frittelle di riso di san giuseppe

Frittelle dolci di riso di San Giuseppe

I mangiari di una volta
L’Angiolina, che abitava a Rignano sull’Arno (Torri), dove San Giuseppe er il Patrono, racconta…
“C’era le 40 ore in Chiesa, (40 ore di adorazione e preghiera al S.S. Sacramento) ed era la festa più bella dell’anno. Era tradizione fare le frittelle di riso e per l’occasione si cocea anche 2 chili di riso”.
“La si coce il riso in mezza acqua e mezzo latte; per 500, 600 grammi di riso, di sicuro un litro di latte la ci ole, e poi se tu ce ne metti di più, male unnè! Tu lo fà coce bene, rigiralo bene, perchè e sa’attacca. Io fo coce tutto insieme: riso, zucchero semolato e vanigliato, un arancio e mezzo di limone strizzati e grattati, un bicchiere di marsala; quando è freddo ci butto l’ova, spaccate lì senza montare e un po’ di farina, quella giusta per addensare. Quando le si voglion frigge’ io fo così: ne metto due ramaioli in una scodella e ci metto il lievito per dolci: così, con le dita, come si fa per salare la carne, proprio un pizzichino. Rimiscolo bene e incomincio a friggerle. La mi vengono belline tonde e un inzuppano l’olio. Ci metto lo zucchero semolato e servo”

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Le frittelle di riso di San Giuseppe sono un dolce tradizionale per la ricorrenza della Festa del Papà il 19 marzo del Centro Italia, in particolare è preparato in Toscana e in alcune zone dell’Umbria e del Lazio. A Prato vige il detto “San Giuseppe non si fa senza frittelle“, nel senso che la tradizione è talmente radicata da diventare un modo di dire, un proverbio. La tradizione delle frittelle di riso in Toscana è molto antica, tant’è vero che la tramanda già il “Libro de arte coquinaria” (1464/65) di Maestro Martino de’ Rossi:

«Fa’ cocere il riso molto bene ne lo lacte, et cavandolo fora per farne frittelle observerai l’ordine et modo scripto di sopra (allude alle ricette precedenti in cui si parla di “fare le frittelle tonde”) con mano ovvero in quale altra forma ti piace, mettendole a frigere in bono strutto o botiro, overo in bono olio , excepto che non gli hai a mettere né caso (formaggio) né altro lacte»
Libro de arte coquinaria” (1464/65) di Maestro Martino de’ Rossi

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Preparazione
Dopo aver cotto il riso in acqua, latte e vaniglia, si mescola con farina, uova, zucchero, lievito, un pizzico di sale, rum o sambuca; eventualmente, a seconda dei gusti, si possono aggiungere uvetta, scorzette o canditi di agrumi. Dopo aver fatto riposare la preparazione almeno un’ora (la ricetta tradizionale prevede molte ore), si frigge a cucchiaiate e, dopo scolate, si cospargono di zucchero a velo e si servono.
Sono ottime anche fredde o farcite con crema pasticcera.

Frittelle dolci riso di San Giuseppe

Ricetta e foto delle Frittelle dolci riso di San Giuseppe di Iacinta
Ingredienti
  • 1 litro e mezzo tra acqua e latte (io ho messo 1 litro di latte e mezzo d’acqua ma potete usare anche solo latte),
  • 500 gr. di riso originario,
  • la buccia di 2 o 3 limoni non trattati,
  • 200 gr. di zucchero,
  • 2 bustine di vanillina,
  • 3 uova,
  • 4-5 cucchiai di farina,
  • 1 bustina di lievito per dolci,
  • olio di semi per la frittura,
  • zucchero semolato,
  • cannella se piace per la finitura del dolce

(Attenzione che nella foto ho dimenticato di mettere il lievito).

frittelle risoFrittelle dolci di riso

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Preparazione

Mettere a bollire il litro e mezzo di latte e acqua (o tutto latte come detto prima ), con 1 pizzico di sale e la buccia di 1 limone a listarelle (solo la parte gialla).

Frittelle dolci di riso (6)

Frittelle dolci di riso (4)Frittelle dolci di riso (5).

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Al momento dell’ebollizione aggiungere il riso e farlo cuocere per bene finchè rimane morbido ma cremoso e versarlo in una terrina a raffreddare. Quando il riso sarà freddo aggiungere: zucchero, vanillina e buccia grattugiata di 1 o due limoni quindi le uova (intere ), la farina ed il lievito.
A questo punto avete due possibilità: fare riposare il composto per una mezz’oretta, o procedere subito alla frittura, a seconda di quanto le volete gonfie. Nel mio caso le ho fatte riposare.

Frittelle dolci di riso (7).frittelle-di-riso-di-san-giuseppe-L-eRPAKp

 COTTURA

Volevo spiegare in un modo più approfondito la cottura delle frittelle: mia nonna le friggeva a cucchiate in una padella in cui aveva messo non tantissimo olio di semi. In questo modo le frittelle vengono morbide, cremose all’interno. Se le volete cremose potete anche friggerle in abbondante olio, come ho fatto io, usando sempre la cucchiaiata di composto.

Se .invece le.volete più croccanti potete friggerle usando come porzionatore un cucchiaino anzichè il cucchiaio o friggerle a bastoncino mettendo un pò di composto su una paletta e facendolo scivolare nell’olio con l’aiuto di un coltello. A questo punto fate assorbire l’olio su carta assorbente e passatele nello zucchero con l’aggiunta, se vi va, di un po’ di cannella.  Le frittelline sono pronte….. BUON APPETITO !!!!!!

Frittelle dolci riso di San Giuseppe

Frittelle salate di riso

Piadina romagnola con salsiccia cipolle

Piadina romagnola con salsiccia e cipolle

Piadina romagnola con salsiccia cipolle
 Preparazione

Fare appassire le cipolle in padella con olio, sale e pepe. Cuocere le salsicce sulla piastra o ala griglia. Preparare la piadina, tagliarla a metà e farcirla con le cipolle e la salsiccia. Servire caldissima.

Le buone piadine fatte in casa devono sempre essere accompagnate da un bel po’ di vino rosso (Sangiovese o Cagnina).

La piadina romagnola
E’ la più romagnola della specialità romagnole. E’ un pane senza lievito della più antica usanza, cotto nella lastra di sasso o nella teglia di terracotta messa sopra la fiamma viva (di fascine della potatura delle viti). Cuocete la piadina sopra il testo o la lastra, girandola spesso e forandola sopra con le punte di una forchetta. Si mangia tagliata a metà e imbottita di formaggio morbido (squaquerone) o di fette rosolate di pancetta, o cavoli alla romagnola.

