Panini al latte

Panini al latte

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La ricetta per i panini al latte ricorda quella dei Baps che sono focaccine che in Scozia si preparano per la colazione del mattino e si servono in tavola ancora caldi, appena tolti dal forno. Al momento di metterli in forno, i Baps vanno premuti leggermenti al centro con un dito.
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Panini al latte
Ingredienti e Dosi: per 8 persone

 500 gr. di farina, 50 gr. di zucchero, 25 gr. di lievito di birra fresco, 300 ml. di latte (+ del latte per spennellare i panini), 60 gr. di burro, 1 uovo, 7 gr. di sale.

Tempo: 60 minuti + 2 ore di lievitazione dell’impasto
Preparazione

Fate sciogliere il lievito in 1/3 del latte circa, tiepido (temperatura di circa 37°C) con 2 cucchiaini di zucchero. Mescolate con cura finché il composto sarà liscio e senza grumi. Fate riposare in una ciotola coperta.
Nel frattempo prendete il latte rimasto, scaldatelo leggermente e aggiungetevi il sale, lo zucchero e il burro che avrete già sciolto in precedenza. Mescolate con cura il tutto.

Mettete la farina in una terrina (lasciandone un po’ per infarinare il piano di lavoro) e aggiungetevi il latte (quello senza lievito) e il latte con il lievito (ma solo quando questo avrà formato una specie di schiuma in superficie). Lavorate bene con le mani. Spolverate con la farina rimasta il vostro piano di lavoro e rovesciatevi sopra il composto. Lavorate energicamente con le mani per circa 15 minuti finché la pasta non si attaccherà più alle mani e sarà elastica e liscia.

Formate una palla e trasferitela in una ciotola. Coprite con un canovaccio inumidito e lasciate riposare per almeno 2 ore.
Quando la pasta sarà lievitata e sarà di volume doppio, toglietela dalla terrina e formate un salsicciotto. Dal salsicciotto prendete dei pezzi di pasta del peso di 40 gr. circa e formate con questi delle palline.

Disponete le palline su una teglia coperta con carta da forno e spennellateli con del latte tiepido. Lasciate lievitare i panini per 30 minuti. Spennellateli quindi con l’uovo sbattuto e fateli cuocere in forno già caldo a 220°C per 15-20 minuti circa.

Accorgimenti

Se utilizzate del lievito in polvere usatene una bustina.
Nel caso preferiste dei panini meno dolci, diminuite leggermente la dose di zucchero ma non utilizzatene mai meno di 20 gr.
Quando mescolate gli ingredienti nella terrina, potete inizialmente aiutarvi con un cucchiaio di legno.
Se, mentre impastate, l’impasto vi sembra troppo molle e appiccicoso, aggiungete un po’ di farina; se invece fosse troppo duro aggiungete del latte.
Dovete fare riposare la pasta in un luogo che sia temperato e che sia privo di correnti d’aria.
Il forno non dev’essere ventilato.

Idee e varianti

Potete utilizzare anche la farina manitoba, l’impasto diventerà particolarmente elastico.
Sono ottimi anche con una spolverata di semi di sesamo o di papavero.
Se inserite del formaggio o del salame nei panini al latte, questi saranno davvero gustosissimi.

Ricetta Panini al latte

Panini al latte
Spumone di latte e mandorle alla maniera di Petronilla

Spumone di latte e mandorle alla maniera di Petronilla

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(per pranzetto)

Anche quello che si allestisce con latte di mandorle e che è anche chiamato “bianco-mangiare” (blanc manger) è uno dei dolci ghiacciati che, dopo un desinaretto piuttosto grasso, valgono a magnificamente sostituire un vero gelato. Se anche tu volessi allestirlo – purché però possieda una scatola di latta quadrata, alta 4-5 centimetri, e con il coperchio che saldamente la rinchiuda, cioè uno stampo per “spumoni” metti in bagno caldo 350 gr di mandorle dolci e 7-8 mandorle amare; sbucciale (ti riuscirà, dopo il bagno, assai facile); pestale un po’ alla volta nel mortaio umettandole con mezzo cucchiaio di acqua e di mano in mano versa il pestato in una bacinella.
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Unisci mezzo litro di latte; mescola ben bene; versa tutto nel mezzo di un panno fitto e pulito; stringi; torci; strizza; e ancora con forza stringi, torci, strizza, sempre raccogliendo in una bacinella il latte colato. Aggiungi quando di latte più non colerà nemmeno una goccia, 350 g di zucchero, due bicchierini di liquore e 40 g di colla di pesce (marca oro) disciolta in due dita di acqua calda; mescola; cola il candido latte nell’adatta scatola che avrai unta con olio di mandorle; chiudi ermeticamente con il coperchio anch’esso oliato; seppellisci la scatola fra ghiaccio salato (un pugno di sale per ogni kg di ghiaccio); lascia, per  tre ore, il latte agghiacciare; sforma il dolce sul piatto; adornare la superficie come vorrai e potrai, e… non ti ho detto?

