinella d’acqua. Mettete i fegatini al fuoco insieme con un battutino composto di uno scalogno, e in mancanza di questo di uno spicchio di cipollina bianca, un pezzetto di grasso di prosciutto, alcune foglie di prezzemolo, sedano e carota, un poco d’olio e di burro, sale e pepe; ma ogni cosa in poca quantità per non rendere il composto piccante o nauseante. A mezza cottura levate i fegatini asciutti e, con due o tre pezzi di funghi secchi rammolliti, tritateli fini colla lunetta. Rimetteteli al fuoco nell’intinto rimasto della mezza cottura e con un poco di brodo finite di cuocerli, ma prima di servirvene legateli con un pizzico di pangrattato fine e uniteci un po’ d’agro di limone.
Vi avverto che questi crostini devono esser teneri e però fate il composto alquanto liquido, oppure intingete prima, appena appena, le fettine di pane nel brodo.

Umido incassato n. 350
Fate una balsamella con:
Farina, grammi 150.
Burro, grammi 70.
Parmigiano, grammi 30.
Latte, decilitri 6.
Prendete poi:
Uova, n. 3.
Sale, quanto basta.
Spinaci, un mazzetto.
Gli spinaci lessateli, spremeteli e passateli dal setaccio. Le uova scocciatele quando ritirate la balsamella dal fuoco, e alla metà della medesima date il color verde coi detti spinaci. Prendete uno stampo di rame fatto a ciambella, col buco in mezzo e scannellato all’ingiro, ungetelo bene con
burro diaccio e riempitelo prima colla balsamella verde, poi colla gialla e fatela ristringere a bagno-maria. Sformatela calda e riempitela nel mezzo con un intingolo ben fatto di rigaglie di pollo e di animelle, oppure
di bracioline di vitella di latte con odore di funghi o tartufi. Il manicaretto tiratelo a cottura col burro e col sugo di carne oppure in altra maniera, facendo in modo che riesca delicato, e vedrete che questo piatto farà bellissima figura e sarà lodato.

Piselli alla francese n. 424
Questa che vi do è la dose per un litro di piselli freschi.
Prendete due cipolle novelline, tagliatele a metà per la loro lunghezza, richiudetele con alcuni gambi di prezzemolo in mezzo e legatele. Ciò fatto, mettetele al fuoco con grammi 30 di burro e rosolate che sieno, versate sulle medesime un buon ramaiuolo di brodo.
Fate bollire e quando le cipolle saranno spappolate, passatele, spremendole, insieme col sugo che rimetterete al fuoco coi piselli e con due grumoli interi di lattuga. Conditeli con sale e pepe e fateli bollire adagio. A mezza cottura aggiungete altri grammi 30 di burro intriso in una cucchiaiata non colma di farina e versate brodo, se occorre. Prima di mandarli in tavola legateli con due rossi d’uovo sciolti in un po’ di brodo. In questo modo riescono assai delicati.

Piselli alla francese n. 425
Questa ricetta è più semplice e più sbrigativa della precedente, ma non è però così fine. Trinciate alquanta cipolla a fette sottilissime e mettetela al fuoco in una cazzaruola con un pezzo di burro. Quando sarà bene rosolata versate un pizzico di farina, mescolate, e dopo aggiungete, a seconda della quantità, un ramaiuolo o due di brodo e lasciate cuocere la farina. Versate i piselli, conditeli con sale e pepe e, a mezza cottura, aggiungete un grumolo o due interi di lattuga. Fate bollire adagio badando che il sugo non riesca troppo denso.
Alcuni indolciscono i piselli con un cucchiaino di zucchero; ma in questo caso mettetene poco, perché il dolce deve sembrar naturale e non messo ad arte. Quando li servite levate la lattuga.

Braciuola di manzo ripiena n. 537
Una braciuola di manzo grossa un dito del peso di grammi 500.
Magro di vitella di latte, grammi 200.
Prosciutto grasso e magro, grammi 30.
Lingua salata, grammi 30.
Parmigiano grattato, grammi 30.
Burro, grammi 30.
Fegatini di pollo, n. 2.
Uova, n. l.
Una midolla di pane fresco grossa un pugno.
Fate un battutino con cipolla quanto una noce, un poco di sedano, carota e prezzemolo; mettetelo al fuoco col detto burro e, rosolato che sia, gettateci la vitella di latte a pezzetti e i fegatini, poco sale e pepe per condimento, tirando la carne a cottura con un po’ di brodo. Levatela asciutta per tritarla fine colla lunetta e nell’intinto che resta fate una pappa soda con la midolla del pane, bagnandola con brodo se occorre. Ora, fate tutto un impasto, con la carne tritata, la pappa, l’uovo, il parmigiano, il prosciutto e la lingua tagliata a dadini. Composto così il ripieno, tuffate appena la braciuola di manzo nell’acqua, per poterla distender meglio, battetela con la costola del coltello e spianatela con la lama. Collocateci il ripieno in mezzo e formatene un rotolo che legherete stretto a guisa di salame prima dalla parte lunga e poi per traverso. Infilatela nello spiede per la sua lunghezza e arrostitela con olio e sale. Sentirete un arrosto delicato, il quale potrà bastare per sei o sette persone.

Gelato di limone n. 754
Zucchero bianco fine, grammi 300.
Acqua, mezzo litro.
Limoni, n. 3.
Potendo, è meglio servirsi di limoni di giardino che hanno gusto più grato e maggiore fragranza di quell forestieri, i quali sanno spesso di ribollito.
Fate bollire lo zucchero nell’acqua, con qualche pezzetto di scorza di limone, per 10 minuti a cazzaruola scoperta. Quando questo siroppo sarà diaccio, spremetegli dentro i limoni, uno alla volta, assaggiando il composto per regolarvi coll’agro; passatelo e versatelo nella sorbettiera.
Questa dose potrà bastare per sei persone.

 ARTUSI: Maggio – Nota di pranzo I