Ingredienti per 5-6 piadine
  • 500 gr. di farina,
  • 50 gr. di strutto,
  • 15 gr. di sale grosso,
  • una bustina di lievito per piadine,
  • latte.
  Preparazione

Riscaldate la piastra (o testo) sul fornello più grande, al minimo. Rompete con il mattarello il sale grosso. Mescolate tutti gli ingredienti per ottenere un panetto sodo e morbido.[…]

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romagnolo piadina crescione

Piadina romagnola formaggio Squäquaròn

Piadina romagnola con salsiccia cipolle

 

 

 

 

Cosciotto d'agnello alla fornara di Escoffier

La cucina Francese per Pasqua: Cosciotto d’agnello alla fornara di Escoffier

Questo piatto, di origine francese, deve il suo appellativo al fatto che anticamente lo si faceva cuocere dal fornaio.

Tempo di preparazione: 10 minuti – Tempo di cottura: 1 ora e 30 minuti

Ingredienti per 4 persone
  • 1 cosciotto di agnello di 1,200 kg.,
  • 600 gr. di patate tagliate a tocchetti,
  • 100 gr. di strutto o buon grasso,
  • 2 cipolle di media grossezza tagliate sottili,
  • pepe nero abbondante,
  • sale,
  • prezzemolo,
  • burro
Preparazione

Fate appassire la cipolla, sottilmente affettata, nel burro per 10 o 12 minuti senza soffriggerle troppo.
Condite il cosciotto con sale fino e abbondante pepe nero, macinato al momento; mettetelo in una teglia per arrosto, ungetelo con qualche cucchiaio di strutto, o di buon grasso, e mettere il recipiente nel forno a 240° C. facendo ben rosolare da ogni lato. Dopo 20-30 minuti circondare il cosciotto di patate a tocchetti e di cipolle soffritte condite con sale, pepe e bagnate con il grasso contenuto nella teglia. Completate la cottura in forno a 180°C. spruzzando spesso con il condimento la carne e le verdure.
Al momento di servire, spolverate il condimento di prezzemolo tritato. Aggiungere qualche cucchiaio di brodo che, unito al grasso di cottura, darà un sugo squisito.
Escoffier “Il grande libro della cucina francese”

 Vino

Moulin-à-vent (Beaujolais, Francia) servito a 18°C, Merlot del Friuli a 18°C, Gutturnio (Emilia) a 18°C.

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La cucina francese

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Cosciotto d’agnello alla fornara di Escoffier
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Maestro Martino da Como: Tre ricette del 1465 per l’antenata della mostarda contemporanea

Bottega di maestro Domenico, albarello per mostarda, Venezia 1570-75

Maestro Martino (1430 – fine del XV secolo) è stato un cuoco e gastronomo italiano. Fu il più importante cuoco europeo del secolo XV a lui si deve Libro de Arte Coquinaria, considerato un caposaldo della letteratura gastronomica italiana che testimonia il passaggio dalla cucina medievale a quella rinascimentale

LIBRO DE ARTE COQUINARIA COMPOSTO PER LO EGREGIO MAESTRO MARTINO COQUO OLIM DEL REVERENDISSIMO MONSIGNOR CAMORLENGO ET PATRIARCHA DE AQUILEIA
Libri di ricette, testi sopra lo scalco, i trinciante e i vini. Dal XIV al XIX secolo. L’opera risale circa al 1465.

maestro martino

CAPITOLO III: PER FAR OGNI SAPORE
Sapor bianco.

 Mostarda

Piglia la senepa¹ et mettila a moglio per doi dì mutandogli spesso l’acqua perché sia più biancha, et habi delle amandole monde et piste como vogliono essere. Et quando seranno ben piste metterai con esse la ditta senepa, et di novo le pistarai inseme molto bene. Poi habi di bono agresto o vero² aceto pistandogli etiamdio una mollicha di pane biancho; poi distemperala et passala per la stamegnia³. Et fallo voi lo dolce o forte como ti piace.

¹senapa: semi di senape
² o vero: ovvero
³stamegnia: setaccio

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Mostarda roscia¹ o pavonaza²

Piglia la senapa, et falla pistare molto bene et piglia dell‘uva passa, et pistala etiamdio bene quanto più poi³. Et habi un pocho di pane brusculato⁴ et un pochi di sandali⁵, et di cannella, et con un pocho di agresto, o aceto, et sapa⁶ distemperarai questa compositione; et passarala per la stamegnia.

¹roscia: rossa
²pavonaza: paonazza
³poi: puoi
⁴brusculato: abbrustolito
⁵ˆsandali: aroma di sandalo
⁶sapa: mosto cotto

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Mostarda da portar in pezi cavalcando.

Habi la senepa¹ et pistala como è ditto di sopra, et habi de l’uva passa molto ben pista; et con le ditte cose mitti de la cannella, un pochi de garofoli² Poi ne poterai fare pallottole tonde a modo di quelle che se tragono³ con l’archo, o pezoli⁴ quadri di quella grandeza che ti pare et ti piace; et li metterai per un pezo ad asciucchare⁵ sopra una tavola, et sciutti⁶ tu li poterai portare de loco ad loco dove tu vorrai. Et quando li vorrai usare li poterai stemperare con un pocho d’agresto, o aceto, o vino cotto, cioè sapa.

¹senapa: senape
²garofoli: chiodi di garofano
³tragono con larcho: tirano con la balestra
⁴pezoli: pezzettini
⁵asciucchare: asciugare
⁶sciutti: asciugati
Medio-evo, Rinascimento, Barocco: ricette con foto
torte maestro martino medioevoTudor_pies_on_pewter_plates_at_Hampton_Court
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La ricetta in dialetto romagnolo della Sapa o Saba, sciroppo d’uva

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[[File:Bottega di maestro domenico, albarello per mostarda, venezia 1570-75 ca.jpg|Bottega_di_maestro_domenico,_albarello_per_mostarda,_venezia_1570-75_ca]]
Capretto o agnello arrosto con salsa di menta Petronilla

Capretto (o agnello) arrosto con salsa di menta alla maniera di Petronilla

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«Primavera… Pasqua… Vera ecatombe di capretti ed agnellini; e quali arrosti appetitosi profumati nelle cucine per le quali il borsellino permette certe spezzine!
Ma quanto sarebbero ancor più appetitosi profumati, questi arrostini se, seguendo un certo saggio consiglio, il piatto venisse presentato in tavola cotto… in questo modo qua, e con accanto una salsiera colma di una certa salsetta fatta… in quel modo là. Cotto cioè… fatta cioè… alla maniera che la mia cara amica siciliana mi ha testè insegnata.
Curiose e desiderose di bene figurare in fatto di varietà, vorreste anche voi, al pari di me, seguire subito il consiglio dell’amica mia?