Il tuo dolcissimo latte ghiacciato, potrà benissimo far le veci di un spumone uscito allora allora da una rinomata gelateria.

Spumone di latte e mandorle alla maniera di Petronilla

Le perline 1947/50

Petronilla, chi era?Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
 Di i, Florixc Floriano Calcagnile (Opera propria) [GFDL
Lasagne ar biondo Tevere ricetta di Aldo FABRIZI

Lasagne ar biondo Tevere….chebbontà!! La ricetta-sonetto di Aldo FABRIZI

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La ricetta

Ho tritato grossolonamente il prosciutto e la carne di vitella; ho spezzettatoi la mozzarella. In un tegame capiente ho fatto sfrigolare il burro e vi ho fatto rosolare il trito di prosciutto e vitella.
Ho versato e poi fatto sfumare il vino bianco, quindi ho condito con dado e con un bel pizzico di noce moscata. Ho lasciato cuocere a fuoco moderato per 15-20 minuti circa.

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Nel frattempo ho portato ad ebollizione abbondante acqua salata mista a latte, quindi ho buttato la pasta. Una volta cotta l’ho scolata bene e l’ho versata nel sugo di prosciutto e carne. Ho mescolato, poi ho aggiunto la mozzarella spezzettata ed il parmigiano grattugiato. Ho mescolato delicatamente facendo attenzione a non fare raggrumare i formaggi per non formare…”er solito malloppo” come dice il poeta!.

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Risutato: squisito, una vera goduria. “Sto piatto è proprio ‘na consolazione; ‘gni gracioletto rissomja a ‘na fravola che appena messo in bocca ve se sfravola come si fusse panna ar zabbaione”.

LASAGNE AR BIONDO TEVERE

‘Sto piatto è proprio ‘na consolazione;
‘gni gracioletto rissomja a ‘na fravola
che appena messo in bocca ve se sfravola
come si fusse panna ar zabbaione.
E nun dico ‘n’esagerazione,
ma ‘gni quarvorta me lo vedo a tavola
divento come l’orco de la favola,
che se divora tutto in un boccone.
Cocete assieme, dentro a un tigamino,
un trito de presciutto e de vitella,
noce moscata, buro, dado e vino.
Lessate in acqua e latte le lasagne,
condite co’ reggiano e mozzarella ¹
e da la gioia ve verà da piagne.

  • ¹A pezzetti, e acciocché si sciolga occorre che la terrina nella quale si condisce la pasta sia caldissima, cosa che si ottiene o tenendo la terrina sulla pentola durante la cottura o riempiendola d’acqua bollente all’ultimo momento. Comunque, il metodo più sicuro è quello di cuocere la salsa in un recipiente grandino, per poterci poi insaporire la pasta, ben scolata, facendo attenzione che le mollichine di mozzarella non si raggrumino, formando… er solito malloppo.
http://blog.cookaround.com/queidelicatimotivisparsi/wp-content/uploads/2014/06/lasagne-tevere1.jpg
 Lasagne ar biondo Tevere ricetta di Aldo FABRIZI
    Aldo Fabrizi (Roma, 1905 -1990) è stato un attore, sceneggiatore, regista e poeta italiano. Di umile famiglila (la madre gestiva un banco di frutta e verdura a Campo de’ Fiori) a undici anni rimase orfano del padre Giuseppe, morto in un grave incidente. Costretto ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, che comprendeva anche cinque sorelle – tra le quali Elena Fabrizi (1915-1993), in seguito soprannominata sora Lella – si adattò a fare i lavori più disparati. Appassionato di gastronomia amava in modo particolare cucinare la pasta e, sulla pasta e le sue tante e diverse ricette, scrisse anche alcune  poesie in dialetto romanesco.
  Aldo Fabrizi – La pastasciutta 1974
Liquore di latte alla maniera di Petronilla