***
Comperate, allora, un bel pezzo di capretto; e possibilmente della parte posteriore, cioè della più polposa. Lardellartelo, bucandolo qua e là con il coltello e introducendo dentro ad ogni buchino un pezzetto di pancetta di lardo.
Tritate fini fini, con la mezzaluna, un pizzico di prezzemolo e due cipolline novelle; unite una manciatina di pane trito; mescolate; e spargete questa mistura su tutta la superficie del capretto lardellato.
Mettetelo in una teglia di rame; distribuite qua e là 5-6 pezzettini di burro, sale abbondante, pepe pochetto; e bagnate con un bicchiere di vino bianco.
Infornate la teglia, per tre quarti d’ora circa, in forno ben caldo, cucinate con brage sotto e brage sul coperchio.
Mentre il capretto (preparato in questo modo qua) arrostirà spandendo il suo profumo delizioso, preparate quella tal salsetta in… quel tal modo là.
Tritate, cioè, una manciata di foglie di menta (negli orti, nei giardini, sulle sponde dei ruscelli, le pianticelle, sì ricche di essenze, avranno ormai allargate le loro foglie d’alloro seghettato).
Mettete il trito nella salsiera; aggiungete il succo di un limone, un cucchiaino ben ricolmo di zucchero, mezza chicchera di aceto sopraffino, e mezza chicchera di acqua; mescolate; e lasciate la riposare.
***
Servite l’arrosto, preferibilmente freddo; e mentre il marito vi farà i suoi sinceri complimenti per la novità che presentano arrosto e salsetta… concludete, dentro i vostri cuori: “Veramente saggi sono sempre i consigli che la cara amica siciliana manda, dalle falde dell’Etna, alla nostra Petronilla!”.»

Petronilla, chi era?Ricette della Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
Ricette di Petronilla per tempi eccezionali

Ricette con capretto e agnello

Agnello Almanacco della cucina 1935

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Menù per Colazione di Pasqua EdD

Tavë kosi, teglia di agnello allo yogurt, ricetta albanese

“Cordero-Kebap (01)” by Tamorlan – Own work. Licensed under CC -SA 3.0 via Wikimedia Commons –
Zuppa di piselli al prosciutto affumicato

Zuppa di piselli al prosciutto affumicato

Ingredienti per 6 persone
  • 1,200 kg. di piselli freschi,
  • 100 gr. di prosciutto crudo affumicato,
  • ½ cipolla,
  • 100 gr. di burro o margarina vegetale,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 40 gr. di parmigiano reggiano grattugiato,
  • un litro di brodo,
  • crostini di pane rosolati nel burro,
  • sale e pepe.

Tempo occorrente: 50′

Preparazione:
  • Sgranate i piselli, affettate sottilmente la cipolla, tritate il prosciutto e il prezzemolo. In una casseruola rosolate la cipolla e il prosciutto con 20 gr. di burro; appena iniziano a prendere colore unite i piselli e lasciateli insaporire per qualche minuto. Aggiungete un pizzico di sale e pepe, il prezzemolo tritato, un mestolo di brodo, incoperchiate e lasciate cuocere per circa 30 minuti. Quindi diluite con il brodo rimasto e portate a ebollizione.
  • Intanto mettete i crostini di pane in 6 fondine, spolverizzateli con il parmigiano reggiano e versatevi sopra il burro rimasto imbiondito sul fuoco, suddividendolo in parti uguali. Versate la zuppa di piselli nelle fondine e servite.
Vino 

Vino: Pinot Bianco delle Grave del Friuli, servito a 10-12°C. Monsupello Bianco dell’Oltrepò Pavese, servito a 10-12°C.

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Menù per le Nozze d’ Oro e di Diamante

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[[File:-2021-07-27 Fresh harvested peas, Trimingham, Norfolk (2).JPG|-2021-07-27_Fresh_harvested_peas,_Trimingham,_Norfolk_(2)]]
Mimosa_(cocktail)_3

Sparkling Cocktail MIMOSA

Il Mimosa è una variante dei cocktail Bellini, Puccini, Rossini, Tintoretto, Tiziano e fa parte della categoria dei medium drink. Si differenzia dal Buck’s fizz per la percentuale maggiore di prosecco (o champagne) rispetto alla spremuta d’arancia.

  • BELLINIpolpa schiacciata di pesca e vino bianco frizzante, prosecco o spumante brut
  • BUCK’S FIZZ: si differenzia dal cocktail Mimosa per la quantità degli ingredienti.
  • PUCCINIsucco di clementine e spumante secco o prosecco
  • ROSSINI purea fresca di fragola e prosecco.
  • TINTORETTOsucco di melograno e spumante
  • TIZIANOsucco di polpa di uva fragola e spumante secco o prosecco

Buck’s fizz

Cocktail MIMOSA
Ingredienti

7.5 cl Prosecco (Spumante o champagne)
7.5 cl Succo d’arancia

Procedimento:

Versate il succo d’arancia in una flûte insieme al prosecco (o spumante o champagne). Mescolate delicatamente.

Guarnite con una fettina d’arancia.

cocktail mimosa

Il Mimosa è un cocktails di gran classe. Gli ingredienti sono quelli del Buck Fizz, solo che si può utilizzare, al posto dello champagne, lo spumante. Quando viene aggiunto il Grand Marnier, allora prende il nome di Grand Mimosa.
Le origini del Mimosa sono sconosciute. Si presume che sia stato inventato al Paris Ritz nel 1925, e somiglia molto al Buck’s Fizz, ideato in Inghilterra nei 1921, il cui nome rispecchia il locale dove è stato servito per primo. Inoltre nel Buck’ Fizz si utilizza tradizionalmente champagne e succo di arancia (a volte con aggiunta di sciroppo di granatina).
Il nome “mimosa” comparso nel 1925 viene dai fiori della omonima pianta del mimosa, colore giallo brillante.
Mentre la maggior parte dei barman sono concordi che il Mimosa dovrebbe essere servito in una flûte, le proporzioni esatte della bevanda sono dibattute spesso. Alcune ricette richiedono una misura di tre parti di champagne ad una parte di succo di arancia, mentre altre preferiscono metà e metà. Entrambi gli ingredienti dovrebbero essere raffreddati ed alcuni barman inoltre servono il cocktail con alcuni cubetti di ghiaccio. Altri contestano l’uso di ghiaccio poiché il suo sciogliersi diluisce la bevanda. I Mimosa sono serviti generalmente senza guarnizione, ma si può utilizzare un twist d’arancia.
Fonte: aibmproject

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aragosta Homard_à_l'américaine

Aragosta all’americana

Le homard à l’américaine ou homard à l’armoricaine è una specialità gastronomica tradizionale della cucina parigina e della gastronomia francese, a base di aragosta con salsa americana (olio d’oliva, burro, salsa di pomodoro, cipolla, scalogno, aglio, vino bianco, e cognac).
Il critico culinario francese Curnonsky attribuì la creazione di questa ricetta gourmet allo chef francese Pierre Fraysse (originario di Sète in Linguadoca). Egli creò la ricetta “aragosta all’americana” nel 1860. Esisteva già, però, una ricetta simile “aragosta alla Linguadoca servita con salsa americana” o “aragosta di Bonnefoy”, presente fin dal 1853 nel menu del ristorante Bonnefoy. Accadde che la Larousse gastronomique del 1938, dello chef Montagné, pubblicò questa ricetta con il nome “Homard à l’Armoricaine ” per un errore editoriale.

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Per la salsa americana: olio d’oliva, burro, pomodori, carota, cipolla, scalogno, aglio, concentrato di pomodoro, alloro, pepe di Cayenna, limone, prezzemolo, dragoncello e brodo di pesce.

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Ingredienti per 4 persone
  • Aragosta 1 kg (la ricetta è generalmente realizzata con aragosta bretone),
  • 1-2 scalogno,
  • 150 g burro,
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva,
  • 12 bicchiere di Armagnac,
  • 4 pomodori ramati,
  • 1 cucchiaio di prezzemolo,
  • 1 rametto di dragoncello,
  • sale qb,
  • pepe qb,
  • 1 bicchiere di vino bianco.
Preparazione

Dopo aver scottato l’aragosta, privatela delle chele e fatela a pezzi tenendo da parte il grasso e il corallo. Rosolate i pezzi a fuoco vivo, in una riduzione di burro e olio d’oliva.

Quando l’aragosta sarà di un bel colore rosso vivo, togliete il grasso di cottura e mettetelo in un recipiente. Irrorate l’aragosta con l’ Armagnac e datele fuoco (flambè). Mettetela poi in un piatto insieme al sugo rimasto dopo la fiammatura. 

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Nella padella vuota mettete una noce di burro e i grassi messi da parte. Fate rosolare gli scalogni affettati fini, sfumate con il vino bianco e aggiungete i pezzi di aragosta, il sugo della padella, i pomodori schiacciati e il rametto di dragoncello. 

Fate cuocere, a fuoco vivo e con il coperchio, per 15 minuti. Eliminate il dragoncello, sgocciolate i pezzi di aragosta e metteteli sul piatto di portata tenuto al caldo. Riportare a bollore il sugo nella padella e aggiungete il burro con il corallo crudo. Passati due minuti di cottura, versate il sugo sull’aragosta e cospargetela con il prezzemolo.

Servite immediatamente

Buonissimo.it
Vino

Abbinamento cibo/vino: Per accompagnare questa ricetta gourmet condita con cognac, è tradizionalmente consigliato servire un vino bianco di carattere. (leggi qui) oppure Arborea DOC, Sangiovese Rosato.

aragosta Homard_à_l'américaine

Par Arnaud 25 — Travail personnel, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9817657
crespelle spinaci ricotta prosciutto (2)

Crespelle al prosciutto, ricotta e spinaci

Un primo veramente di festa al quale potrete dare una nota personale variando secondo il vostro gusto il ripieno delle crespelle.

Ingredienti per 6 persone

24 crespelle piccole e sottili,

  • Per le crespelle vi servono.
    130 gr. di farina, 2 uova, 2 cucchiai di burro fuso e olio., 5 dl di latte, sale.
  • Per il ripieno
  • 150 gr. di prosciutto crudo o cotto, 500 gr. di ricotta, 150 gr. di parmigiano grattugiato, 300 gr. di spinaci, 2 uova, noce moscata, burro, sale, pepe:
  • Per la besciamella:
    75 gr. di burro, 30 gr. di farina, mezzo litro di latte, 1 bicchiere di panna, 100 gr. di gruviera grattugiato, 2 tuorli.
Preparazione

Dopo aver pulito e lavato  gli spinaci, scottateli in padella. Aggiungete il sale e il pepe, coprite con il coperchio e cuoceteli su fiamma vivace, per 5 minuti circa.

Il ripieno

  • In una casseruola lavorate la ricotta con le uova, il prosciutto tritato finemente, gli spinaci, metà del parmigiano, sale, pepe, noce moscata.

Le crespelle di piccole dimensioni e sottili

  • In una terrina mescolate farina e sale, unite le uova, una alla volta, e mescolate bene fino ad ottenere un impasto liscio. Aggiungete l’olio ed il burro, quindi diluite con il latte. Dovrete ottenere un composto piuttosto fluido. In un padellino mettete pochissimo burro, lasciatelo rosolare poi versate qualche cucchiaiata di pastella e fatela scivolare in modo da coprire tutto il fondo del pentolino. Appena dorate da una parte, girate le crespelle e doratele anche dall’altra. Fate attenzione devono risultare molto sottili.

La besciamella con il gruviera

  • con il burro, la farina ed il latte. Appena pronta, unite il gruviera, i tuorli e diluite con la panna.

Mettete su ogni crespella una parte del ripieno, arrotolatele e disponetele in una pirofila bene imburrata. Versate la besciamella sulle crespelle, spolverizzate col resto del parmigiano e passate al forno.

Servite appena avranno fatto una bella crosticina dorata.

La buona tavola  1982

crespelle spinaci ricotta prosciutto

Raka made crepes with leftover Christmas ham, spinach and gruyere. Simple and delicious! (31936313110).jpg [[File:Raka made crepes with leftover Christmas ham, spinach and gruyere. Simple and delicious! (31936313110).jpg|Raka_made_crepes_with_leftover_Christmas_ham,_spinach_and_gruyere._Simple_and_delicious!_(31936313110)]]Canelons d’un restaurant de l’Arenal, Xàbia.jpg [[File:Canelons d’un restaurant de l’Arenal, Xàbia.jpg|Canelons_d’un_restaurant_de_l’Arenal,_Xàbia]]
Petronilla: Crema di mascarpone semplice...