Liquore di latte alla maniera di Petronilla

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Si sa che, in ogni casa, alcune bottiglie di vari liquori devono esser sempre pronte ed alla mano.
Infatti, si dà un pranzo? Un grande, od un amichevole ricevimento? Un’amica viene a visitarci? Uno si lagna di un “peso” sullo stomaco? Un altro ha necessità di una energica scossa? Ecco che un bicchierino di liquore sarà sempre, in tutti questi casi, il bene-accetto e il ben-venuto!
Se, pertanto, tra le altre, voleste avere in quello scaffale della vostra credenza ch’è riservato alle… forti leccornie, anche una bottiglia di certo liquore molto apprezzato sempre da tutti (e specie dalle donne…) eccovi la facile e poco costosa maniera di fabbricar voi stesse, con il latte, un liquore, anzi un dolcissimo rosolio, veramente delicato e sopraffino.
Vi pare strano che, con il latte, si possa?… Ebbene; provate e constatate.
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In un fiasco ben lavato, e provvisto del suo tappo, introducete mezzo chilo di zucchero; mezzo litro di latte crudo; mezzo litro di alcool da liquori; mezzo limone con la sua buccia e tagliato in pezzi grossi; e mezza stecca di vaniglia sminuzzata. Chiudete subito il fiasco con il suo tappo; scuotetelo; e lasciatelo poi in riposo per 15 giorni, non scordando però di dargli una scossettina ogni sera ed ogni mattina. Il sedicesimo giorno, filtrate attraverso carta da filtro (o carta asciugante e bianca) che avrete applicata dentro ad un imbuto. Raccogliete il liquore, che vedrete gocciolare limpidissimo quanto l’acqua, in una di quelle bottiglie speciali ed autentiche per liquori rinomati, e che un giorno avrete comperata piena o della quale vi sarà stato fatto gradito omaggio. Oltre al bicchierino del rosolio, potrete dar così… a bere alle vostre amiche che, in casa vostra, non si offrono nè liquori fabbricati con le essenze e che puzzano quindi lontano un miglio di gretta economia, nè liquori casalinghi… ma liquori tutti rinomati ed esclusivamente di grande marca!…
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Allorché, dalla bianca poltiglia rimasta sul filtro non vedrete cadere più nemmeno una stilla, fiutate…, assaggiate…, e, sentendo un soave profumino…; e gustando un dolce e soave saporino… esclamerete certamente: “Chi l’avrebbe mai detto che con il latte si potesse ottenere un liquore di questa fatta?”.
“Le ricette di Petronilla” Edizioni Olivini 1935

Petronilla, chi era?Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»

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Di Stefan Kühn – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23754
Pastasciutta cotta nel latte con sugo di piselli, speck e pecorino

Pastasciutta cotta nel latte con sugo di piselli, speck e pecorino

Ingredienti per 4 persone

Per cuocere la pasta: Abbondante acqua, latte e sale.

Per il sugo
350 gr di pasta all’uovo (reginette, tagliatelle), 500 gr. di piselli medi freschi (possibilmente appena raccolti e sgranati), 100 gr di pancetta, 50 gr. di speck, pecorino sardo a scagliette, qualche pomodorino ciliegino, mezza cipolla, olio (o meglio strutto), vino bianco secco, pepe, sale.

Preparazione

Nella pentola (che servirà per cuocere la pasta) lessare i piselli in acqua e latte. Con un  cucchiaio forato raccogliere i piselli lessati al dente. Non buttare l’acqua.

Preparare il sugo
In una capiente padella (saltapasta) rosolare nell’olio (o strutto) la pancetta e lo speck tagliati a dadini. Unire la cipolla tagliata a fettine e farla rosolare.
Sfumare con vino bianco secco. Aggiungere i pomodorini spezzettati, farli insaporire ed unire i piselli lessati.

pastasciutta-latte-piselli-5pastasciutta latte piselli (2)pastasciutta latte piselli (4)pastasciutta latte piselli (3).

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Mescolare delicatamente e aggiustare di sale e pepe. Aggiungere acqua nella pentola dove sono stati lessati i piselli, salare e portare a bollore: cuocere la pasta al dente. Scolare tenendo da parte un poco di acqua di cottura da aggiungere al sugo nel caso fosse troppo denso.

Versare la pasta nel sugo e mescolare delicatamente. Cospargere di scaglie di pecorino e servire.

Leggi anche

A seconda delle varietà e del grado di maturazione, i piselli sono classificati in modo diverso.

  • Finissimi: I primi, più pregiati, provenienti dalle varietà precoci. Sono particolarmente consigliati per contorni e da mangiare crudi.
  • Fini : Ottimi per arricchire i primi piatti, soprattutto i risotti, e i ripieni. Sono i più adatti alla congelazione domestica.
  • Medi: Al punto massimo di maturazione, sono un po’ più duri e farinosi. Sono indicati soprattutto per i passati e nelle frittate.
pasta latte piselli Pastasciutta cotta nel latte con sugo di piselli, speck e pecorino


Crema in tazze alla maniera di Petronilla

Crema in tazze alla maniera di Petronilla

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Inaspettato piomba un amico in casa? E non si può far a meno di ospitarlo? E si è quindi costrette a tramutare un comunissimo desinare giornaliero, in un autentico pranzetto? Ebbene, se in casa vi saranno uova, zucchero e latte, si potrà allora, svelte svelte, allestire il piatto dolce, ossia il piatto indispensabile a rendere perfetto ogni pranzo. Con quei semplici ingredienti si potrà infatti preparare, in pochissimo tempo e con pochissima spesa, una crema dolce, squisita, profumata; e, con poche aggiunte e secondo le possibilità, si potrà anche darle un aspetto più o meno sciccoso.
Basterà, cioè, mettere a fuoco mezzo litro di latte con un bastoncino di vaniglia o con un po’ di sottilissimo straterello giallo d’una buccia di arancio o di limone; e togliere il latte dal fuoco tosto comincerà a bollire. Sbatterre in una casseruola (mentre il latte si andrà aromatizzando, 4 torli con gr. 100 di zucchero, e sbattere con forza, finchè i torli saranno diventati rigonfi, spumosi, e di colore giallo-chiaro. Levare allora dal latte vaniglia o buccia e, a poco a poco, e sempre mescolando, diluire con esso, nella casseruola, i torli sbattuti.
Mettere la casseruola a fuoco e continuare a rimescolare, e sempre con cucchiaio di legno, e sempre in quello stesso senso, finchè la crema…fumerà. Abbassare allora il fuoco e continuare a rimestare. Cogliere il giusto istante nel quale la crema, prima di bollire, continuerà a rigonfiarsi. Colto l’istante…versare la dolce crema in 6 tazzine dato che 6 siano i commensali. Ricordare che, se la crema bollirà, un solenne fiasco non mancherà.
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Se poi si volesse la crema un pochino complicata, basterà affettare sottile del pan di Spagna; distribuire le fette in un piatto fondo; e versare la dolce crema sopra il dolce pane. Se la si volesse complicata un pochino più…si potrà inzuppare quel pan di Spagna in un liquore piuttosto dolce e di fabbrica casalinga. Se più e più ancora complicata…si potranno tagliare a pezzettini 2-3 frutti canditi e distribuirli sul pan di Spagna inzuppato nel liquore prima di ricoprirlo tutto con la crema. Se non paghe ancora…si potrà sciogliere, in un pentolino e con un cucchiaio d’acqua, un po’ di cioccolata e farla poi cadere, a gocce, sopra la crema; e in questo caso, com’è naturale, il piatto diventerebbe degno d’una cuoca veramente…eminente!
 Ricette di Petronilla Ed.Olivini 1938

Petronilla, chi era?Petronilla libri

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Crema in tazze alla maniera di Petronilla
Bodino di riso alla maniera di Petronilla

Bodino di riso alla maniera di Petronilla

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Il risolatte (crema di riso o cremariso) è un dolce che si trova in tutto il mondo, naturalmente in innumerevoli varianti di colore e sapore. Quella che segue è la ricetta della famosissima Petronilla, datata 1937 e tratta da “Altre ricette di Petronilla”