Petronilla: Crema di mascarpone semplice…

-Inverno-
 
«Se, alla prossima occasione di invitati, voleste presentare un dolce… uno di quei dolci che sono squisiti, lesti a fare e di poca spesa, ve ne insegno oggi uno che però potrete fare solamente qualora nella vostra città, o nel vostro paese, i salumieri vendano il candido mascarpone. È il mascarpone, quella leccornia che si fabbrica con la panna, nei caseifici; che è assai più soda del lattemiele; più dolce d’ogni dolce formaggio; che molti mangiano spolverizzata di zucchero; che costa circa una lira all’etto e che in certi negozi vendono sciolta, in altri raccolta in piccoli involti di garza. Se dunque potete avere mascarpone…
***
In quanti siete in tavola? In sei compreso l’invitato? Ebbene, con un cucchiaio di legno sbattete allora in un insalatiera 3 torli con 3 cucchiai di zucchero; in un altro recipiente montate, sbattendole, le 3 chiare; quando di queste avrete fatto tanta spuma soffice e bianca come la neve, unitela ai torli, mescolate ben bene, aggiungete 3 etti di mascarpone; mescolate di nuovo; versate infine 3 cucchiai di rhum, (direbbe la ricetta, ma… versatene 4 cucchiai, dico invece io, che non amo troppo il dolce e che gradisco invece il sapore di un po’ d’alcool dopo un pranzo). Fatta l’ultima rimescolata, mettete l’insalatiera con la sua crema, fuori della finestra, al freddo; ed ecco così pronto un dolce veramente sopraffino e che non richiede, per essere fatto, un solo centimetro cubo di gas.
Se poi voleste fare, con l’invitato, una figurona… proprio da… sciccone, a quelle fra voi che non hanno ancora la pratica necessaria per presentare bene un pranzo, dirò come io soglio porgere questa mia crema. Preparo, col loro cucchiaino a lato, tante tazzine da tè (quelle delle grandi occasioni) quanti saremo a tavola; sotto il piattino della tazza, ne metto un altro un pochino più grande e possibilmente uguale alla tazza, fra i due piattini stendo un tovagliolino; riempio con la crema le tazze; nel mezzo di ciascuna metto anche di quelle ciliegine sotto spirito, che tengo, sotto chiave, nella credenza e…
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E, se farete altrettanto, vedrete quante richieste vi pioveranno in casa per avere la ricetta della crema che in 10 minuti si fabbrica, col buon mascarpone; e che (se fuori dalla finestra sarà stata ben ghiacciata dall’aria fredda) verrà perfino dichiarata più squisita di uno squisitissimo gelato!»
 Ricette di Petronilla Ed. Olivini 1938

Petronilla, chi era?Petronilla libri

Petronilla: Marene sotto spirito e….

Di kochtopf [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Bignè di Carnevale alla maniera della Petronilla

Bignè di Carnevale alla maniera della Petronilla

«Quando, per l’ultima festicciola carnevalesca dei miei ragazzi, è comparso in sala il mio piattone di rigonfi bignè (o tortelli, come vengono anche chiamati) è scoppiato un sì colossale “Evviva!” che n’è rintronata la casa intiera. Qualora un tale “Evviva!” voleste sentirlo rintronare anche in casa vostra, basterebbe che invitaste, una sera, amici ed amichette dei vostri figlioli; e che durante la giornata…(avendo però molto tempo da dedicare alla cucina, una pazienza da santi e braccia che sappiano rimescolare a lungo senza mai stancarsi) faceste… ciò che quel giorno ho fatto io. Volete?
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Allora, nel pomeriggio di quel giorno, mettete, nella più capace vostra casseruola di rame e di alluminio, gr. 15 di burro, gr. 200 d’acqua, un po’ di gialla scorza di limone grattugiata, un cucchiaio di zucchero, ed un pizzico di sale. Ponete la casseruola al fuoco; quando l’acqua bollirà buttatevi dentro, di colpo, gr. 300 di farina bianca (della più fina) e tolto dal fuoco il recipiente, aggiungete altri 15 gr. di burro; e mescolate; e rimescolate con un cucchiaio di legno e con tutta quella tal pazienza che v’ho detto, fino a che vedrete la pasta bene amalgamata.
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Rimettete allora la casseruola al fuoco; e con l’apposito bastone (come se andaste cuocendo la polenta) mescolate e rimescolate ancora. Dopo 10 minuti, togliete di nuovo dal fuoco la casseruola; lasciate alquanto raffreddare; rimboccatevi le maniche; lavatevi con cura mani ed avambracci; e – dato che la macchina rimescolatrice esiste solo nelle cucine dei pasticceri, non mai nelle nostre – appena il calore della pasta ve lo permetterà, immergetevi la mano destra e rimescolate con la necessaria forza, procurando però che nessun schizzinoso sia lì presso a vedere, a criticare, e ad arricciare il naso. Uno alla volta, rompete poi 5 uova; uno alla volta, versateli nella casseruola (ma non prima però che ciascun uovo non lo vediate tutto ingoiato dalla pasta); e quando questa sarà diventata tutta omogenea, e lucida, e abbastanza molle, scolate quella rimasta aderente alla vostra mano; incoperchiate la casseruola; e mettetela al fresco.
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Al momento opportuno…(pronto il recipiente della pasta a sinistra e disteso un foglio di carta assorbente a destra del fornello) mettete a fuoco una casseruola fonda con olio abbondante; quando l’olio bollirà, abbassate un po’ la fiamma (o allontanate dal fuoco la casseruola); e lasciatevi cader dentro 3 o 4 cucchiaini scarsi di pasta, servendovi di un altro cucchiaino per staccarla. Appena che in quel caldo e in quell’unto i globetti si gonfieranno, ridate gran fuoco e li vedrete, allora, tutti più gonfiarsi, ed indorarsi, e voltarsi, e imbrunirsi e rivoltarsi, e sempre più rigonfiarsi, finchè… li toglierete con lo schiumino (lasciando così libero il posto per la successiva friggitura), li metterete a scolare sulla carta; li disporrete sul piatto, e darete, infine, la generale inzuccherata.
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Soltanto se seguirete a puntino tutte queste complesse istruzioni mie, potrete anche voi, in casa vostra, sentire scoppiare quel tale evviva.