« Cena spiccia per quando si è in campagna con i soli ragazzi; per quando, cioè, dovendo condurli di qua e di là, manca il tempo di poter a lungo spignattare; cena dolcissima e, quindi, tanto apprezzata dai figlioli che, certo, ne vorranno “presto il bis”; cena completa perché raduna in sé minestra, pietanza e dolce, ossia un completo pranzo; cena nutrientissima essendone assai nutrienti tutti i varî ingredienti; cena, però, che richiede si possiede un forno o che il fornaio locale voglia accogliere il piatto dentro al suo forno ancora caldo… è il bodino che oggi son qui ad insegnarvi.»
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Mondate 2 etti di riso. Lavate, in acqua tiepida, 1 etto di uvetta possibilmente di qualità senza semi.
Mettete a fuoco, in casseruola capace,1 litro di latte, 1 etto di zucchero, 40. gr di burro, ed un pezzetto di “legno di vaniglia” od una bustina di vaniglina. Appena il latte bollirà, versatevi adagio adagio il riso mondato e mescolate con l’indispensabile cucchiaione di legno. Aggiungete, dopo 5 minuti, l’uvetta e sempre mescolate. Levate la casseruola dal fuoco dopo 10 minuti, cioè tosto il risotto sarà addensato; e toglietene (se l’avevate messo) il pezzetto di “legno di vaniglia”. Coprite la casseruola con un telo e lasciate raffreddare.
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Quando mancherà poco più di mezz’ora alla cena, versate nella casseruola 4 uova; e mescolate e rimescolate con grande energia, in modo da distribuirle fra tutto il riso. Aggiungete 4 cucchiai di rum (naturalmente di quello economico, di quello che, per gli usi cucinarî, si fa in casa con le essenze) e date l’ultima rimescolata. Imburrate, con burro crudo, uno stampo da bodino e inzuccheratelo tutto quanto. Versatevi l’impasto ed uguagliatene la superficie. Mettete (o mandate) il bodino in forno molto caldo; o – nel caso… disperato che non possiate disporre di forno – cucinatelo fra le brage. Rovesciate lo stampo sul piatto di portata (e a cuor tranquillo giacché la riuscita è sempre sicura) quando il bodino lo sentirete profumato; quando lo vedrete con la crosta dorata; quando, insomma, lo giudicherete cotto.
Recatelo subito in tavola, così allettante e fumante e, distribuendo le porzioni sui piatti che vi tenderanno i figlioli, esaudite da buone mamme la loro preghiera: “Dammene tanto, perché di questo buon bodino ho tanta fame!”.
Bodino di riso alla maniera di Petronilla 

Petronilla, chi era?Ricette della Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
Risolatte (Arroz doce) in un tipico pasto natalizio, in Portogallo
Il Risolatte nel mondo
  • Arroz doce (Portogallo) con riso, zucchero, latte, uova, cannella e scorza di limone
  • Budino di Riso (Italia) con latte, uova, uvetta e scorza d’arancia
  • Arroz con leche (Spagna) con latte, zucchero; a volte con cannella e limone
  • Сутлијаш (Macedonian) – tipico con semi di papavero
  • Milchreis (Germania) con riso, latte, zucchero, cannella, salsa di mele, roter Grütze o ciliegie
  • Tejberizs (Ungheria) con uvetta, cannella e/o cacao
  • Mlečni riž (Slovenia)
  • Mliečna ryža (Slovakia)
  • Riz au lait (Francia)
  • Rice Pudding (Gran Bretagna), con latte, addolcito con zucchero o marmellata
  • Mляко с ориз (Bulgaria) con latte e cannella
  • Orez cu lapte (Romanian) con latte e cannella
  • Rijstebrij (Paesi Bassi) o Rijstpap (Fiammingo)
  • Riskrem (Norvegia) tipico di Natale
  • Ρυζόγαλο (ryzogalo, Grecia) con latte e cannella
  • Sütlaç (Turchia < sütlaş < sütlü aş ‘cibo cotto con latte’), servito freddo o caldo; a volte zuccherato (pekmez).
  • Сутлијаш/Sutlijaš (Serbia)
  • Sutlija (Bosnia)
  • Riža na mlijeku (Croazia)
  • Сутляш o Мляко с ориз (Bulgaria)
  • Sylt(i)jash o Qumësht me Oriz (Latte con riso) (Albania)
  • Oriz na vareniku (Montenegro)
  • Tameloriz (Albania in Kosovo)
  • Teurgoule (Normandia)
  • Рисовая каша (Russia)
  • Молочна рисова каша (Ukraina), anche chiamato “кутя” (Kutia) a Natale (con frutta secca)
  • Risgrynsgröt (Svezia), tipico invernale e di Natale
  • Risengrød (Danimarca), con burro, zucchero e cannella, o succo di frutta scuro a Natale e durante l’inverno
  • Grjónagrautur (Islanda), tutto l’anno, con cannella, zucchero e uvetta.
Fonte Wikipedia: “ArrozDoce”. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons –
Cavolfiore alla Dubarry