Ricette di Petronilla 1939

La presentazione dei dolcetti fritti
Fritti leggeri e voluminosi come cenci e frappe Si servono in grandi vassoi dove formano una bella cupola. A parte si presenterà altro zucchero vanigliato nello spargizucchero.
Castagnole e frittelline Si servono in vassoi piccoli, coperti con un tovagliolino o un disco di carta pizzettata.
 Enciclopedia della donna 1965
   

Petronilla, chi era?Petronilla libri

  • PETRONILLA: svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»
Ricette di Petronilla per tempi eccezionali
donna marinella carolina

1. Menù per la Festa della Donna

Menù
Aperitivi
Tartine di gamberetti in salsa rosa
Risotto all’arancia e champagne
Gratin di pasta allo zafferano
Salmone in salsa rosa
Vitello in salsa allo zafferano
Insalatona con erbe primaverili e carciofi crudi
Torta mimosa

Aperitivi

tartine gamberetti salsa rosa 2

Riso e champagnesalmone salsa rosa Finnish_summer_food_in_Lohja
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Gratin di pasta allo zafferano
300 gr di fusilli o penne rigate, 300 ml di latte, 40 gr di burro, 20 gr di farina, 1 mozzarella tagliata a dadini, 100 gr di piselli lessati, 1 bustina di zafferano, sale e pepe.
Preparare la besciamella con il latte, il burro e la farina. Una volta pronta, scioglierci la bustina di zafferano. Far cuocere la pasta e scolarla quando è ancora al dente e condirla con la besciamella.
Unire i piselli e la mozzarella a dadini e versare il tutto in una pirofila imburrata. Far gratinare in forno per circa 20 minuti.

Vitello in salsa allo zafferano
700 gr di vitello, 3 cipolle piccole, 70 gr di panna da cucina, 60 gr di burro, 1 bicchiere di latte, 1 bicchiere di vino bianco secco, farina, prezzemolo, 1 bustina di zafferano, sale e pepe.
Tagliare a pezzetti il vitello e passarlo nella farina. Farlo rosolare in padella con 30 gr di burro e 3 cucchiai di olio. Nel frattempo tritare molto finemente le cipolle e farle appassire in un’altra casseruola con il rimanente burro e un cucchiaio d’olio. Unire la carne al soffritto, bagnare con il vino e alzare la fiamma per farlo evaporare. Quando il vino sarà evaporato del tutto, bagnare con un mestolo di acqua bollente. Quando anche l’acqua si sarà asciugata, unire la panna e il bicchiere di latte; cuocere a fuoco moderato per 40 minuti. A cottura ultimata, unire sale, pepe e la bustina di zafferano. Servire il vitello cosparso di prezzemolo.
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Insalatona con erbe primaverili e carciofi cruditorta mimosa

violette candite 2

 

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Vino

Verdicchio di Iesi, Albana di Romagna, Pignoletto dei Colli Bolognesi, Prosecco

donna marinella carolinaBicchieri attrezzatura x bar Servire il Vino ad ogni vino il suo bicchiere Abbinamento cibo-vino

 

2. Menù per la Festa della Donna

Castagnole di Carnevale Petronilla

Favette venete fritte (Castagnole di Carnevale)

Le castagnole favette sono un dolce carnevalesco diffuso in tutta Italia; fa parte della tradizione culinaria ligure, romagnola, marchigiana, laziale, umbra meridionale (con la variante detta “strufoli di carnevale” nell’Umbria settentrionale), abruzzese, veneta, lombarda.

La ricetta delle castagnole è molto antica: nell’archivio di stato di Viterbo si è trovato un volume manoscritto del Settecento in cui sono descritte ben quattro ricette di castagnole, di cui una prevede la cottura al forno, che quindi non è stata adottata recentemente nell’intento di rendere il dolce più leggero, come spesso si crede.

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 “Cucinario di una vecchia famiglia nobiliare”
Menù per festività e ricorrenze con oltre 350 ricette raccolti in un cucinario di una vecchia famiglia nobiliare romagnola che il rampollo Giovanni Manzoni ha svelato in questo libro ricco di suggerimenti e leccornie. Tra le ricette più selezionate ben otto modi di fare i cappelletti romagnoli ed altrettanti per i tortellini bolognesi con tanto di brodo doc per palati fini. Da citare la polenta alla Manzoni che riporta gli antichi sapori nostrani, poi per sbizzarrirsi si può provare a cucinare altre ricette che si adattano a qualsiasi piatto ed accostamento di cibi. Lugo di Romagna 1985.

Le castagnole sono una ricetta della tradizione di varie regioni d’Italia tra cui il Veneto. Vengono chiamate anche fave o favette visto la loro forma rotondeggiante e di piccole dimensioni.

Favette (o castagnole) fritte 

Fare tanti bastoncini grossi un dito con la pasta in uso per fare i biscotti. Tagliare i bastoncini in tanti pezzettini lunghi due centimetri circa, friggerli in grasso o olio bollenti. Una volta cotti, spolverarli con zucchero.

Potete bagnarle con liquore Alkermes

castagnole

Ricetta tipica veneta di Trevisotoday.it

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Ammorbidite 100 gr. di burro e mescolate con 80 gr. di zucchero, 3 uova, mezzo chilo di farina 00, la buccia grattugiata di un limone, un pizzico di sale, un cucchiaio abbondante di lievito vanigliato.

Lavorate l’impasto, scaldate abbondante olio per frittura, quindi formate delle palline della dimensione di una noce e friggetele finché risultino ben dorate. Asciugate sulla carta da cucina e spolverate con zucchero. Per verificare che le castagnole siano ben cotte anche all’interno, pungetele con uno stecchino: se questo uscirà asciutto, le castagnole saranno pronte.

Servitele spolverate di zucchero a velo e accompagnate da crema pasticciera  o da cioccolato. Un vino passito sarà un abbinamento assai goloso.

Castagnole di Carnevale alla maniera di Petronilla

Castagnole farcite di Carnevale

2014

Il Matrimonio – Galateo di Donna Letizia

 Danila e Ludovic, Panarea (Me) 2014
Le cerimonie
PARTECIPAZIONI

Il matrimonio si partecipa in tre modi:

  1. Telefonando ad amici, parenti e intimi se è una cerimonia riservatissima;
  2. Spedizione delle partecipazioni da tre settimane 15 giorni prima delle nozze:
  3. Spedizione delle partecipazioni a nozze avvenute.
BOMBONIERE

Vanno spedite una decina di giorni dopo le nozze indistintamente a tutti coloro che hanno fatto regalo. Si scelgono due tipi di bomboniere: un tipo per gli amici e parenti, e un tipo più di lusso per i testimoni. Ci si rivolge a negozi specializzati che si incaricano oltre che della spedizione, anche del biglietto con i nomi degli sposi da inserire nel sacchetto del confetti, della confezione, e delle varie qualità di confetti. Quanto alle bomboniere, ve ne sono di classiche, e di fantasiose: piattini portacenere, scatoline da pillole, cucchiai da zuccheriera o da sale, bicchieri, ecc. Non fate una graduatoria di bomboniere di prezzo più o meno elevato proporzionale regalo ricevuto. Potrebbe accadervi che un’amica in casa di una conoscente comune, scoprisse di essere stata trattata con meno riguardo di lei, e ne deducesse che il suo regalo non è stato apprezzato. Vi sono persone a cui la bomboniera va data ugualmente anche se non hanno fatto regali: tra queste si devono includere la domestica, la portinaia (importante caposaldo delle pubbliche relazioni presenti e future!), i fornitori più consueti, la sartina di casa, ecc.

 ABBIGLIAMENTO

Se lo sposo è tight o in uniforme, la sposa sarà in abito lungo bianco, con strascico: anche testimoni e i padri saranno obbligatoriamente in tight, mentre gli nvitati saranno in completo blu o grigio. Si Se lo sposo è in abito grigio scuro o blu, la sposa in abito corto bianco o in tinta. Potrà, volendo, indossare l’abito lungo (purché non troppo sontuoso), vista la maggiore elasticità che oggi il galateo consente in tutte le sue applicazioni. Quanto alle signore presenti avranno un abito molto elegante, adatto ovviamente alla stagione. Come regola tassativa ai matrimoni non ci si veste mai di nero, nemmeno se si è in lutto. Sconsigliabile le toilettes stravaganti scollate, i cappelli possono essere originali: piume, penne, fiori, qualsiasi foggia… purché non ridicola (il passo, tra originalità e ridicolo, ahimè è assai breve).

 LA SCELTA DELLA MUSICA

Oltre alla solita marcia nuziale del Lohengrin o di Mendelssohn che si suona sempre in occasione di matrimoni, si può scegliere qualche altro pezzo celebre come l’Ave Maria di Schubert o di Gounod o il “largo” di Haendel; oppure consigliatevi con l’organista stesso, qualche giorno prima del matrimonio. Questi potrà proporvi altri pezzi altrettanto belli e suggestivi di autori famosi: Bach, Vivaldi, Frescobaldi, Beethoven, Mozart, Schumann, ecc .

 DOPO LA CERIMONIA

Se ricevimento si svolge in casa, la sposa si toglierà il velo, e si cambierà solo prima di partire.
Se il rinfresco si svolge in un albergo sarà bene che gli sposi vi fissino una camera dove cambiarsi prima di partire (e dove saranno già state collocate le valigie per il viaggio di nozze). Se il velo è corto, e non ingombrante, la sposa potrà tenerlo in testa, altrimenti lo toglierà prima di entrare nel salone. Prima del rinfresco la sposa, aiutata dalla madre o dalla madrina, distribuirà alle amiche nubili i fiori del bouquets.
All’uscita degli sposi dalla Chiesa si potrà, volendo, lanciare del riso secondo l’uso americano. O addirittura attaccare alla macchina nastri e pentoline e il cartello tradizionale con la scritta “oggi sposi”. Si intende che queste manifestazioni irruenti sono tipiche dei matrimoni un po’ allegri, fatti in campagna e non delle cerimonie cittadine più solenni e compassate.

LE FOTOGRAFIE

In genere appena affisse le pubblicazioni riceverete telefonate di fotografi specializzati che si offrono per la cerimonia: o riceverete opuscoli che vi invitano a prendere contatti e accordi per le fotografie. Conviene sempre chiedere un preventivo, prima di accordarsi con uno o due fotografi, che scatteranno fotografie durante la cerimonia, all’uscita della chiesa, e durante il rinfresco.

LE SPESE DEL MATRIMONIO

In genere alla sposa si addebitano le spese della Chiesa, degli addobbi e dei fiori, del fotografo, del rinfresco, delle bomboniere delle partecipazioni. Però ognuno si regola secondo il buon senso: se lo sposo è facoltoso e la sposa in condizioni modeste, le spese saranno tutte a carico di lui; oppure se gli sposi lavorano tutti e due, le spese potranno essere divise in parti uguali o da stabilirsi.
Non dimenticate di fare una lista degli invitati, nessuno escluso, e di stabilire quanti invitati saranno eventualmente a carico dello sposo e quanti a carico della sposa. Gli invitati “importanti” non vanno trascurati, non devono esserci degli esclusi: se invitate il capufficio non dimenticate il vicedirettore “tutt’al più non accetterà e manderà dei fiori!). Tuttavia non insistete mai perché un superiore assista alla cerimonia e partecipi al rinfresco.

Come si mangiano i cibi, Prima parte Galateo 1 of 6    1  2   3 … 6 

1963

1963

Menù di un matrimonio degli anni 70

1978

2012

2012

Clicca sulle immagini per vederle ingrandite

Bomboniere e Confetti

Galateo: Il viaggio di nozze

 

insalata americana sette strati

Insalata Americana

Insalata a sette strati
Tempi di preparazione: 15 minuti
Insalata all’americana .1

Insalata a sette strati è un piatto americano che include una combinazione colorata di sette strati di ingredienti: lattuga iceberg, pomodori, cetrioli, cipolle, piselli dolci, uova sode, formaggio cheddar piccante e pezzi di bacon. L’insalata è condita con maionese e una salsa a base di panna acida.

Vikimedia Commons
Insalata all’americana .2
Dosi per 4 persone
1 barattolo di piselli, 1 vasetto di sottaceti, 1 pacchetto di sottilette, olive farcite, pezzetti di uovo sodo, olio evo. E’ un’insalata velocissima da presentarsi: in coppa, come antipasto improvvisato. con riso in bianco, all’americana. In zuppiera come insalata. Nelle lunette o nelle vaschette a conchiglia, come entremet. Aprite il barattolo di piselli, scolatelo e lavate bene i piselli sotto acqua corrente. Unitevi i sottaceti e le olive farcite. Tagliate a dadi le sottilette e a pezzetti le uova. Mescolate tutto insieme e condite con olio. Assaggiate e, solo se occorre, aggiungete sale e pepe.

“La buona tavola” 1967
Insalata all’americana .3

.«Pomodori a polpa soda, pelati, tagliati a fette sottili, privati dei semi; ananas a fettine; spicchi di arancia pelati a vivo; banane a rondelle. Disporre tutti questi ingredienti, intercambiandoli, su un mezzo cuore di lattuga romana. Servire a parte una salsa di maionese leggera. Io ritengo che a questo genere d’insalata sarebbe più adatta una salsa di panna con aggiunto il succo d’arancia e di limone e condita con una punta di sale e un pizzico di zucchero»

A. Escoffier: La grande cucina francese
Ricette

verdure insalataInsalata di farro e tonno per la pausa pranzo

 

 

Insalatona con erbe primaverili e carciofi crudi

insalata nizzarda Nizza-Salat_an_der_F_Mittelmeerküste

 
Apicio: insalata - Verdure in insalata

La cucina francese

LIBRI Escoffier-Ma_cuisine Il grande libro della cucina francese 19341 of 4 – 1   2   3    4   

insalata  Americana Seven layer salad.jpg [[File:Seven layer salad.jpg|Seven_layer_salad]]
il-baccala-mantecato-alla-veneziana-della-pet-R-f_NtKN - Copia