Cavolfiore alla Dubarry

Panna cotta di cavolfiore.con trota affumicata 

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Il cavolfiore può essere consumato bollito, fritto, arrostito o cotto al vapore. Può essere usato come contorno o anche come piatto principale, nella preparazione di zuppe di verdura. Contrariamente a ciò che si pensa, questo ortaggio può essere mangiato anche crudo, misto alle insalate. Si deve prendere solo la parte superiore del “fiore”, le cosiddette testine, il resto si può usare cotto come al solito, e tagliarle a fettine sottili il più possibile. Queste, aggiunte alle verdure miste, saranno una prelibatezza. Un buon misto può essere fatto da varietà diverse di cicorie, lattughe e indivie. E ancora, spinaci, cavolo cappuccio o verza, sempre tagliati sottili, cetriolo, pomodoro, rucola, valerianella o gallinella che dir si voglia, erba cipollina, tarassaco e infine cipolla, sempre tagliata sottile e da aggiungere alla fine. Il tutto condito con sale, limone e olio d’oliva nell’ordine. Provare.

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Cavolfiore alla Dubarry, il cavolfiore cucinato da madame Du Barry per Luigi XV. re di Francia […]

 Ingredienti e dosi per 4 persone

1 cavolfiore di circa 1 kg, 80 g di burro, 1/2 litro di latte bollente, 50 g di farina bianca, 2 tuorli d’uovo, 50 g di parmigiano grattugiato, sale e pepe appena macinato, poco burro per lo stampo.

Tempo di preparazione: 45 minuti     Tempo di cottura: 50 minuti
Preparazione

Pulite il cavolfiore, liberatelo dalle foglie esterne e dal torsolo e lavatelo. Tagliate i gambi a fette, dividendo “le cime” a mazzolini e fate cuocere in abbondante acqua salata; scolate, sistemate in una terrina e sminuzzate i gambi con una forchetta. Tenete le cimette da parte.

Fate sciogliere 40 g di burro sino a che sarà diventato color nocciola, versatelo sul cavolfiore passato, unite un po’ di pepe e mescolate bene ogni cosa.

Fate sciogliere il restante burro in una casseruola, amalgamatevi la farina, aggiungete poco per volta il latte bollente e fate cuocere la salsa per 15 minuti continuando a rigirare. Toglietela dal fuoco, aggiungetene tre cucchiai al cavolfiore passato e rigirate accuratamente.

Unite alla salsa rimasta i tuorli d’uovo, un pizzico di sale e il parmigiano e mescolate fino a quando sarà tiepida. Imburrate lo stampo, cospargetelo di pane grattugiato e capovolgetelo per eliminare il pane in eccesso. Riempite lo stampo con il cavolfiore passato dando qualche colpetto sul tavolo in modo che il composto si assesti bene nello stampo.

Fatelo cuocere a bagnomaria per otto minuti, lasciatelo intiepidire capovolgetelo su un piatto di metallo o d’altro materiale resistente al fuoco. Disponetevi sopra le cimette, in ordine, su uno strato.

Versatevi sopra la salsa, spolverizzate di pane grattugiato e mettete in forno sino a quando la superficie sarà ben dorata; quindi servite nello stesso recipiente.

La mia cucina pratica 198

Vino
Pouilly-Fuisé (Francia) servito a10°C, Ischia bianco superiore (Campania) servito a 10°C.

Cavolfiore alla besciamella alla maniera di Petronilla
Di Roger469 (Opera propria) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons
Di jules – originally posted to Flickr as cauliflower panna cotta with smoked trout, CC BY 2.0,