Ricettari di ieri

APICIO antica roma libriAPICIO *De re coquinaria*: raccolta di ricette dell’antica Roma MARCO GAVIUS APICIUS (Marco Gavio Apicio) Nacque intorno al 25 A.C. e morì suicida verso la fine del regno di Tiberio. Fu considerato il più grande gastronomo della Roma del basso Impero. Era in grado di preparare sontuosi banchetti e, quando rimase con gli ultimi 10 milioni di sesterzi, si uccise per il timore di non poterne allestire più. Passò alla storia per li suoi piatti fantasiosi: manicaretti a base di talloni di cammello, intingoli di creste tagliate a volatili vivi, triglie fatte morire nel garum della migliore qualità, oche ingrassate nei fichi secchi e ingozzate con mulsum, lingue di usignoli, di pavoni e di fenicotteri. Intorno al 230 D.C. un cuoco di nome Celio compilò una raccolta di ricette in dieci libri, il De re coquinaria (L’ arte culinaria), attribuendola ad Apicio.

maestro martinoMAESTRO MARTINO da Como, Martino de’ Rossi o Martino de Rubeis, detto Maestro Martino (Torre, verso il 1430 – Milano o Roma, fine del XV secolo) è stato un cuoco e gastronomo italiano. Fu il più importante cuoco europeo del secolo XV: a lui si deve la stesura del Libro de Arte Coquinaria, considerato un caposaldo della letteratura gastronomica italiana che testimonia il passaggio dalla cucina medievale a quella rinascimentale.

Georges Auguste Escoffier (1846-1935)LIBRI Escoffier-Ma_cuisine Il grande libro della cucina francese 1934

Escoffier fu autore di ricette conosciute in tutto il mondo, fra cui la celeberrima Pesca Melba, dedicata alla famosissima cantante lirica australiana Nellie Melba.
Autore di tante pubblicazioni, tradotte in diverse lingue, come ad esempio: “Le Guide Culinaire” (1903), “Le Livre des Menus” (1912), “Ma Cuisine” (1934), Escoffier fu anche filantropo, promuovendo diverse inizlative, fra cui l’assistenza a vecchi cuochi in pensione.
Escoffier morì a Monte Carlo il 12/3/1935, due settimane dopo la scomparsa di sua moglie e compagna di una vita: Delphine Jaffis.
Ancora oggi maestro indiscusso, Escoffier, ebbe tanti riconoscimenti anche in vita, fra cui la nomina di Cavaliere della Legione d’Onore da parte del Governo Francese.
Ma probabilmente nessuna parola può essere più efficace di quelle dell’Imperatore di Germania Guglielmo II: “lo sono l’Imperatore di Germania, ma tu sei l’ imperatore degli Chef”. Apprendista di cucina a 13 anni, proprietario del suo primo ristorante a 30 anni, Escoffier fondò nel 1884 la rivista “L’Art Culinaire”, collaborò a lungo con Ritz, fu efficientissimo organizzatore di servizi di ristorazione di alberghi e compagnie di navigazione, autore, nel 1903, della famosissima e ancor oggi ristampata Guide Culinaire. Escoffier, “Cuoco dei re e re dei cuochi” fu un creativo e un innovatore, grande propugnatore della cucina francese nel mondo e autore di ricette ancor oggi conosciute, sosteneva che l’arte culinaria dovesse essere praticata con semplicità, valorizzando sapore e nutrimento dei cibi.

cucinario dei nobili“Cucinario di una vecchia famiglia nobiliare dei primi del 900”: Menù per festività e ricorrenze con oltre 350 ricette raccolti in un cucinario di una vecchia famiglia nobiliare romagnola che il rampollo Giovanni Manzoni ha svelato in questo libro ricco di suggerimenti e leccornie. Tra le ricette più selezionate ben otto modi di fare i cappelletti romagnoli ed altrettanti per i tortellini bolognesi con tanto di brodo doc per palati fini. Da citare la polenta alla Manzoni che riporta gli antichi sapori nostrani, poi per sbizzarrirsi si può provare a cucinare altre ricette che si adattano a qualsiasi piatto ed accostamento di cibi.

Artusi: Giugno - Nota pranzo IPellegrino Artusi (1820-19119) La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” Il Risorgimento della cucina italiana. Il 2011 è  l’anno dei 150 anni dall’Unità d’Italia ma anche dei 100 anni dalla morte di Artusi. E’, quindi, un’occasione per ricordare il contributo di Pellegrino Artusi alla formazione di un’identità nazionale basata anche sulla varietà che si ritrova in una tavola imbandita, Pellegrino Artusi Forlimpopoli 4 agosto 1820 – Firenze 30 marzo 1911, fu critico letterario, scrittore e gastronomo. Scrisse “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” che costituì un vero e proprio spartiacque nella cultura gastronomica dell’epoca. All’Artusi va il merito di aver dato dignità a quel “mosaico” di tradizioni regionali, di averlo per la prima volta pienamente valorizzato ai fini di una tradizione gastronomica “nazionale”.

 Petronilla (1872-1947) svolse un ruolo importante negli anni delle ristrettezze economiche dovute alla guerra. Di fronte alla drastica riduzione dei beni alimentari disponibili, proponeva i suoi suggerimenti «sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero; spendendo pochetto ma….nutrendo bastevolmente»

Petronilla libriPetronilla libriPetronilla libriRicette della Petronilla libri

MESI secondo ALMANACCO DELLA CUCINA anno 1935libri enciclopedia_donnaGalateo: Il Grande libro della casa Donna Letizia 1967

 

 

 

 

La pastasciutta 1974 di Aldo Fabrizila pastasciutta A Fabrizi 1974 libri (1905 -1990) è stato un attore, sceneggiatore, regista e poeta italiano. Di umile famiglila (la madre gestiva un banco di frutta e verdura a Campo de’ Fiori) a undici anni rimase orfano del padre Giuseppe, morto in un grave incidente. Costretto ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, che comprendeva anche cinque sorelle – tra le quali Elena Fabrizi (1915-1993), in seguito soprannominata sora Lella – si adattò a fare i lavori più disparati. Appassionato di gastronomia amava in modo particolare cucinare la pasta e, sulla pasta e le sue tante e diverse ricette, scrisse anche alcune  poesie in dialetto romanesco.

ricettario tedesco "So schmeckt's besser" Heimeran Verlag 1970 Siemens libriInsalatona con erbe primaverili e carciofi crudi

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